Ecco l’identikit del navigator. Quali i requisiti richiesti?

Insieme al reddito di cittadinanza arriveranno anche i navigator, i tutor assunti allo scopo di aiutare chi percepisce il sussidio a trovare lavoro. Si tratta delle figure chiave attorno a cui ruotano i centri per l’impiego. E rappresentano un esercito di 10 mila professionisti che l’Anpal, l’Agenzia nazionale per il lavoro, conta di assumere a breve, con contratti di collaborazione di due anni.

Ma come si diventa navigator, e quanto si guadagnerà? Innanzitutto servirà la laurea, in particolare una laurea magistrale in Economia, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze politiche, Psicologia o Scienze della formazione. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, la loro retribuzione dovrebbe oscillare intorno ai 30mila euro annui, cioè circa 1.700/1.800 euro netti al mese, contributi esclusi.

Previsto un periodo di formazione sul campo di 6/8 mesi

La selezione dei futuri navigator avverrà per titoli e colloqui, e l’Agenzia conta di assumerne 6mila già entro maggio. A breve dovrebbe essere pubblicata una call (una chiamata pubblica) sul sito dell’Anpal con un avviso di 15 giorni per le domande. Il governo si aspetta di ricevere tra le 50mila e le 60mila candidature. E se l’esperienza costituirà titolo preferenziale dopo l’assunzione è previsto comunque un periodo di formazione sul campo della durata di 6/8 mesi.

Competenze specifiche per operare sul mercato del lavoro italiano

Ma qual è l’identikit del navigator? Il nuovo presidente di Anpal indicato dal governo, il professor Domenico Parisi, ha chiesto ad Anpal Servizi di individuare le competenze specifiche che deve avere il navigator per operare sul mercato del lavoro italiano, dalla legislazione alle regole fino alla capacità di incrociare domanda e offerta di lavoro.

“Ho incontrato il professor Parisi – spiega ad Adnkronos/Labitalia Maurizio Del Conte, presidente uscente di Anpal – sto cercando di dargli tutto il supporto per metterlo al corrente della complessità del sistema e quindi consentirgli di lavorare al meglio quando prenderà l’incarico”.

“Faremo riferimento alle caratteristiche degli operatori dei centri per l’impiego più esperti”

“Naturalmente – continua Del Conte – faremo riferimento a quelle che sono le caratteristiche degli operatori dei centri per l’impiego più esperti, con più capacità”. In sintesi, il navigator deve conoscere le regole, ovvero benefici, incentivi e sussidi di disoccupazione, e le varie differenze messe in campo a livello regionale e territoriale. Deve inoltre avere conoscenza tecnica e giuridica precisa, capacità di orientatore, e valutatore le competenze professionali di chi si presenta allo sportello, in modo tale da realizzare un bilancio delle competenze del disoccupato. Deve poi essere capace di comprendere come si muove il mercato a livello territoriale, per essere in grado di incrociare domanda e offerta di lavoro, le imprese con i beneficiari del redito di cittadinanza.

Rc Auto, nel 2019 sarà più cara. Ma non per tutti

Quasi 1,2 milioni di automobilisti italiani nel 2019 vedranno aumentare la classe di merito della propria Rc auto: si tratta di coloro che nel 2018 hanno denunciato un sinistro con colpa. In termini percentuali un numero pari al 3,83% di un campione di 500mila preventivi di rinnovo Rc Auto raccolti tramite le pagine di Facile.it. Insieme alla classe di merito, questi automobilisti vedranno però aumentare anche il costo dell’assicurazione stessa. La buona notizia è che il dato è in diminuzione di quasi il 10% rispetto all’anno precedente, quando ad aver denunciato sinistri con colpa erano stati il 4,22% degli automobilisti alle prese con il rinnovo della polizza.

Una voce di spesa che incide sulle famiglie

Nonostante il calo delle tariffe registrato nel secondo semestre del 2018 a dicembre dello stesso anno il premio medio è nuovamente aumentato toccando i 580,67 euro, valore superiore del 3,16% rispetto allo stesso mese del 2017.

“Secondo l’indagine che abbiamo commissionato all’istituto di ricerca mUp Research – spiega Diego Palano, responsabile Assicurazioni di Facile.it – lo scorso anno l’Rc Auto è stata una delle voci di spesa che ha inciso di più, almeno psicologicamente, sul bilancio delle famiglie, ed è quella sulla quale anche nel 2019 si cercherà di risparmiare maggiormente”.

Donne e pensionati pagheranno di più

Ma qual è il profilo degli automobilisti che nel 2019 sborseranno più denaro all’assicurazione? Se i pensionati sembrano essere gli automobilisti meno prudenti (4,46%) fra le donne la percentuale è più alta (4,33%) rispetto agli uomini (3,55%). L’età media del conducente a cui aumenterà il premio è di 46 anni, e i giovani neopatentati (tra 18 e 20 anni) in percentuale hanno denunciato meno incidenti rispetto alla media nazionale: solo il 2,03 %. Forse per maggiore insicurezza al volante. Quanto alle professioni, impiegati (4,26%), insegnanti (4,21%), e personale medico (4,18%) segnano valori sopra la media nazionale. Nessuna sorpresa per i più virtuosi. Stabili nelle prime posizioni gli ecclesiastici (2,23%) e le forze armate (2,49%).

Liguria, Lazio e Marche le regioni meno virtuose

A livello geografico la regione di automobilisti meno virtuosi è la Liguria (5,09%), seguita da Lazio (4,95%), Marche (4,87%) e Toscana (4,87%). In senso opposto, la classifica segna i valori più bassi in Molise (1,13%), Calabria (1,52%) e Basilicata (1,53%).

Rispetto alla classifica del 2018 tutte le regioni hanno registrato valori in calo, a eccezione della Valle d’Aosta dove la percentuale è passata dal 2,70% al 3,23%. In ogni caso, le aree del Paese dove le percentuali sono calate maggiormente sono l’Umbria (dal 6,22% al 4,53%), la Basilicata (da 2,76% a 1,53%) e il Friuli-Venezia Giulia (da 4,39% a 3,32%).

Scoperte due app fitness che fanno dimagrire anche il portafogli

Due app per allenarsi che però alleggeriscono anche il conto in banca: si tratta di Fitness Balance e Calories Tracker. Precedentemente disponibili su App Store, a prima vista le due app sembrano assistere gli utenti di iPhone e iPad nel monitoraggio del fitness, ma in realtà rubano soldi tramite un meccanismo di pagamento ingannevole, attivato mentre le vittime eseguono la scansione delle impronte digitali.

Da anni ormai sui negozi online sono presenti applicazioni che promettono di assistere gli utenti sulla strada di uno stile di vita più sano, ad esempio tenendo traccia dei km percorsi durante l’allenamento, o monitorando l’apporto calorico giornaliero. O ancora, ricordando di bere più acqua. A volte però queste app che aiutano a conquistare una forma perfetta nascondono alcune insidie.

139.99 euro per monitorare il fitness

A riportarlo è la società di sicurezza Eset, secondo la quale “dopo che l’ignaro utente ha avviato per la prima volta una delle app sopra menzionate viene richiesta una scansione delle impronte digitali per usufruire dei servizi di monitoraggio del fitness. Solo pochi istanti dopo la scansione delle impronte digitali, le app visualizzano un pop-up che mostra un pagamento ingannevole pari a 99.99, 119.99 dollari o 139.99 euro”.

Questo pop-up, spiega la società in una nota, “è visibile solo per poco, circa un secondo, ma se l’utente ha una carta di credito o di debito direttamente connessa al proprio account Apple, la transazione viene considerata verificata e il denaro è trasferito automaticamente al cyber criminale dietro questa truffa”.

False valutazioni a 5 stelle per Fitness Balance

Se gli utenti rifiutano di effettuare la scansione delle impronte, aggiunge ancora Eset, “viene visualizzato un altro pop-up che chiede di toccare un pulsante ‘Continua’ per poter utilizzare l’app. In questo modo l’app tenta di ripetere la dubbia procedura di pagamento”.

Nonostante la sua natura malevola, riporta askanews da Cyber Affairs, l’app Fitness Balance ha ricevuto numerose valutazioni a 5 stelle, ottenendo una valutazione media di 4,3 stelle, e registrando almeno 18 recensioni per lo più positive. Questo, secondo la società di sicurezza, “conferma che pubblicare recensioni false è una tecnica ben nota utilizzata dagli scammer per migliorare la reputazione delle loro app”.

Rimosse da App Store

Le vittime, conclude la nota di Eset, “hanno già segnalato entrambe queste app ad Apple, che ha portato alla loro rimozione dall’App Store. Gli utenti hanno persino provato a contattare direttamente lo sviluppatore di Fitness Balance, ricevendo solo una risposta generica con una promessa di correzione dei ‘problemi’ segnalati nella versione 1.1 dell’applicazione”.

Italia generosa: tra le 5 nazioni Ue più attive in filantropia

L’Italia si colloca, forse un po’ a sorpresa, nella classifica delle 5 nazioni più generose. Già, perché il nostro Paese riconosce circa un miliardo di euro in donazioni. Questa nuova, inaspettata qualità è emersa dal VI Philanthropy Day promosso da Fondazione Lang Italia, un’occasione di confronto con 200 fondazioni che si è tenuta recentemente a Milano.

Esiste un indice di generosità mondiale

A dirla tutta, il nostro paese si colloca all’84esima posizione nella classifica generale dell’ultimo World Giving Index (2017), Indice di generosità mondiale elaborato da Charities Aid Foundation analizzando i dati di 139 paesi. Però, è qui arrivano le belle notizie, l’Italia nella graduatoria dedicata della propensione al dono sale di molto, arrivando a ricoprire la 54esima posizione. Una tendenza confermata anche dall’ultima stima dell’ENROP (European Research Network on Philanthropy), che oltre a vedere l’Italia al secondo posto in Europa per donazioni da individui, con 7,2 miliardi di elargizioni (dopo UK, con 16,4), la posiziona nella top five dei Paesi in cui le imprese erogano più risorse con finalità filantropiche, con 1 miliardo di donazioni complessive, dopo Germania (11,2), Francia (2,8), UK (2,7) e Paesi Bassi (1,4).

Filantropia per una welfare society

Soprattuto da parte delle imprese, la filantropia può rivestire un ruolo fondamentale nella creazione di una welfare society. Spiega Tiziano Tazzi, presidente di Fondazione Lang Italia: “Ci si concentra sopratutto sulla cosiddetta filantropia strategica, vero e proprio motore di miglioramento sociale che supera il “modello bancomat” a sostegno di singoli progetti puntando invece su interventi più strutturati, a lungo termine e sull’empowerment delle competenze di promotori e beneficiari. Questo con il duplice obiettivo di aumentare l’impatto di ogni azione e di rendere i risultati sostenibili e misurabili”.

Le fondazioni le più attive

Tra i maggiori protagonisti della filantropia strategica in Italia ci sono le fondazioni, soprattutto quelle d’impresa. Queste ultime in particolare, pur essendo appena 150 su un totale di 6.451, da sole erogano ogni anno circa 200 milioni per realizzare interventi filantropici di innovazione sociale. Secondo i dati più recenti (INSEAD 2016) in Italia le fondazioni corporate hanno gestito in autonoma il 37% dei progetti filantropici. Le principali aree di intervento a livello nazionale ed europeo (Cecp – Committee Encouraging Corporate Philanthropy) sono quelle della salute (26%) e dell’istruzione, specialmente per la fascia d’età inferiore ai 12 anni (16%). In Europa la filantropia per interventi di pubblica utilità muove complessivamente circa 60 miliardi di euro l’anno da oltre 140.000 tra donatori e fondazioni.

Le aziende richiedono capacità 4.0, soprattutto per la gestione dei dati

Le aziende si attrezzano per affrontare i cambiamenti della quarta rivoluzione industriale, e ai neoassunti chiedono di saper gestire e applicare le tecnologie 4.0: nel 2017 un’assunzione su 3 ha infatti richiesto al candidato capacità digitali. Allo stesso tempo però le aziende puntano anche ad aumentare le conoscenze 4.0 delle risorse umane già presenti, e si stanno organizzando per sviluppare corsi di formazione specifici. Tanto che il 30% delle imprese ha già svolto, o intende avviare nei prossimi 12 mesi, percorsi di formazione interni all’azienda. Ovviamente su temi relativi all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Questo è quanto emerge dai test di autovalutazione sulla maturità digitale di oltre 2.800 imprese.

Formazione su big data, analytics e cloud

I dati dei test, effettuati sul portale delle Camere di commercio, sono stati elaborati da Unioncamere tramite il sistema informativo Excelsior. Secondo le rilevazioni, lo scorso anno il 34,2% di oltre 4 milioni di ricerche di personale programmate si è indirizzata verso profili professionali con competenze 4.0. E le aziende che hanno già avviato percorsi formativi interni, riporta Ansa, si sono concentrate principalmente sulle tecnologie per la gestione dei dati. Nel 54 % dei casi i corsi infatti hanno riguardato soprattutto big data, analytics, cloud, mentre solo il 21 % dei casi ha attuato formazione su tecnologie hardware, come la robotica o la stampa 3.D.

Abilità digitali di base richieste al 57,7% dei profili in entrata

Oltre alle competenze 4.0 ai candidati le aziende richiedono innanzitutto le capacità informatiche di base, ritenute caratteristiche ormai imprescindibili per affrontare i cambiamenti prospettati dalla digital transformation, Nel 2017 la competenza che ha registrato la maggiore frequenza di richiesta riguardava proprio l’utilizzo delle tecnologie internet e la gestione degli strumenti di comunicazione visiva e multimediale, pretese dal 57,7% dei profili in entrata. Il 50,9% delle aziende chiede inoltre ai neoassunti la capacità di utilizzare linguaggi matematici e informatici per organizzare e valutare informazioni qualitative e quantitative.

Quasi 33 milioni di euro in voucher per le Pmi 4.0

“Le tecnologie sono un fattore strategico per la crescita, soprattutto delle piccole imprese, ma è importante agire rapidamente”, afferma il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli. Per questo motivo le Camere di commercio, insieme a i Pid (la rete dei punti di impresa digitale realizzata all’interno del Network impresa 4.0), hanno già coinvolto più di 10 mila aziende italiane con eventi informativi e self-assessment. E hanno stanziato quasi 33 milioni di euro in voucher, destinati al processo di “trasfomazione digitale” delle Pmi.

“In prospettiva – aggiunge Tripoli – entro il 2019 contiamo di raggiungere altre 20 mila imprese, e mettere a disposizione ulteriori 12 milioni di euro”.

Distributore d’acqua per ufficio IWM | Qualità e convenienza

Offrire a tutti i dipendenti la possibilità di poter bere liberamente durante l’orario di lavoro, è un gesto che mostra vicinanza da parte dell’azienda e voglia di offrire ai lavoratori tutte le soluzioni in grado di determinare un certo livello di benessere all’interno dell’ambiente di lavoro. Se fino a ieri si utilizzava la classica acqua dei boccioni per consentire a tutti di potersi dissetare, oggi si preferisce individuare soluzioni più pratiche e che consentano di usufruire di costi di gestione più bassi, con particolare riferimento al prezzo al litro proposto, e certamente una maggiore facilità di accesso all’acqua considerando che i boccioni sono pensanti ed ingombranti. L’alternativa efficace e conveniente è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio IWM, che offre ai dipendenti la possibilità di poter bere liberamente scegliendo tra acqua liscia, gasata, fredda o calda a proprio piacimento, con del ghiaccio se lo si preferisce.

Il vantaggio per le aziende nell’utilizzare questo impianto di ultima generazione risiede sicuramente nella comodità di accesso all’acqua rispetto i pesanti ed ingombranti boccioni, ma anche costi di approvvigionamento più bassi considerando che i dispenser IWM prelevano direttamente l’acqua della rete, la quale ha notoriamente un costo più basso. Questa viene filtrata e trattata così da eliminare ogni tipo di impurità, e consentire a tutti di bere un’acqua perfettamente bilanciata e personalizzata in base ai propri gusti. Parliamo dunque di un impianto in grado di coniugare convenienza, qualità e facilità di utilizzo, ragion per cui è oggi sempre più adottato all’interno di uffici e aziende di ogni tipo. I gestori dell’area in cui l’impianto viene collocato non dovranno farsi carico di alcuna opera di manutenzione perché saranno gli stessi tecnici IWM ad apportare gli interventi di controllo necessari nel corso dell’anno, così da garantire sempre la massima efficienza dell’impianto.

Roma regina dell’estate, ad agosto 2018 oltre 1 milione di arrivi

Ad agosto Roma supera il milione di visitatori, e taglia il traguardo con 1.018.288 arrivi e 2.577.8003 presenze. Una crescita, rispettivamente, del +3,45% e del +3,25% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Di cui significativa è l’incidenza dei visitatori stranieri: secondo dati Ebtl, Ente Bilaterale Territoriale Turismo Regione Lazio, gli arrivi stranieri sono stati 815.332 e 2.116.040 le presenze.

“Nel solo mese di agosto il tasso d’internazionalizzazione della domanda turistica capitolina è schizzato all’82,09% – dichiara Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale -. Stiamo polarizzando sempre più visitatori provenienti da mercati emergenti, in particolar modo dalla Cina”, entrata ufficialmente nella top ten dei turisti stranieri a Roma.

A settembre-ottobre più turisti cinesi

Secondo le prenotazioni effettuate nelle strutture alberghiere della capitale nei mesi di settembre-ottobre i cinesi a Roma aumenteranno del 4% (arrivi) e del 5% in termini di presenze. Entro il 2020 la Cina sarà il Paese con il maggior numero di turisti all’estero. “Noi vogliamo che scelgano noi – sostiene Cafarotti -. In tal senso, lavoriamo a stretto contatto con l’Aeroporto di Fiumicino, gatheway europeo per la Cina, con le Associazioni di settore e con i nostri professionisti di filiera”.

Non meno importante la nuova sinergia stabilita con il Programma europeo International Urban Cooperation, che vedrà Roma e tre città cinesi impegnate nello scambio integrato su temi di smart city, mobilità, efficienza energetica, sviluppo e turismo.

La performance migliore la stabilisce il lusso

Trend positivo anche per la fascia del lusso, che rispetto al mese di agosto 2017 registra un aumento del 4,68% (arrivi), e del 4,64% in fatto di presenze. Di gran lunga la miglior performance di settore, riferisce Askanews.

Più turisti a Roma, quindi, e anche di qualità. “Stiamo modellando la nostra offerta in base all’analisi dei flussi e al target di visitatori che si va delineando nella capitale – spiega ancora Cafarotti -. Il viaggio a Roma è esperienziale, può essere ritagliato su misura a seconda delle diverse esigenze di ognuno. Di qui, i nostri percorsi dell’arte, del gusto, della moda, del verde o semplicemente la nostra Roma per famiglie”.

La Capitale traina il comparto a livello nazionale

“Di qui, soprattutto, la nostra attenzione alla specializzazione della filiera dell’accoglienza e alla cura degli itinerari proposti – puntualizza l’Assessore -. Perché la capitale, regina delle città d’arte e traino di comparto anche nazionale, fa da apripista alla valorizzazione di tutto il territorio circostante. Sempre più visitatori, giunti a Roma, colgono l’occasione di visitare altri luoghi del Lazio – afferma Cafarotti -. Il nostro impegno in questo è totale, certi che la messa a sistema di mezzi, strategie e risorse, resti il modo più efficace per valorizzarle tutte”.

Sprecare meno, la parola d’ordine degli italiani in casa

Un approccio virtuoso ed ecosostenibile verso la propria abitazione permette di tutelare l’ambiente, ma anche di ottenere un risparmio economico  significativo. Gli italiani l’hanno capito, tanto che l’82% dei nostri connazionali dichiara di seguire un comportamento attento alla sostenibilità ambientale all’interno delle proprie mura domestiche. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia. Gli italiani sono sempre più consapevoli, al punto che più di uno su tre (39%) si dice persino disposto a investire in interventi edilizi per riqualificare la propria abitazione e renderla così più efficiente.

Spegnere le luci quando non si è in casa e utilizzare lampadine a Led

Tuttavia, per limitare gli sprechi e gestire al meglio i consumi, oltre ai veri e propri lavori di ristrutturazione si possono anche adottare piccoli accorgimenti e attenzioni nei gesti di tutti i giorni, riporta Adnkronos. Ad esempio, molti ormai sanno che diminuire il consumo di energia fa bene all’ambiente oltre che alle bollette. Il 67% degli intervistati, infatti, spegne luci e dispositivi elettronici quando non è in casa, o quando non si trova all’interno della stanza, mentre il 59% sostituirebbe le vecchie lampadine a incandescenza con lampadine a Led, che possono durare da 8 a 10 volte in più e consumano molto meno.

Il 90%) degli italiani utilizzerebbe fonti rinnovabili per le proprie abitazioni

Il 51% degli intervistati, inoltre, preferisce acquistare elettrodomestici di classe energetica elevata, mentre il 36% ha dichiarato di fare un uso razionale del condizionatore. La sensibilità verso l’ambiente si conferma anche in tema di fonti di energia: quasi la totalità degli italiani (90%) utilizzerebbe fonti rinnovabili per le proprie abitazioni, da quella solare a quella geotermica.

E alla domanda se la domotica possa rappresentare un alleato valido per risparmiare energia, il 93% degli intervistati risponde affermativamente. Pur con alcune perplessità legate alla difficoltà di utilizzo, e sul fatto che ancora non sia sufficientemente diffusa.

L’acqua, un bene prezioso da preservare

Anche per quanto riguarda i consumi idrici gli italiani si dimostrano attenti: il 69% degli intervistati preferisce infatti la doccia al bagno, il 59% adotta accorgimenti per utilizzare l’acqua in modo razionale e il 37% ritiene utili i dispositivi frangi getto nei rubinetti. Secondo la ricerca, infine, l’attenzione dei connazionali si concentra anche sul tema dell’inquinamento idrico, tanto che quasi un italiano su tre (27%) dichiara di preferire detersivi ecosostenibili proprio in virtù del loro minore impatto ambientale.

Tre reati ambientali ogni ora: la fotografia dell’ecomafia

Rifiuti, edilizia, agroalimentare, ittica, racket di animali e ristorazione i settori incriminati di appartenere al grande gruppo dei “criminali” ambientali, con record di arresti a dir poco stellari.

Le cifre choc del Rapporto Ecomafia 2018

Dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente spiccano, infatti, 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016), regolamentate dalla legge 68, perno delle inchieste su traffici illegali e sequestri e conseguenti denunce.

Risulta quindi determinante l’applicazione della legge 68 e l’apertura di inchieste  sui traffici illegali di rifiuti, che sono all’origine dell’incremento registrato nel 2017 degli illeciti ambientali, ben 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente, per una media di 84 al giorno, più o meno 3,5 ogni ora), del numero di persone denunciata (39.211, con una crescita del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, +51,5%).Più che reati, di fatto, si tratterebbe piuttosto di azioni delittuose, come affermato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Le proposte del ministro dell’Ambiente

Tra le sue proposte infatti, oltre a puntare a una maggiore efficacia applicativa, vi è l’istituzione di “un fondo unico di garanzia ambientali”, cui si aggiunge il sequestro a fini di confisca allargato per chi commette illeciti ambientali. “Chi commette un reato ambientale e non sa giustificare i proventi della propria attività, allora subisce la confisca dei beni. La legge esiste già, basta linkarla all’ambiente e dare tutto al fondo unico” ha detto all’AdnKronos Costa.

Al Centro Sud la maggior parte delle infrazioni

Secondo i dati, apparterrebbero al Centro Sud le cinque regioni a tradizionale insediamento mafioso con all’attivo il 44% delle verbalizzazioni per infrazione. Cima dell’iceberg la Campania, seguita dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria e dal Lazio.

L’identikit dei reati

Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani spiega come i numeri del rapporto Ecomafia 2018 mostrino i “passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa”: in un anno sono stati effettuati 158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, 538 ordinanze di custodia cautelare, 11.027 sequestri e 76 inchieste per traffico organizzato di rifiuti. Ed è proprio quest’ultimo il settore dove si registra il numero più alto di illeciti, in particolar modo con finte operazioni di trattamento e riciclo. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai criminali svettano i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i RAEE, i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone.

In Italia Amazon supera Google come brand più influente nel 2018

Amazon diventa il brand più influente del 2018, e spodesta Google dalla prima posizione. E nella classifica The Most Influential Brands 2018 di Ipsos quest’anno sono due le new entry nella Top 10 dei marchi più influenti in Italia: PayPal, per la prima volta in classifica direttamente al quarto posto, e Ikea, che si piazza in decima posizione.

Anche quest’anno l’istituto di ricerche di mercato ha identificato i 100 marchi che sono in grado di influenzare le nostre vite secondo l’opinione di oltre 4.000 italiani. E che non solo rappresentano l’evoluzione del mercato, ma anche le nostre abitudini nella vita di tutti i giorni.

Facilitare i processi quotidiani è un valore per determinare l’influenza di un marchio

Il primo posto di Amazon e l’ingresso della società di pagamento digitale testimoniano che la facilitazione dei processi quotidiani è un valore determinante dell’influenza dei marchi. I big del Web infatti trionfano: al terzo posto in classifica c’è Whatsapp, al quinto Facebook, seguono al sesto Apple, poi Microsoft, Youtube e Samsung.

Ikea, dal canto suo, è l’unico brand non tech e non di servizi che riesce a raggiungere per la prima volta la Top 10. Il colosso svedese dell’arredamento si dimostra quindi maestro nello storytelling incentrato sulla libertà di scelta, che in questo caso diventa espressione della propria identità.

Fuori dalla Top 10 le aziende del food

Fuori dai dieci, per la prima volta, tutte le aziende del comparto cibo, che rimangono comunque nei posti alti della classifica generale. Questo grazie al grande valore che in Italia si attribuisce ancora al settore alimentare, e alla capacità di tali brand (Nutella, Parmigiano Reggiano ecc) ad aver costruito negli anni un forte legame nazionale con i consumatori.

Non a caso questi brand si piazzano molto in alto se si parla di Trustworthy (fiducia e affidabilità) e della Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale).

Entertainment e moda: Netflix e Zalando

Finita l’era dei palinsesti fissi, il settore tv e dei nuovi servizi collegati è in continua evoluzione. Il suo simbolo è Netflix, che nel giro di un anno ottiene un avanzamento record, dall’81a posizione del 2017 alla 26a di oggi: un balzo di 60 posizioni. Un’altra crescita significativa è quella di Spotify, piattaforma streaming musicale, che registra un salto in avanti di quasi 30 posti rispetto al 2017, riporta Askanews.

Tra le aziende del settore moda spicca Zalando, new entry al 29o posto. In questo caso il consumatore premia un servizio rapido, personalizzabile, con un ampio catalogo di offerta che permette grande libertà di scelta, e dà la possibilità di esprimere il proprio stile