In Italia Amazon supera Google come brand più influente nel 2018

Amazon diventa il brand più influente del 2018, e spodesta Google dalla prima posizione. E nella classifica The Most Influential Brands 2018 di Ipsos quest’anno sono due le new entry nella Top 10 dei marchi più influenti in Italia: PayPal, per la prima volta in classifica direttamente al quarto posto, e Ikea, che si piazza in decima posizione.

Anche quest’anno l’istituto di ricerche di mercato ha identificato i 100 marchi che sono in grado di influenzare le nostre vite secondo l’opinione di oltre 4.000 italiani. E che non solo rappresentano l’evoluzione del mercato, ma anche le nostre abitudini nella vita di tutti i giorni.

Facilitare i processi quotidiani è un valore per determinare l’influenza di un marchio

Il primo posto di Amazon e l’ingresso della società di pagamento digitale testimoniano che la facilitazione dei processi quotidiani è un valore determinante dell’influenza dei marchi. I big del Web infatti trionfano: al terzo posto in classifica c’è Whatsapp, al quinto Facebook, seguono al sesto Apple, poi Microsoft, Youtube e Samsung.

Ikea, dal canto suo, è l’unico brand non tech e non di servizi che riesce a raggiungere per la prima volta la Top 10. Il colosso svedese dell’arredamento si dimostra quindi maestro nello storytelling incentrato sulla libertà di scelta, che in questo caso diventa espressione della propria identità.

Fuori dalla Top 10 le aziende del food

Fuori dai dieci, per la prima volta, tutte le aziende del comparto cibo, che rimangono comunque nei posti alti della classifica generale. Questo grazie al grande valore che in Italia si attribuisce ancora al settore alimentare, e alla capacità di tali brand (Nutella, Parmigiano Reggiano ecc) ad aver costruito negli anni un forte legame nazionale con i consumatori.

Non a caso questi brand si piazzano molto in alto se si parla di Trustworthy (fiducia e affidabilità) e della Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale).

Entertainment e moda: Netflix e Zalando

Finita l’era dei palinsesti fissi, il settore tv e dei nuovi servizi collegati è in continua evoluzione. Il suo simbolo è Netflix, che nel giro di un anno ottiene un avanzamento record, dall’81a posizione del 2017 alla 26a di oggi: un balzo di 60 posizioni. Un’altra crescita significativa è quella di Spotify, piattaforma streaming musicale, che registra un salto in avanti di quasi 30 posti rispetto al 2017, riporta Askanews.

Tra le aziende del settore moda spicca Zalando, new entry al 29o posto. In questo caso il consumatore premia un servizio rapido, personalizzabile, con un ampio catalogo di offerta che permette grande libertà di scelta, e dà la possibilità di esprimere il proprio stile

Vivere con lentezza? Si può, basta rispettare 14 comandalenti

Riprendere il controllo della propria vita, riposarsi di più, non cedere alla corsa frenetica della tecnologia e dei ritmi lavorativi del nuovo millennio. In poche parole, imparare a vivere con lentezza. In Italia sono nate diverse associazioni che cercano di aiutare a vivere in maniera più rilassata e lenta attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione. Una di queste si chiama L’arte del vivere con lentezza, un progetto nato nel 1999 tra Pavia e Milano e diventato associazione nel 2005.

Oggi ne fanno parte molte persone, provenienti dai settori professionali più disparati: operai, artigiani, insegnanti, infermieri, giornalisti, casalinghe, studenti e addirittura preti.

 I 14 Comandalenti da rispettare per vivere meglio

Sul sito dell’associazione esiste un vero decalogo da seguire per rallentare i ritmi e fare pace con il proprio corpo e il proprio spirito. Sono i comandalenti, semplici consigli da seguire per cambiare stile di vita senza stravolgere le giornate e senza dover rinunciare a quello che si è costruito, con fatica, negli anni, riporta Agi.

Alzarsi senza fretta e non riempire troppo l’agenda della giornata

Il 1° comandalento consiglia di svegliarsi 5 minuti prima del solito per far colazione senza fretta. Una volta in coda nel traffico, o alla cassa di un supermercato (2°), evitare di arrabbiarsi, e magari usare questo tempo per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.

3°: se si entra in un bar, ad esempio, ricordarsi di salutare il barista, gustare il caffè e risalutare barista al momento dell’uscita. 4°: scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara…

5°: quando è possibile, evitare di fare due cose contemporaneamente, o (6°) di iscrivere noi o i nostri figli a una scuola o una palestra dall’altra parte della città. Ma soprattutto (7°), non riempire l’agenda della giornata di appuntamenti: impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.

Andare a piedi e smettere di ripetere “non ho tempo”

Non è necessario correre per forza a fare la spesa (8°), e anche se potrebbe costare un po’ di più, ogni tanto andare al negozio sottocasa (9°). Scegliere di fare una camminata, invece di incolonnarsi in auto (10°), e di sera leggere i giornali al posto di fare zapping davanti alla tv (11°).

Durante i week-end evitare i viaggi e preferire la visita della propria città (12°). Se si dispone di 15 giorni di ferie, poi, meglio dedicarne 10 alle vacanze e utilizzare i rimanenti come decompressione pre o post vacanza (13°).

Ultimo comandalento: smettere di ripetere”non ho tempo” (14°). Continuare a farlo non fa certo sembrare più importanti.

Un’azione concreta (e un hashtag) per oggi

Il tempo è un elemento che dovremo sempre più proteggere e preservare. E che dovremo poter donare agli altri. Così, nella giornata mondiale della lentezza, è stato lanciata l’iniziativa #donoiltempo per provare a far dimenticare alle persone i propri incessanti desideri e doveri per dedicare un’azione nei confronti degli altri. l’invito è quello di raccontare, con un video, una foto o semplicemente una frase, l’impegno verso il prossimo. Quello che, tutti gli effetti, è un esperimento di cittadinanza attiva a chilometro zero.

Hotellerie, anche la camera per i disabili può essere di design (e vendibile a tutti)

Si parla sempre più di turismo accessibile e, con questa definizione, si intende la possibilità per tutti di concedersi una vacanza, alle migliori condizioni. Quando si affronta l’argomento, si pensa a disabilità permanenti ma, più in generale, la parola accessibilità comprende anche disabilità temporanee che potrebbero coinvolgere ognuno di noi: una gamba ingessata, ad esempio – ma pure persone anziane o mamme con bambini che quindi necessitano di servizi ad hoc. Fatte queste premesse, appare evidente che sono gli alberghi i luoghi di vacanza in cui maggiormente si devono mettere in pratica tutte quelle misure che rendono la struttura e le camere pienamente accessibili.

Cosa dice la legge

In Italia, la legge che regolamenta l’accessibilità dei locali che offrono servizi al pubblico risale all’ormai lontano 1989 ed è quindi datata.  Si tratta della legge n. 13 del 1989 che, entrando nel merito, fa riferimento al Decreto Ministeriale 236 dello stesso anno. La norma ha sostanzialmente introdotto tre principi: l’accessibilità, la visitabilità e l’adattabilità. In particolare, è importante capire cosa si indende, legalmente, anche per accessibilità: si tratta della condizione in cui l’immobile è totalmente fruibile anche alle persone su sedia a ruote. Insomma, gli alberghi devono rispettare le indicazioni previste dal Decreto Decreto Ministeriale 236 per fregiarsi del titolo di accessibili. In particolare, l’art. 5 riporta: “1.3. Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l’uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote”.Ma questo non significa che le stanze degli hotel, e in particolare i bagni, debbano trasformarsi in ambienti dall’aspetto “medicale”. Tutt’altro.

Bello e funzionale significa vendibile

Fermo restando che una struttura ricettiva è giustamente obbligata ad attrezzare ad hoc alcune stanze per accogliere persone con disabilità, non è detto né scritto da nessuna parte che queste camere debbano perdere in bellezza e design. La funzionalità può infatti benissimo coniugarsi con l’estetica: e dovrebbe essere proprio così, altrimenti le camere allestite per chi ha una disabilità rischierebbero di essere vendute con maggior difficoltà ai clienti cosiddetti normodotati. E un albergo vive, e fa business, solo e soltanto se le camere sono piene.

Come scegliere il fornitore giusto

L’ambiente della camera d’hotel più delicato in questo ambito è sicuramente il bagno, che deve rispettare una serie di parametri in termini di spazi, dimensioni e accessibilità anche per chi è su una sedia a ruote. Ma devono anche essere dei locali ben curati e funzionali, così da essere completamente sicuri e godibili da chiunque. Per essere sicuri di realizzare ambienti di alta qualità e soprattutto in linea con le più moderne tendenze del design, un nome di riferimento nel mondo dell’hotellerie è Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici, asciugacapelli e a una vasta gamma di accessori, compresa una selezione di essenziali barre di sostegno per disabili. Si tratta di prodotti in acciaio, dalle linee moderne e piacevoli, disponibili in diverse forme e misure per qualsiasi necessità, inclusi i seggiolini ribaltabili per installazione in doccia. Oltre a essere belli, tutti questi accessori sono conformi alle normative dedicate ADA e UNE41523.

La gestione della rilevazione presenze dei dipendenti

La rilevazione delle presenze dei dipendenti all’interno dei locali nei quali si svolge l’attività lavorativa è di grande importanza per più di un motivo. Su tutti, è da considerare l’aspetto relativo alla sicurezza nel caso in cui si verifichi una emergenza tale da richiedere l’evacuazione immediata dei locali: in situazioni di questo tipo, è fondamentale sapere esattamente quanti lavoratori abbiano già abbandonato i locali e soprattutto quali dipendenti si trovino invece ancora in sede, per favorire le operazioni di soccorso da parte delle autorità preposte. In seconda analisi, poter registrare giorni e orari di ingresso ed uscita dei lavoratori consente di poter effettuare in maniera più efficace la gestione del personale, il che è una necessità di aziende grandi e piccole. Oggi è ancora una volta la tecnologia più avanzata a consentire a realtà imprenditoriali di ogni tipo di poter effettuare in maniera infallibile la rilevazione presenze all’interno dei locali nei quali si svolgono le quotidiane attività lavorative.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl consentono infatti di controllare gli accessi e rilevare le presenze in maniera efficace e commisurata alle esigenze di ciascuna realtà aziendale. Mediante particolari lettori di badge, nonché lettori biometrici in grado di riconoscere la biometria del volto o le impronte digitali, è possibile registrare gli accessi e tutti i dati da passare poi all’ufficio che si occupa delle paghe, velocizzando così i tempi di lavoro e risparmiando risorse. Grazie ad un software specifico come Sfera Cloud inoltre, i dipendenti possono non solo vedere il proprio cartellino, ma anche inoltrare richieste di ferie o permessi. È possibile poi scaricare in maniera semplice tutte le timbrature dei dipendenti e creare dei report personalizzati che consentano di ottimizzare il lavoro. I sistemi di rilevazione presenze sviluppati da Cotini srl rappresentano dunque l’avanguardia del settore, strumenti in grado di migliorare la sicurezza e la qualità del lavoro di ogni realtà aziendale o commerciale.

Netflix: con 125 milioni di abbonati il titolo vola in Borsa

Il numero degli abbonati a Netflix vola, e arriva a un totale di 125 milioni. Grazie all’aumento di 7,4 milioni di abbonamenti, di cui 5,5 milioni a livello internazionale, e 1,9 milioni negli Stati Uniti, i risultati del colosso della tv in streaming spingono il titolo in Borsa, dove arriva a guadagnare l’8% a 333,98 dollari per azione, ai massimi storici.

Il balzo fa volare la capitalizzazione di mercato di 140 miliardi di dollari, anche se a spingere i conti nei primi tre mesi, oltre alla crescita degli abbonamenti, è stato anche l’aumento dei prezzi, saliti del 14%.

 

Doppia conferma per il colosso dello streaming

Se le stime diffuse a gennaio indicavano una crescita netta di 6,35 milioni di utenti ne sono arrivati molti di più, con una crescita anno su anno del 43%. Per la piattaforma di streaming quindi è una doppia conferma: l’espansione internazionale ha spinto la crescita e il ritocco dei prezzi di fine 2017 non ha messo in fuga gli utenti. Anzi, il numero di abbonati è il dato che più ha sorpreso i mercati. E per il trimestre in corso Netflix stima di aumentare il numero degli abbonati di ulteriori 6,2 milioni, 1,2 negli Stati Uniti e 5 milioni all’estero.

Investimenti in contenuti per una piattaforma da Oscar

La società guidata da Reed Hastings nel primo trimestre 2018 ha vinto il suo primo Oscar con il documentario Icarus, e quest’anno prevede di spendere fino a 8 miliardi di dollari in contenuti, grazie anche ai nuovi talenti acquistati, da Ryan Murphy (il creatore di Glee, American Horror Story e Nip/Tuck), ingaggiato per 300 milioni di dollari, alla regina del piccolo schermo Shonda Rhimes. Netflix ha poi ribadito l’impegno a produrre serie internazionali, come la spagnola  La Casa de Papel (La casa di Carta), diventata la più vista di sempre tra quelle non in lingua inglese.

Il mercato Usa resta il più remunerativo e non è ancora saturo

Da un parte il Paese d’origine resta il più remunerativo, perché ha margini più alti ed è da lì che arriva ancora la maggior parte del fatturato. Negli Stati Uniti gli abbonati infatti sono meno (56,7 milioni) che all’estero, ma fanno incassare di più (1,82 miliardi). Per platea e prospettive di crescita, però, Netflix punta sui mercati internazionali, che contano 68,29 milioni di abbonati, per 1,78 miliardi di incasso.

Il prossimo trimestre quindi Netflix dovrebbe abbandonare lo status di impresa “domestica”. E secondo le previsioni dovrebbe arrivare dai mercati esteri oltre il 50% del fatturato

Nasce Cybersecurity, il primo gruppo di studio per la sicurezza dei servizi sanitari nazionali

Si chiama Cybersecurity, ed è il primo gruppo di studio per la costruzione di un sistema di sicurezza dei dati informatici nei servizi sanitari italiani. Coordinato dall’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità, Cybersecurìty nasce da un’iniziativa del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali, insieme al Centro Nazionale di Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica e in collaborazione con la Polizia postale e delle Comunicazioni. L’obiettivo di Cybersecurity è perciò quello di sviluppare le conoscenze e le metodologie di difesa di tutti i sistemi informativi utilizzati in ambito sanitario. Sempre più, infatti, il tema della tutela della privacy – specie per dati tanto sensibili come sono quelli relativi alla salute – diventerà un’assoluta priorità per tutti gli stati.

Proteggere i dati dei cittadini è di primaria importanza

“Per consentire il pieno sviluppo nel sistema sanitario italiano di servizi basati sull’uso coordinato e sicuro delle tecnologie digitali è di primaria importanza proteggere i dati sanitari dei cittadini in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, spiega Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali. Il gruppo quindi studierà strategie specifiche per migliorare la difesa delle strutture sanitarie italiane da attacchi informatici, e si occuperà di definire adeguati e aggiornati sistemi di formazione per le professioni sanitarie. I rischi di accessi indesiderati a questi dati, quindi, dovranno essere il più possibile limitati e controllati con la tecnologia e la formazione più adeguate.

I regolamenti già ci sono, ma manca la consapevolezza del rischio informatico

“Norme e regolamenti ci sono e l’ISS lavora da anni per migliorare la gestione del rischio, tuttavia – avverte Mauro Grigioni, Direttore del Centro Nazionale di Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica – risulta ancora insufficiente la consapevolezza di quanto siano importanti i comportamenti nell’usare i dispositivi connessi in rete, per la salvaguardia dell’atto medico e dei dati dei pazienti”.

È necessario adeguare la cybersicurezza al livello attuale di minaccia globale

“È opportuno – conclude il direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi – dedicare le maggiori attenzioni alla ricerca di soluzioni di cybersicurezza adeguate al livello attuale della minaccia globale, in un momento storico, peraltro, nel quale il numero degli attacchi informatici fa registrare un netto incremento su scala mondiale”. Anche i dati dei servizi sanitari nazionali, quindi, andranno messi in cassaforte e protetti da possibili furti e attacchi.

Dal 2013 al 2017 il Fisco ha recuperato cento miliardi di euro dall’evasione

Negli ultimi 5 anni sono stati recuperati oltre 100 miliardi di euro dall’evasione fiscale. E se nel 2016 si è registrato un boom delle entrate, grazie a 23,1 miliardi incassati (+22,2%), un altro significativo passo in avanti è stato fatto lo scorso anno, grazie alla somma record di 25,8 miliardi (+11,7%). In particolare, il maggiore gettito dei tributi amministrativi dell’Agenzia delle Entrate ammonta a 81,3 miliardi, a cui bisogna aggiungere altri 20,5 miliardi incassati dall’Agenzia per conto di altri enti creditori, per un totale di 101,8 miliardi di euro.

Gli strumenti del recupero crediti: versamenti diretti, ruoli e voluntary discloruse

I dati relativi al periodo 2013-2017 sono diffusi dall’Agenzia delle entrate ed elaborati dall’Adnkronos. Il recupero dei tributi amministrati è avvenuto attraverso diversi strumenti, messi in campo dall’Agenzia delle Entrate, come i versamenti diretti (cioè le somme versate con modello F24 a seguito degli atti emessi dall’Agenzia,) che hanno portato nelle casse dell’erario 50,1 miliardi. Altri 24,6 miliardi sono stati riscossi attraverso i ruoli, mentre grazie alla voluntary discloruse negli ultimi 2, anni sono stati recuperati 4,5 miliardi. Infine altri 2,1 miliardi sono il risultato dell’attività di promozione della compliance.

Le somme recuperate: da 13,1 miliardi nel 2013 a 20,1 miliardi nel 2017

Passando all’esame dei singoli anni, si osserva che dal 2013, quando gli incassi complessivi sono stati pari a 16,4 miliardi, si è registrato un constante incremento delle somme recuperate. Nel 2014 il gettito è salito a 17,6 miliardi (+7,3% rispetto all’anno precedente), mentre nel 2015 si è arrivati a 18,9 miliardi (+7,4%).

In particolare le somme recuperate dall’evasione dei tributi amministrativi sono passate da 13,1 miliardi nel 2013 a 14,2 miliardi nell’anno successivo (+2,4%). Nel 2015 gli incassi hanno raggiunto quota 14,9 miliardi, registrano un incremento del 4,9%, mentre nel 2016 il gettito è arrivato a 19 miliardi (27,5%), fino ad arrivare a 20,1 miliardi dello scorso anno (+5,8%).

Nel 2017 l’incasso per conto di altri enti creditori è stato di 5,7 miliardi

Passando alla riscossione effettuata per conto degli altri enti creditori, risulta che il primo anno gli incassi ammontavano a 3,3 miliardi, che sono saliti a 3,4 miliardi l’anno successivo (+3%). Nel 2015 il gettito è stato pari a 4 miliardi (+17,6%), nel 2015 è arrivato a 4,1 miliardi nel 2016 (+2,5%) e, infine, nel 2017 l’incasso è stato di 5,7 miliardi con un incremento del 39%.

Italiani, popolo di viaggiatori per gusto

Cosa spinge gli italiani a muoversi? Nel 30% dei casi la gola. Proprio così: un nostro connazionale su tre ha infatti fatto almeno un viaggio motivato dall’enogastronomia negli ultimi tre anni. Il risultato è il frutto dell’analisi emersa dal ‘Primo Rapporto sul turismo enogastronomico italiano’, che evidenzia quanto l’abbinata cibo e vino sia determinante nelle scelte di viaggio. Sotto l’egida dell’Università degli studi di Bergamo e della World Food Travel Association, con il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor, Roberta Garibaldi, esperta a livello nazionale e internazionale di turismo enogastronomico, ha coordinato l’Osservatorio e ha promosso la ricerca.

Gastromania motore dei viaggi

“Questo lavoro mette a fuoco un trend in forte ascesa. Risulta sempre più evidente come la ‘gastromania’ stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. Un atteggiamento sempre più simile a quello di molti stranieri” afferma Garibaldi.

L’attenzione da parte della politica

Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, aggiunge: “C’è una domanda crescente di servizi per i turisti del cibo che va soddisfatta di più e meglio. È molto positiva la crescita dei viaggiatori che visitano i nostri territori alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche. Serve ora aprirsi ancora di più, aggiungendo alla qualità e alla sostenibilità la parola multifunzionalità. La ricezione turistica, anche attraverso l’apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva”.

L’importanza della formazione professionale

“Su questa strada  dobbiamo fare di più a partire dalla formazione professionale. Abbiamo bisogno di professionisti del cibo, che sappiano interagire anche con i turisti e i buyer stranieri. Il nostro impegno andrà avanti, come dimostrato di recente anche dalle nuove regole dell’enoturismo, che oggi rappresenta una delle chiavi più avanzate dell’agroalimentare italiano” specifica il ministro Martina.

Cosa amano gli enoturisti

Scendendo nei numeri del Rapporto, si evidenzia che il 63% dei turisti italiani, quando deve scegliere un viaggio, ritiene  importante anche la componente enogastronomica o la possibilità di effettuare esperienze tematiche. Le esperienze food più popolari, dopo il mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale (indicata dal 73% dei turisti), sono visitare un mercato con prodotti del territorio (70%) e comprare cibo da un food truck (59%). Forte è pure l’interesse verso il beverage, non solo vino, ma anche birra locale.

Toscana, la regione più “golosa”

Sul fronte delle mete, la Regione che attrae maggiormente è la Toscana, ma piace anche il Sud con Sicilia e Puglia in testa.

 

Il consulente per la sicurezza sul lavoro

Oggi parliamo della figura, spesso quasi sconosciuta, del consulente per la sicurezza sul lavoro. Molte volte vista come “l’ispettore esterno che ora ci cazzia”, è in realtà un partner assolutamente fondamentale per l’azienda, una persona alla quale delegare una delle più importanti problematiche che il datore di lavoro si trova a dover fronteggiare, ovvero quella della sicurezza della forza lavoro.

Il consulente sicurezza sul lavoro deve essere una figura estremamente preparata in ambito sicurezza e medicina del lavoro, prevenzione infortuni ed incendi, normative di legge, contratti ecc… Non deve solo saper identificare “falle” e segnalarle, ma deve essere in grado di trovare qualsiasi soluzione a qualsiasi problema derivante da esse. Anche, eventualmente, coinvolgendo professionisti terzi in azienda: è importante, quindi, che sappia comprendere necessità e problematiche dell’imprenditore, che ha di fronte una mole di adempimenti burocratici spesso agghiacciante.

Ecco allora che sgravarlo di tutti i pensieri legati alla sicurezza aziendale risulta il ruolo principale del consulente, focalizzando l’attenzione sull’aspetto determinante quando si parla di infortuni sul lavoro: la prevenzione. Prevenire, sembra banale dirlo ma è la realtà, significa risparmiare in futuro: risparmiare in termini economici, laddove un infortunio dovesse richiedere poi adeguamenti e penali che possono incidere pesantemente sul bilancio aziendale, e risparmiare in termini di tempo. Individuare da subito criticità e limiti del luogo di lavoro consente infatti di dedicarsi con calma all’investimento necessario per ridurli, trovando soluzioni sostenibili ma efficaci.

Il consulente sicurezza sul lavoro studia, analizza, simula e trova le soluzioni, anche in partnership con professionisti esterni: conosce benissimo la realtà aziendale, svolge le pratiche necessarie, cura la formazione del personale ma, anche e soprattutto, si ingegna per agevolare gli investimenti necessari, magari trovando incentivi o finanziamenti utili alla causa. Una figura preziosa, esperta e disponibile: Area 81 ritiene di soddisfare questi requisiti, e si pone come tuo potenziale partner in ambito sicurezza sul lavoro.

Google, ecco le parole chiave del 2017

Cosa è successo di veramente significativo quest’anno? Tanti avvenimenti, certo. Alcuni importanti a livello internazionale, altri solo di costume, certi ancora riferiti al gossip. Per avere però il “peso” di quelli che sono stati i temi più caldi dell’anno, basta dare un’occhiata alle ricerche effettuate su Google dagli utenti del web. Le sorprese, in effetti, non mancano.

Da Rigopiano alla Corea del Nord

Tra le parole emergenti nel 2017 su Google, che ogni anno compila la lista dei termini che hanno fatto registrare il maggiore incremento nelle ricerche, appaiono nomi (e cognomi) per certi versi sorprendenti. A una prima lettura della classifica, sembrerebbe che gli argomenti più “caldi” siano proprio quelli legati ai personaggi famosi o comunque mediatici. Ad esempio, a livello italiano le parole più “googolate” sono Nadia Toffa (il volto del programma televisivo Le Iene, colpita a fine anno da un malore), l’Hotel Rigopiano, teatro di una terribile tragedia, ma anche Italia-Svezia, il Festival di Sanremo, la Corea del Nord e la canzone Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani.

Nove liste per “esaminare” un anno

Google suddivide i trend più interessanti dell’anno in nove liste: parole emergenti, personaggi, eventi, i ‘perché’, i ‘come fare’, ‘cosa significa’, le mete di vacanza, le ricette, i biglietti degli eventi più gettonati nel 2017. Nadia Toffa ha generato così tanto interesse che è prima sia nella lista delle parole sia in quella dei personaggi di Google. In quest’ultima lista compaiono anche tre lutti nel mondo dello spettacolo: Paolo Villaggio, il leader dei Linkin Park Chester Bennington e Chris Cornell, voce dei Soundgarden. Tra i personaggi più gettonati non mancano Chiara Ferragni e il portiere del Milan Donnarumma.

I trend globali di Google: scandali e nozze vip ai primi posti

La lista dei trend globali di Google vede la primo posto Matt Lauer (famosissimo giornalista televisivo americano), seguito da Megan Markle, attrice e prossima sposa del principe Harry d’Inghilterra. Al terzo posto – a livello globale – ancora la nostra Nadia Toffa, e poi la schiera di attori, registi e produttori di Hollywood travolti dal recente scandalo partito da Harvey Weinstein, al quarto posto (al quinto c’è Kevin Spacey).

Perché? Catalogna e Corea al top

Nelle liste del mega motore di ricerca, tra i perché più ricercati le voci emergenti sono ad esempio la Catalogna (perché vuole l’indipendenza) e la Corea del Nord (perché vuole attaccare gli Stati Uniti). Ma non mancano curiosità più originali, come “perché fischiano le orecchie?”. Tante ricerche anche in merito alle località di vacanza, con Sicilia, Grecia e Sardegna al top.