Diventa un truccatore professionista, studia con un team di primo livello

I corsi di Diego Dalla Palma e Anna Del Prete garantiscono agli allievi un’istruzione completa sul mondo della bellezza. La loro passione per quest’arte è iniziata diversi  anni fa, e attraverso il corso make-up proposto da Academia BSI Milano  essi trasmettono, a quanti desiderano lavorare in questo settore, i propri segreti e le tecniche più efficaci, formando futuri professionisti di alto livello che si avviano ad una affascinante carriera.

Academia BSI Milano è dunque una delle più importanti realtà del settore in Italia, una scuola in cui è possibile imparare i segreti del make-up seguiti da professionisti altamente qualificati. I corsi si rivolgono sia a persone che vogliono muovere i primi passi nel settore che a quanti hanno già esperienza e vogliono acquisire tecniche più efficaci e nuove skill.

Cosa imparerai grazie alle lezioni di questo corso:

  • Preparare la pelle e usare correttamente la base, il correttore, il fondo tinta ed il trucco
  • Come truccare al meglio visi di ogni forma e dare stile alle sopracciglia.
  • Scoprire le migliori tecniche per il trucco degli occhi: tecniche classiche, eyeliner liquido, sopracciglia e mascara.
  • I segreti della tecnica del trucco «smokey eyes».
  • Trucco spose
  • Trucco per eventi.

A chi si rivolge il corso

Il corso make-up di Academia BSI Milano è rivolto ai principianti, e dunque a coloro i quali desiderano  compiere i primi passi nel campo del trucco e del make-up creando look per eventi e feste, sfruttando le ultime tecniche e tendenze del make-up, ma anche a tutti quelli che hanno già una certa esperienza in questo settore e desiderano dare un nuovo impulso alla propria professione e migliorarsi acquisendo nuove conoscenze e tecniche.

Grazie ai corsi Academia BSI Milano è infatti possibile comprendere come sfruttare al massimo i pennelli e prodotti professionali esistenti, ma soprattutto le tue mani. Le tue mani ti consentiranno infatti di ottenere risultati che nemmeno tu immagini di poter raggiungere, valorizzando e armonizzando ogni tipo di volto e regalando di volta in volta il look desiderato alla persona che ti trovi davanti, in maniera assolutamente professionale e vincente.

Chi ti seguirà nell’arco dell’intero corso sono docenti truccatori con grande esperienza nel mondo della moda, della pubblicità, del make-up per le spose, spesso a contatto con la maggior parte delle celebrità. Essi si preparano e si allenano ogni giorno, testando nuovi prodotti, tenendosi aggiornati, aggiungendo persino nuovi contenuti al corso quando scoprono nuove tecniche.

I corsi prevedono il rilascio di un attestato regionale di certificazione delle competenze, e per prenotare un posto è possibile compilare, sul sito ufficiale di Academia BSI Milano, l’apposito form per essere ricontattati.

Distributore d’acqua per ufficio IWM | Qualità e convenienza

Offrire a tutti i dipendenti la possibilità di poter bere liberamente durante l’orario di lavoro, è un gesto che mostra vicinanza da parte dell’azienda e voglia di offrire ai lavoratori tutte le soluzioni in grado di determinare un certo livello di benessere all’interno dell’ambiente di lavoro. Se fino a ieri si utilizzava la classica acqua dei boccioni per consentire a tutti di potersi dissetare, oggi si preferisce individuare soluzioni più pratiche e che consentano di usufruire di costi di gestione più bassi, con particolare riferimento al prezzo al litro proposto, e certamente una maggiore facilità di accesso all’acqua considerando che i boccioni sono pensanti ed ingombranti. L’alternativa efficace e conveniente è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio IWM, che offre ai dipendenti la possibilità di poter bere liberamente scegliendo tra acqua liscia, gasata, fredda o calda a proprio piacimento, con del ghiaccio se lo si preferisce.

Il vantaggio per le aziende nell’utilizzare questo impianto di ultima generazione risiede sicuramente nella comodità di accesso all’acqua rispetto i pesanti ed ingombranti boccioni, ma anche costi di approvvigionamento più bassi considerando che i dispenser IWM prelevano direttamente l’acqua della rete, la quale ha notoriamente un costo più basso. Questa viene filtrata e trattata così da eliminare ogni tipo di impurità, e consentire a tutti di bere un’acqua perfettamente bilanciata e personalizzata in base ai propri gusti. Parliamo dunque di un impianto in grado di coniugare convenienza, qualità e facilità di utilizzo, ragion per cui è oggi sempre più adottato all’interno di uffici e aziende di ogni tipo. I gestori dell’area in cui l’impianto viene collocato non dovranno farsi carico di alcuna opera di manutenzione perché saranno gli stessi tecnici IWM ad apportare gli interventi di controllo necessari nel corso dell’anno, così da garantire sempre la massima efficienza dell’impianto.

Hotellerie, anche la camera per i disabili può essere di design (e vendibile a tutti)

Si parla sempre più di turismo accessibile e, con questa definizione, si intende la possibilità per tutti di concedersi una vacanza, alle migliori condizioni. Quando si affronta l’argomento, si pensa a disabilità permanenti ma, più in generale, la parola accessibilità comprende anche disabilità temporanee che potrebbero coinvolgere ognuno di noi: una gamba ingessata, ad esempio – ma pure persone anziane o mamme con bambini che quindi necessitano di servizi ad hoc. Fatte queste premesse, appare evidente che sono gli alberghi i luoghi di vacanza in cui maggiormente si devono mettere in pratica tutte quelle misure che rendono la struttura e le camere pienamente accessibili.

Cosa dice la legge

In Italia, la legge che regolamenta l’accessibilità dei locali che offrono servizi al pubblico risale all’ormai lontano 1989 ed è quindi datata.  Si tratta della legge n. 13 del 1989 che, entrando nel merito, fa riferimento al Decreto Ministeriale 236 dello stesso anno. La norma ha sostanzialmente introdotto tre principi: l’accessibilità, la visitabilità e l’adattabilità. In particolare, è importante capire cosa si indende, legalmente, anche per accessibilità: si tratta della condizione in cui l’immobile è totalmente fruibile anche alle persone su sedia a ruote. Insomma, gli alberghi devono rispettare le indicazioni previste dal Decreto Decreto Ministeriale 236 per fregiarsi del titolo di accessibili. In particolare, l’art. 5 riporta: “1.3. Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l’uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote”.Ma questo non significa che le stanze degli hotel, e in particolare i bagni, debbano trasformarsi in ambienti dall’aspetto “medicale”. Tutt’altro.

Bello e funzionale significa vendibile

Fermo restando che una struttura ricettiva è giustamente obbligata ad attrezzare ad hoc alcune stanze per accogliere persone con disabilità, non è detto né scritto da nessuna parte che queste camere debbano perdere in bellezza e design. La funzionalità può infatti benissimo coniugarsi con l’estetica: e dovrebbe essere proprio così, altrimenti le camere allestite per chi ha una disabilità rischierebbero di essere vendute con maggior difficoltà ai clienti cosiddetti normodotati. E un albergo vive, e fa business, solo e soltanto se le camere sono piene.

Come scegliere il fornitore giusto

L’ambiente della camera d’hotel più delicato in questo ambito è sicuramente il bagno, che deve rispettare una serie di parametri in termini di spazi, dimensioni e accessibilità anche per chi è su una sedia a ruote. Ma devono anche essere dei locali ben curati e funzionali, così da essere completamente sicuri e godibili da chiunque. Per essere sicuri di realizzare ambienti di alta qualità e soprattutto in linea con le più moderne tendenze del design, un nome di riferimento nel mondo dell’hotellerie è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli e a una vasta gamma di accessori, compresa una selezione di essenziali barre di sostegno per disabili. Si tratta di prodotti in acciaio, dalle linee moderne e piacevoli, disponibili in diverse forme e misure per qualsiasi necessità, inclusi i seggiolini ribaltabili per installazione in doccia. Oltre a essere belli, tutti questi accessori sono conformi alle normative dedicate ADA e UNE41523.

La gestione della rilevazione presenze dei dipendenti

La rilevazione delle presenze dei dipendenti all’interno dei locali nei quali si svolge l’attività lavorativa è di grande importanza per più di un motivo. Su tutti, è da considerare l’aspetto relativo alla sicurezza nel caso in cui si verifichi una emergenza tale da richiedere l’evacuazione immediata dei locali: in situazioni di questo tipo, è fondamentale sapere esattamente quanti lavoratori abbiano già abbandonato i locali e soprattutto quali dipendenti si trovino invece ancora in sede, per favorire le operazioni di soccorso da parte delle autorità preposte. In seconda analisi, poter registrare giorni e orari di ingresso ed uscita dei lavoratori consente di poter effettuare in maniera più efficace la gestione del personale, il che è una necessità di aziende grandi e piccole. Oggi è ancora una volta la tecnologia più avanzata a consentire a realtà imprenditoriali di ogni tipo di poter effettuare in maniera infallibile la rilevazione presenze all’interno dei locali nei quali si svolgono le quotidiane attività lavorative.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl consentono infatti di controllare gli accessi e rilevare le presenze in maniera efficace e commisurata alle esigenze di ciascuna realtà aziendale. Mediante particolari lettori di badge, nonché lettori biometrici in grado di riconoscere la biometria del volto o le impronte digitali, è possibile registrare gli accessi e tutti i dati da passare poi all’ufficio che si occupa delle paghe, velocizzando così i tempi di lavoro e risparmiando risorse. Grazie ad un software specifico come Sfera Cloud inoltre, i dipendenti possono non solo vedere il proprio cartellino, ma anche inoltrare richieste di ferie o permessi. È possibile poi scaricare in maniera semplice tutte le timbrature dei dipendenti e creare dei report personalizzati che consentano di ottimizzare il lavoro. I sistemi di rilevazione presenze sviluppati da Cotini srl rappresentano dunque l’avanguardia del settore, strumenti in grado di migliorare la sicurezza e la qualità del lavoro di ogni realtà aziendale o commerciale.

Capsule compatibili Nespresso | La pausa caffè perfetta

Il caffè è un piacere quotidiano al quale gli italiani non rinunciano nemmeno quando si trovano fuori casa, per motivi di studio o lavoro. È una coccola alla quale siamo ben abituati e che decidiamo di concederci anche più volte al giorno, per evadere (anche solo per un attimo) dagli impegni quotidiani e recuperare le energie mentali necessarie per poter continuare a lavorare o studiare con profitto. Tanti ad esempio, sono gli uffici piccoli e grandi che usufruiscono di una moderna macchinetta per il caffè, così da concedere una piacevole pausa dal lavoro ai dipendenti nel corso della giornata.

Solitamente ciascuno ha dei gusti e preferenze ben precise in fatto di caffè, e mettere tutti d’accordo in quei pochi minuti di pausa dal lavoro non è semplice. È proprio in casi come questo che le capsule compatibili Nespresso assumono un valore ancora maggiore: in pochissimi secondi e con un rapido gesto della mano infatti, ciascuno potrà avere esattamente il caffè che desidera e vivere a pieno quei minuti di pausa dalle attività lavorative, ritrovando le energie necessarie per ricominciare a svolgere le proprie mansioni quotidiane.

Individuare le capsule preferite non è difficile se si considera l’ampia scelta a disposizione: chi ama concedersi un caffè classico e corposo opta solitamente per la varietà Cremoso, la qualità Intenso o quella Arabica, per citare alcuni esempi. Chi invece preferisce gustare un caffè sempre particolare può optare per le varietà Morbido o Vellutato,scegliendo tra numerosi marchi di compatibili quali Caffè BorboneLollo Caffè o il nuovo brand Cialdamia, da poco disponibile. Sono soltanto alcune delle miscele tra le quali gli amanti della tanto desiderata tazzina possono scegliere, e godere così di una pausa caffè che sia veramente ristoratrice. Non ti resta che scoprire quali meravigliose e ricercate miscele Nespresso ha messo a tua disposizione grazie alle comodissime ed economiche capsule compatibili, e provarle tutte per ritrovare energie e concentrazione sul lavoro.

Milano, Monza e Brianza, Lodi: il business abita qui

Milano, Monza e Brianza, Lodi sono generatori di business. Lo rivela una recente elaborazione della Camera di Commercio che ha evidenziato come sul territorio sia in costante aumento il numero di imprese: circa il +1% nel corso del 2019. Un dato davvero positivo, che significa che sull’intera area presa in esame sono attive 385 mila imprese.

Milano guida la crescita

Non sorprende che sia Milano a guidare la “carica” di questo aumento imprenditoriale. Il capoluogo registra una crescita di +1% e arriva a contare quasi 307 mila imprese attive rispetto alle oltre 303 mila dell’anno precedente, con un saldo positivo di oltre 3 mila attività in più. Stabili Monza Brianza, + 0,3%, e Lodi, -0,1%, in linea con il dato regionale e nazionale. Insieme i tre territori arrivano a 385 mila imprese e rappresentano circa la metà del totale regionale (814 mila) e quasi un decimo di quello nazionale (5,1 milioni).

I settori più dinamici

Complessivamente, registrano una buona vivacità le attività finanziarie, professionali, i servizi alle imprese, sport e cultura. Più nel dettaglio, le imprese considerate operano soprattutto nel commercio (94 mila di cui 74 mila a Milano), nelle costruzioni (56 mila di cui 41 mila a Milano) e nelle attività immobiliari (37 mila di cui 30 mila a Milano). A crescere maggiormente, come sottolineato, sono soprattutto le attività finanziarie e assicurative (+5% nei tre territori rispetto a +1% in Italia, tra cui +6% a Milano, +4% a Lodi, + 2% a Monza), quelle professionali, scientifiche e tecniche (+5% rispetto a + 3% nazionale, tra cui +5% a Milano e Lodi, + 4% a Monza), i servizi alle imprese (+4%, di cui + 4% a Milano e Lodi e + 5% a Monza), alla persona (+3%), l’intrattenimento, sport e cultura (+3%).

Impiegati 2,5 milioni di addetti

La salute dell’imprenditorialità del territorio si riflette anche sull’occupazione, che assorbe una grande percentuale di lavoratori lombardi. Le imprese di Milano Monza Brianza e Lodi danno lavoro a 2 milioni e mezzo di addetti, di cui 2,2 milioni solo a Milano. Rappresentano il 60% del totale lombardo di 4 milioni e un lavoratore su sette in Italia (17 milioni). È il commercio, tra ingrosso e dettaglio, il settore con il maggior numero di addetti (477 mila di cui 414 mila a Milano) seguito dai servizi alle imprese (429 mila di cui 415 mila a Milano) e dal manifatturiero (464 mila di cui 368 mila a Milano).

Le Pmi sono più tassate dei colossi del web

Le Pmi pagano più tasse dei colossi del web. È quanto emerge dalle rilevazioni della Cgia di Mestre sulla base dei dati riferiti al 2018. Secondo la Cgia le nostre Pmi subiscono un carico fiscale complessivo pari al 59,1% dei profitti, mentre le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate situate nel nostro Paese, registrano un tax rate del 33,1%.

“Premesso che i dati sono desunti da fonti diverse, quindi non comparabili da un punto di vista strettamente scientifico – afferma il coordinatore dell’Uffici studi della Cgia Paolo Zabeo – è comunque verosimile ritenere che sulle piccole imprese il carico fiscale sia quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti in Italia”.

Il tax rate medio in Europa è del 42,8%

“Un’ingiustizia – prosegue Zabeo –  che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa”.

Tra i Paesi dell’Area dell’euro, infatti, i dati della Banca Mondiale confermano che solo la Francia, con il 60,7% di tax rate, registra una pressione fiscale sui profitti delle imprese superiore alla nostra, contro una media dei 19 Paesi dell’Eurozona pari al 42,8%. Un dato, questo, di oltre 16 punti percentuali inferiore al dato medio presente in Italia. E all’orizzonte pare difficile ipotizzare una riforma che tagli il carico fiscale, in particolar modo alle imprese.

Trasferire la sede legale all’estero per ottenere vantaggi fiscali

Ma quali sono le ragioni per cui le controllate delle multinazionali del web beneficiano di un tax rate del 33,1%? Il motivo è che la metà dell’utile ante imposte è tassato in Paesi a fiscalità agevolata, che nel periodo 2014-2018 ha procura un risparmio fiscale pari a circa 50 miliardi di euro. Tuttavia, i giganti stranieri del web non sono gli unici a sfruttare i vantaggi fiscali concessi da molti Paesi. Anche alcuni grandi player italiani hanno trasferito la sede legale principale o di una consociata all’estero. Un’operazioni formalmente ineccepibile da un punto di vista fiscale-societario, ma che riduce la base imponibile di chi paga le tasse in Italia, in particolare le realtà imprenditoriali di piccola dimensione.

In Italia pagare le tasse è più difficile

Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le più elevate d’Europa, l’Italia, evidenzia ancora la Cgia, è il Paese, insieme al Portogallo, dove pagare le tasse è più difficile. Sempre dai dati presentati dalla Banca Mondiale (Doing Business 2020), in Italia sono necessari 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute, completare le dichiarazioni dei redditi, presentarle all’Amministrazione finanziaria, ed effettuare il pagamento, riporta Adnkronos. Mentre in Francia per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, e la media dell’area euro è 18 giorni.

Mental load, troppe responsabilità sono fonte di stress

Una condizione mentale estremamente comune, che non solo è fonte di stress e disagio per i lavoratori, ma spesso comporta un vero e proprio ostacolo all’avanzamento professionale. È il Mental Load, termine inglese che descrive una situazione di pressione psicologica causata dal sovraccarico di responsabilità familiari e personali che influisce negativamente sul lavoro. Un “peso” a livello psicologico che comporta perdita di efficienza, rallentamento nello sviluppo dei progetti, distrazione e stanchezza.

100 cose da fare e non trovare mai il tempo

I risultati di uno studio di Yoopies, la piattaforma per la ricerca di servizi di aiuto domestico, sul Mental Load mostrano fino a che punto i problemi quotidiani, lungi dal rimanere confinati nella sfera privata, pesino sui dipendenti e sulle loro prestazioni professionali. Perché il Mental Load consiste proprio nell’avere sempre in un angolo della testa gli imperativi relativi ai compiti e alle responsabilità domestiche, familiari e personali. Insomma, avere 100 cose da fare e non trovare mai il tempo. E gli oneri maggiori spettano alle donne, le quali si trovano a dover sbrigare circa il 71% delle mansioni quotidiane e il 65% di quelle genitoriali, riporta Ansa.

Il 94% dei dipendenti gestisce almeno un aspetto della vita privata al lavoro

Secondo lo studio effettuato da Yoopies su 1300 lavoratori di ambo i sessi e appartenenti a differenti settori e fasce di età, quasi tutti i dipendenti (94%) gestiscono almeno un aspetto della loro vita privata sul lavoro, e l’86% consacra agli impegni domestici un lasso di tempo compreso tra 30 e 180 minuti a settimana. Fra gli intervistati, 1 su 10 dedica addirittura più di tre ore alla settimana a tali mansioni. E le questioni riguardanti i figli (78%) e le difficoltà personali (73%), come divorzio o trasloco, sono in cima alla lista dei problemi privati gestiti sul lavoro. Il 67% dei dipendenti ritiene poi che questi oneri perturbino la propria efficienza lavorativa, l’87% si dichiara considerevolmente stressato dagli stessi, mentre il 44% afferma che il Mental Load sia la causa scatenante del proprio ritardo sulle missioni e i progetti lavorativi da svolgere.

“Le donne vivono letteralmente due giornate in una”

Lo studio sull’impatto del Mental Load sullo sviluppo della carriera dimostra anche che “la lotta per la parità di genere nelle aziende richiede necessariamente la presa in considerazione delle disuguaglianze nella sfera privata”, afferma Benjamin Suchar, fondatore e CEO di Yoopies. Secondo il quale, le donne “vivono letteralmente due giornate in una, destreggiandosi tra le molteplici responsabilità di cui sono costrette a farsi carico e che spesso comportano effetti deleteri sul livello di benessere personale e di produttività”.

Lo studio permette quindi di considerare e definire il Mental Load in una maniera totalmente nuova. E “dimostra come le responsabilità quotidiane – aggiunge l’imprenditore – non possano essere lasciate da parte, nemmeno quando siamo al lavoro”.

Benessere organizzativo in primo piano, anche con robot e AI

Le risorse umane sono protagoniste della trasformazione tecnologica e digitale in atto, con l’ingresso di robot e AI all’interno delle organizzazioni. E dal loro benessere organizzativo dipende molto del futuro economico e sociale del Paese. È quanto viene indagato dal Secondo Rapporto Aidp-LabLaw 2019 redatto da Doxa. L’Aidp, l’associazione italiana per la direzione del personale, ha analizzato i nuovi sistemi che si definiscono all’interno delle organizzazioni del lavoro, con la contaminazione, appunto, dei robot e delle forme di intelligenza artificiale.

Per gli italiani robot e AI contribuiscono a migliorare la qualità della vita

Dal Rapporto Aidp-LabLaw 2019 risulta che gli italiani si dichiarano molto interessati alle nuove tecnologie (89%), anche se dichiarano una conoscenza un po’ meno estesa (65%). Il 43% degli intervistati ha utilizzato sistemi di robot e intelligenza artificiale al lavoro e a casa, e il 47% ha fruito o effettuato acquisti tramite piattaforme e soluzioni basate su AI. Per il 94% del campione, poi, robot e AI hanno portato a scoperte e risultati un tempo impensabili, per l’89% si tratta di supporti necessari per svolgere le attività troppo faticose e pericolose per l’uomo e non potranno mai sostituire completamente l’intervento umano. E contribuiscono a migliorare la qualità della vita (87%).

Il sistema normativo non è adeguato al lavoro 4.0

Il 70% degli italiani è convinto però che l’intelligenza artificiale applicata alle organizzazioni produttive porterà alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

“Il sistema normativo non è adeguato al lavoro, così come si è sviluppato con le nuove tecnologie, tra i doveri dell’imprenditore e i diritti del lavoratore – afferma l’avvocato Francesco Rotondi (fondatore di LabLaw) -. È cambiato il paradigma. Il legislatore non affronta il nuovo contesto. È pigro o troppo coinvolto nella palude delle contrapposizioni politiche”.

Ribadire la centralità di etica e competenza per riaffermare il ruolo delle risorse umane

A fronte dell’arrembante novità di robot e intelligenza artificiale, “va riaffermata una visione del progresso fondata sulla centralità della persona umana e la correttezza nella sua valorizzazione – commenta la presidente di Aidp, Isabella Covilli Faggioli -. Per stare nel nuovo mercato del lavoro 4.0 occorre sviluppare competenze adeguate senza le quali il rischio di finire ai margini è concreto”.

Occorrono perciò sia competenze umane sia tecniche, perché per la direzione del personale i dipendenti devono essere nomi, non numeri, riporta Italpress.

In questa fase di transizione nelle organizzazioni del lavoro va quindi ribadita la centralità dell’etica e della competenza per riaffermare il ruolo delle risorse umane.

Si allarga la famiglia dei rifiuti elettronici, ora anche e-bike e seggiolini antiabbandono

Una volta erano solo vecchi elettrodomestici, come frigoriferi, lavatrici o radio. Ora, entrano nella famiglia dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, anche le e-bike, i monopattini elettrici, gli hoverboard, gli auricolari bluetooth e, in attesa che entri in vigore l’obbligo del loro utilizzo, anche i seggiolini antiabbandono.

“Possiamo identificare come RAEE tutti quei rifiuti che hanno al loro interno una componente elettrica o elettronica. È un insieme estremamente variegato per tipologia, dimensioni e funzionalità, ma questo non deve distrarre l’attenzione dalla necessità di conferirlo in modo corretto”, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, il consorzio che si occupa della gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti.

Un mondo in continua evoluzione

Gli elettrodomestici non più funzionanti sono un classico esempio di rifiuto elettronico. Ma fanno parte del gruppo anche gli smartphone rotti, così come i telecomandi, le stufe elettriche e le lampadine siano queste a risparmio energetico, neon o a led. Tutti condividono l’obbligo di seguire un preciso percorso di raccolta, trattamento e smaltimento.

“Il mondo dei RAEE è costantemente in evoluzione, non solamente per la continua spinta all’innovazione che interessa il settore tecnologico, ma anche in virtù del cosiddetto Open scope, entrato in vigore nello scorso mese di agosto – prosegue il DG di Ecolight -. Le nuove mode, ma anche i progressivi sviluppi sui prodotti che mettono al centro l’elettronica fanno sì che la famiglia dei RAEE debba continuamente allargarsi per comprendere prodotti che fino anche a pochi mesi prima non venivano considerati dal mercato o addirittura non esistevano nemmeno”.

Robot aspirapolvere, droni e sigarette elettroniche

Altri esempi di RAEE possono essere i robot aspirapolvere, la cui offerta è decisamente lievitata negli ultimi anni, ma anche le biciclette a pedalata assistita che stanno registrando un vero e proprio boom di vendite dopo anni di presenza sul mercato. E nel novero tra i prodotti che una volta non più funzionanti devono essere considerati come rifiuti elettronici ci sono anche le sigarette elettroniche, comprese quelle di ultima generazione, i droni, e anche se decisamente poco diffusi, i segway.

Riciclabili per oltre il 90% del loro peso

Per l’economia circolare i RAEE rappresentano un’importante risorsa. “Sono infatti riciclabili per oltre il 90% del loro peso e dai rifiuti elettronici è possibile ottenere importanti quantitativi di plastica, ferro, alluminio e vetro”, aggiunge Dezio.

La corretta gestione di un RAEE però inizia dalla sua conoscenza. Sapere che il monopattino elettrico o l’e-bike quando non funzioneranno più dovranno essere smaltiti separatamente è il punto di partenza per dare vita a una catena di valore.

Insomma, dai cellulari ai frullatori agli auricolari bluetooth si tratta di apparecchiature che non possono finire nell’indifferenziato. Devono essere portati alla piazzola ecologica del proprio Comune, oppure lasciati in negozio al momento dell’acquisto dell’apparecchio nuovo sostitutivo.

In Italia l’aria è più pulita, e la visibilità è più che raddoppiata in 40 anni

Negli ultimi quarant’anni in Italia l’aria può considerarsi “più pulita”. Per la prima volta è stata analizzata la visibilità orizzontale dell’atmosfera, e nelle zone più inquinate del Paese la frequenza dei giorni con visibilità è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni. Grazie soprattutto alle norme emanate per ridurre l’inquinamento. Queste le conclusioni a cui sono giunti un gruppo di ricercatori del Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università degli Studi di Milano, e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), pubblicate su Atmospheric Environment.

Aumenta la frequenza delle giornate con atmosfera limpida

Nella ricerca viene discussa l’evoluzione della frequenza delle giornate con atmosfera limpida, ovvero con visibilità superiore a 10 e a 20 km, in varie aree del territorio italiano nel periodo 1951-2017. Questa frequenza è cambiata in tutte le aree considerate, e i cambiamenti più grandi si sono avuti nelle aree più inquinate del Paese, tanto che in zone come il bacino padano, la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 km è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni.

La lotta per ridurre l’inquinamento nelle città

Le emissioni di sostanze inquinanti sono fortemente cambiate negli ultimi decenni, e a una rapida crescita delle emissioni negli anni ’60 e ’70, dovuta allo sviluppo economico, ha fatto seguito un’altrettanta rapida decrescita, dovuta a una serie di norme emanate per ridurre l’inquinamento atmosferico nelle nostre città.

 “Le analisi effettuate hanno quindi messo in evidenza in modo molto efficace il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all’inquinamento atmosferico – commenta Maurizio Maugeri, docente di Fisica dell’atmosfera all’Università di Milano -. Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare ancora di più per completare il percorso di risanamento che i dati di visibilità in atmosfera documentano in modo così efficace”.

La progressiva riduzione degli aerosol determina un aumento della radiazione solare

“Le emissioni degli inquinanti che concorrono al particolato atmosferico, oltre a danneggiare la nostra salute, vanno a interagire con la radiazione solare riflettendola verso lo spazio e causando un raffreddamento della superficie terrestre”, aggiunge Veronica Manara del Cnr-Isac.

L’aumento del contenuto di aerosol in atmosfera registrato fino agli inizi degli anni ’80 ha quindi parzialmente nascosto l’aumento di temperatura causato delle sempre più alte concentrazioni di anidride carbonica. Negli ultimi decenni, invece, la progressiva riduzione degli aerosol ha determinato un aumento della radiazione solare, che giunge a terra smascherando il vero effetto dei gas serra. Infatti, mentre tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70 la temperatura è rimasta pressoché costante, dagli anni ’80 è cresciuta di quasi mezzo grado ogni decennio.

Sempre meno prestiti alle piccole imprese

Nel mese di marzo di quest’anno i finanziamenti bancari alle Pmi sono scesi del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2018. Un trend negativo che dura ormai da 7 anni. Dal 2012 il volume dei prestiti alle aziende con meno di 20 addetti è sceso costantemente, un risultato solo in parte “riconducibile alla qualità della domanda e al livello di rischiosità di questi soggetti – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo -. Anche a parità di rischio, infatti, i tassi di interesse applicati alle imprese minori sono in media superiori di 300 punti base di quelli pretesi alle aziende di grandi dimensioni”.

Diversamente, sono pressoché annullate le differenze tra gli interessi richiesti alle micro aziende più vulnerabili rispetto a quelle più affidabili.

Per erogare il prestito gli istituti di credito devono assumersi costi fissi molto elevati

Una condotta, quella praticata degli istituti di credito nei confronti delle piccole e piccolissime imprese, che secondo la Cgia, lascia trasparire una volontà ben precisa. “Quando una micro impresa si rivolge a una banca per ottenere un finanziamento, nella stragrande maggioranza dei casi quest’ultimo ha una dimensione economica molto contenuta – evidenzia il Segretario della Cgia, Renato Mason -. Se in prima battuta sembra una richiesta facilmente solvibile, successivamente si scopre che per redigere l’istruttoria ed erogare il prestito gli istituti di credito devono assumersi dei costi fissi molto elevati, che riducono al minimo i margini di profitto di questa operazione”. Questa, indica Mason, “è la ragione che ha spinto molte banche, soprattutto di livello nazionale, a chiudere i rubinetti del credito alle micro aziende. E senza liquidità, molti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si sono trovati in gravi difficoltà”.

I piccoli imprenditori del Nord finiscono nella rete dei criminali

Secondo l’Ufficio studi della Cgia, inoltre, non è da escludere che a seguito della significativa diminuzione dell’offerta di credito avvenuta in questi ultimi anni, molti piccoli imprenditori, soprattutto al Nord, siano finiti tra le braccia delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. riporta Adnkronos. Realtà, queste ultime, sempre molto disponibili a “soccorrere” chi si trova a corto di liquidità. Un problema secondo la Cgia che sta assillando, in particolar modo, le attività del comparto casa (edili, dipintori, elettricisti, idraulici, installatori impianti, serramentisti), che con l’entrata in vigore del Decreto crescita rischiano di subire un ulteriore danno economico.

Il Decreto crescita danneggia le attività del comparto casa?

Se da un lato questa decisione può rimettere in moto con forza l’economia del comparto casa, visto che consente al committente di beneficiare di uno sconto del 50% sul corrispettivo dovuto, “dall’altro rischia di penalizzare le imprese che hanno realizzato l’intervento – sottolinea la Cgia – visto che potranno incassare la metà del corrispettivo attraverso la compensazione fiscale entro i successivi 5 anni”. È evidente, prosegue la Cgia, “che una grande azienda può far fronte a questo meccanismo, ma chi non dispone di liquidità, come la stragrande maggioranza delle aziende artigiane del settore edile e dell’installazione degli impianti, rischia di dover rinunciare alla commessa, non potendo sostenere, e anticipare, una buona parte delle spese necessarie per realizzare l’opera”.

Tra giugno e luglio previsti 934mila ingressi nel mercato del lavoro

Tra i mesi di giugno e luglio 2019 dovrebbero essere quasi 934mila i nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro. Secondo le previsioni di assunzione programmate dagli imprenditori italiani, 2 assunzioni su 3, pari al 66% del totale, riguarderanno un’occupazione all’interno di una piccola impresa, con meno di 50 dipendenti. Soprattutto al Sud, che farà segnare il maggior numero di neo assunti, 258.200, pari al 27,6% del totale. A rilevarlo è l’Ufficio studi della CGIA, che ha elaborato i risultati emersi dall’indagine periodica condotta sugli imprenditori italiani da Unioncamere-Anpal, tramite il Sistema Informativo Excelsior.

Maggior richiesta nel settore dei servizi, prima regione la Lombardia

Il 72,5% del totale dei lavoratori in entrata sarà occupato nel settore dei servizi, che richiederà 677.550 addetti, il 20% nell’industria, con 186.580 unità previste, e il rimanente 7,5% sarà occupato nel settore delle costruzioni, con 69.890 lavoratori. A livello regionale sarà la Lombardia ad assicurare le maggiori opportunità di impiego (165.400), seguita dal Lazio (88.190), e il Veneto (87.950). Tra le province, invece, a offrire maggiori opportunità di impiego sarà Milano, con 70.240 nuovi ingressi richiesti, seguita  da Roma (69.590) e Napoli (32.340).

Nell’industria l’offerta più elevata è nelle Marche

Nell’industria troveranno una nuova occupazione 186.580 addetti, pari al 20% del totale dei nuovi assunti.  E le regioni dove l’offerta sarà più elevata sono le Marche, con il 33,2% del totale delle assunzioni previste, il Friuli Venezia Giulia (29,7%) e il Veneto (28,9%). A livello provinciale, il 90,9% dei nuovi assunti sarà a Vibo Valentia, e troverà un’occupazione in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. In nessun altra provincia italiana l’incidenza percentuale sarà così elevata. A Nuoro, che si colloca al secondo posto a livello nazionale, la soglia si attesta all’87,2%, e a Cosenza all’86,8%.

A livello provinciale, Sassari prima per i servizi e Pordenone per l’industria

A livello provinciale la prima realtà territoriale per nuovi ingressi nel settore dei servizi sarà Sassari, che prevede di coprire il 90,1% del totale delle assunzioni, seguita da Aosta, con 88,5%, e Rimini e Roma, entrambe con l’88,3% del totale.

Per quanto riguarda le assunzioni nell’industria, le più interessate saranno Pordenone (54,9% delle assunzioni totali) Prato (54,4%) e Vicenza (47,9%). E per quanto riguarda il comparto delle costruzioni, si distinguono le province del Sud, con Caltanissetta al primo posto (21,1% del totale), seguita da Potenza (17,5%), Enna e L’Aquila, entrambe con il 16,8% delle richieste previste.

 

Genitori e figli, su Facebook interagiscono attivamente

Su Facebook genitori e figli sono molto simili, non si limitano a condividere momenti della propria vita, ma utilizzano il social per coltivare i propri interessi, rimanere aggiornati sulle news, e mantenersi in contatto con amici e familiari. Facebook, poi, è anche uno strumento per coltivare le relazioni all’interno della famiglia, e sono pochissimi i figli che hanno deciso di togliere l’amicizia a mamma e papà. Al più si limitano a cancellare un commento che li imbarazza o a rifiutare un tag. Insomma, su Facebook i mondi di genitori e figli si incontrano, e interagiscono attivamente.

Controllare i figli su Facebook, ma senza esagerare

Si tratta dei risultati di un’indagine condotta da Doxa e commissionata da Facebook sul rapporto tra genitori e figli sui social. Secondo l’indagine, riporta Ansa, la maggior parte dei genitori connessi con i figli su Facebook ovviamente è interessata a sapere cosa fanno e come stanno, controllando ciò che pubblicano, commentando le foto dei figli e condividendo i loro post. Ma per fortuna sono pochi i genitori che commentano post di sconosciuti se i loro figli sono taggati, o che dichiarano di aver scoperto qualcosa che non sapevano dei figli tramite Facebook. E sono pochissimi quelli che compiono indagini sui figli interpellando i loro amici.

Generazioni diverse, interessi simili

Seguire gruppi, fare gli auguri e rimanere in contatto con gli amici sono le attività su Facebook che accomunano genitori e figli. Molto usata sia dai genitori sia dai figli è anche la funzione per verificare se una persona cara sta bene in caso di disastri, terremoti o incidenti. Inoltre, hobby, viaggi, acquisti e vendite, salute e benessere sono i temi più seguiti da entrambi, anche se ai figli interessano molto anche sport, fitness, moda e stile.

Unica differenza, la ricerca del consenso attraverso i like: se il 40% dei figli rimane deluso se ciò non avviene, questo importa solo al 18% dei genitori.

I papà commentano i fatti di attualità, le mamme più interessate all’aspetto ludico

Sia i papà sia le mamme utilizzano Facebook per tenersi aggiornati sull’attualità, ma le mamme sono più interessate dei papà all’aspetto ludico, mentre sono soprattutto questi ultimi che postano su ciò che gli accade nella quotidianità e commentano i fatti di attualità. Anche in questo caso, genitori e figli risultano accomunati dagli stessi comportamenti: l’88% dei genitori usa Facebook per tenersi aggiornato sull’attualità, e fa lo stesso l’89% dei figli,

il 56% dei genitori (59% dei papà) commenta i fatti di attualità, idem per il 59% dei figli, il 91% delle mamme guarda video, contro l’80% dei papà, e l’89% dei figli.