Imprese agricole lombarde, fatturato in progresso nonostante le difficoltà

Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, il settore agricolo lombardo conferma la sua capacità di resilienza, e gli indicatori di fatturato e redditività mostrano un lieve progresso rispetto alla seconda metà del 2020, anche per via del buon andamento delle quotazioni dei principali prodotti. Nei primi sei mesi del 2021 il comparto risente ancora degli effetti della pandemia sui settori che contribuiscono indirettamente alla creazione del valore aggiunto agroalimentare, come ristorazione, ricezione, intrattenimento, e istruzione. A questo si aggiunge la crescita dei costi di produzione e le difficoltà di approvvigionamento di macchinari e pezzi di ricambio, che colpiscono in maniera trasversale tutti i comparti. Se i rincari di energia e petrolio si ripercuotono su fertilizzanti e fitofarmaci, gli effetti più gravi riguardano la zootecnia, il cuore dell’agricoltura lombarda, per via del rally senza precedenti delle quotazioni di cereali e altri alimenti che compongono la razione animale.

Tasso di crescita a due cifre per l’Export agroalimentare

Si tratta di alcuni risultati dell’analisi congiunturale del primo semestre 2021 per il settore agricolo lombardo realizzata da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, con il supporto del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.
“Lo stato di salute dell’agricoltura lombarda è solido: lo confermano sia i consumi interni sia l’export – dichiara il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio -, a testimonianza di quanto sia importante avere una base forte e diversificata di imprese e produttori”.
Secondo lo studio, infatti, l’export agroalimentare mostra una decisa ripartenza, raggiungendo nei primi 6 mesi del 2021 un tasso di crescita a due cifre dopo lo stallo dell’anno precedente.

I rincari non consentono di sfruttare le condizioni favorevoli del mercato

Il risultato complessivo dell’agricoltura regionale è il risultato di dinamiche settoriali differenziate. Il lattiero-caseario, ad esempio, beneficia del buon andamento della domanda mondiale, e dei prezzi delle principali produzioni che si mantengono sopra i livelli dello scorso anno. Il rincaro dei mangimi non consente però di sfruttare appieno le condizioni favorevoli del mercato. Anche le quotazioni delle carni suine mostrano un andamento positivo, sia nel circuito DOP sia non DOP, ma anche in questo caso la redditività risulta compressa dall’impennata dei costi produttivi.

Cereali, un settore in ottima salute per via dei prezzi di mais e frumento
Le carni bovine evidenziano i risultati peggiori nel comparto zootecnico, senza riuscire a recuperare rispetto alla situazione difficile del 2020. La lieve crescita delle quotazioni e la stabilità dei consumi non permettono infatti di compensare i maggiori costi per l’alimentazione animale. I cereali, al contrario, rappresentano il settore in maggiore salute per via dei record raggiunti dai prezzi di mais e frumento, che dovrebbero rimanere elevati anche nei prossimi mesi permettendo di assorbire senza problemi i rincari degli input produttivi. Il vino, poi, continua a soffrire le limitazioni del canale Ho.Re.Ca, sebbene le valutazioni siano in miglioramento rispetto a un 2020 estremamente negativo, anche grazie alla diversificazione dei canali distributivi. In questo caso, i prezzi mostrano alcuni segnali di ripresa, che però non si sono estesi a tutte le denominazioni.

I boschi italiani aumentano di quasi 587 mila ettari in 10 anni

La marcia dei boschi italiani non sembra fermarsi. In 10 anni aumentano la loro superficie e la biomassa, e con esse la capacità di assorbire anidride carbonica: quasi 587 mila ettari di boschi in più per 290 milioni di tonnellate di CO2 sottratte all’atmosfera. È quanto emerge dall’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio, la cui attività di monitoraggio degli ecosistemi forestali si inserisce nella realizzazione degli obiettivi strategici individuati dall’Unione Europea nell’ambito del Green Deal. Ovvero, il raggiungimento della neutralità delle emissioni inquinanti entro il 2050.

La biomassa cresce del 18,4% pari a 165,4 metri cubi a ettaro

Più in particolare, la lettura dei dati evidenzia un aumento della superficie forestale di circa 586.925 ettari, per un valore complessivo di 11.054.458 ettari di foresta, pari al 36,7 % del territorio nazionale. La consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, e i valori a ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi. Lo stock di carbonio nella biomassa epigea e nel legno morto è poi passato dai 490 milioni di tonnellate della rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente a un valore di CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate. In pratica, un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all’atmosfera.

Più foreste meno CO2

L’anidride carbonica è il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento globale delle temperature. Le foreste invece svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri naturali e ambientali globali, e contemporaneamente, nel contribuire al soddisfacimento dei bisogni del genere umano. Affinché le foreste “contino” nelle scelte e nelle strategie politiche ed economiche del Paese, bisogna prima di tutto “contare” le foreste, riporta Askanews. La sottrazione dall’atmosfera e l’immagazzinamento dei gas a effetto serra, in particolare del diossido di carbonio o anidride carbonica, è una delle funzioni più importanti riconosciute alle foreste, che in questo modo contribuiscono a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e a regolare il clima.

Una formidabile macchina biologica

Le foreste, inoltre, come tutto il regno vegetale, rappresentano un ponte insostituibile tra il mondo inorganico e quello degli esseri viventi, e una formidabile macchina biologica che cattura carbonio dall’atmosfera, lo immagazzina nelle sue fibre e lo tiene bloccato per tempi anche molto lunghi. Un metro cubo di legno secco contiene infatti circa 260 kg di carbonio, pari a circa la metà del suo peso.

L’Italia eccelle nell’economia circolare, non per stile di vita green

Nella classifica dei Paesi europei più attivi nell’economia circolare l’Italia è prima, seguita da Olanda, Austria e Danimarca. Le buone prestazioni sul fronte dell’economia circolare nascono da vari fattori, innanzitutto da condizioni oggettive e tradizionali. La nostra ‘geografia’, infatti, caratterizzata in prevalenza da un clima mite, favorisce bassi consumi di energia, e la strutturale carenza di materie prime, ha ‘abituato’ l’economia italiana a ottimizzare l’uso di energia e risorse naturali. Ma se l’Italia eccelle nell’economia circolare arranca sul fronte dei comportamenti ‘green’, ed è in deciso rallentamento in settori-chiave della transizione ecologica. Come ad esempio la produzione e il consumo di energie rinnovabili. Se nel 2004 l’Italia contava il 6,3% di energia pulita sui consumi finali, e il 17,1% nel 2014, raggiungendo il target europeo del 17% con largo anticipo, nel 2019 si è fermata al 18%. È quanto emerge dal Rapporto di Circonomia, il Festival nazionale dell’economia circolare di Alba.

Prestazioni ambientali in contrasto con il declino economico e sociale

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche, poi, nel 2010 la produzione elettrica da nuove rinnovabili, escludendo l’idroelettrico, era pari all’8%, valore inferiore alla media europea, e se nel 2015, con un balzo trainato dal fotovoltaico, era arrivata al 23%, si è fermata alla stessa percentuale fino al 2019. Inoltre, le prestazioni ambientali dell’Italia contraddicono il persistente declino del Paese sotto il profilo economico e sociale. L’Italia arretra, talora in assoluto, più spesso in termini relativi rispetto agli altri Paesi, sotto il profilo del reddito, delle condizioni sociali, dei tassi occupazionali, dei divari di genere e generazionali.

Comportamenti di consumo poco sostenibili

La terza ‘ombra’ riguarda i comportamenti, gli stili di vita e di consumo. Nel confronto con altri Paesi europei l’Italia, che nell’indice di circolarità primeggia, mostra un’assai maggiore lentezza nell’aprirsi a modelli di consumo e stili di vita ‘circolari’. Nelle nostre case consumiamo più energia della media dei cittadini europei: peggio di noi fanno solo Belgio e Lussemburgo. E la penetrazione del solare termico nei consumi domestici è un quarto di quello della Spagna e meno di metà di quello della Germania.

Indietro per spesa alimentare bio e mobilità alternativa

Sebbene siamo uno dei principali produttori europei di prodotti alimentari biologici, per consumi bio sia rispetto alla spesa alimentare sia per abitante l’Italia è dietro buona parte dei Paesi del Nord Europa. Altro capitolo nel quale fatichiamo è quello della mobilità alternativa: da una parte siamo il Paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione privata dall’altra pur essendo i primi produttori europei di biciclette i ritmi di vendita di bici ed e-bike sono ampiamente al di sotto della media europea. Nell’ambito dei comportamenti ‘green’, vanno poi sottolineate le profonde differenze tra le regioni. Dalla diffusione delle energie rinnovabili all’utilizzo degli eco-bonus, dal car-sharing alla raccolta differenziata, il gap tra Nord e Sud  è vistoso e non pare in via di riduzione.

Smartworking, connessione, disconnessione e riconnessione

Lo smartworking è una tipologia contrattuale regolata dalla legge 81 del 2017. Poiché prevede una modalità di prestazione da remoto diversa da quella che si è affermata durante la pandemia “bisogna assicurare in maniera effettiva il diritto alla disconnessione, alla connessione e alla riconnessione”, spiega la giuslavorista dell’Università di Milano Alessandra Ingrao.
Il diritto alla disconnessione presuppone infatti “che il dispositivo debba essere disconnesso dal server aziendale, cosicché il lavoratore non debba farsi carico di non rispondere a chiamate o messaggi. La connessione, invece, resta a carico degli individui qualora l’azienda non supporti i costi – continua Ingrao -. Infine, la riconnessione è il diritto, una volta, terminata la pandemia, di ritornare in ufficio e poter contrattare le condizioni con cui tornare, evitando la completa spersonalizzazione da isolamento connessa alla sindrome della capanna”.

Rimescolare le carte dopo una fase di telelavoro estremo

Dopo una fase di telelavoro estremo durante i lockdown e una successiva spinta verso il ritorno in ufficio, questi tre diritti stanno rimescolando le carte. Ma la possibilità di recuperare fondi disinvestendo dagli uffici fisici in centro città per destinarli a viaggi e iniziative aziendali sta attivando soprattutto le aziende Fintech, che come People.ai Inc, hanno ridotto gli uffici dei propri quartier generali, chiuso le sedi satellite e riprogettato strutture operative per renderle fruibili da remoto.
L’azienda, in questo modo, ha potuto impiegare l’85% del budget immobiliare del 2019 reinvestendolo in vantaggi per i dipendenti, tra cui un viaggio per tutto lo staff di 200 persone, e altri organizzati in forma ridotta per i singoli team.

Riportare tutti indietro al lavoro in ufficio sarebbe un errore

 “Riportare tutti indietro al lavoro in ufficio sarebbe un errore – commenta il CEO di People.ai Inc Oleg Rogynskyy  – è con la rigidità di vedute che si perdono i talenti”. Anche l’incubatore di startup All Turtles Corp. ha deciso di chiudere gli uffici di Parigi, Tokyo e San Francisco per spostare tutto online, mente un gigante come HSBC intende ridurre i propri uffici del 20% entro la fine del 2021, sfruttando la tendenza al lavoro da casa durante la pandemia globale per ridurre le spese immobiliari.

Passare a un modello di lavoro ibrido

“Stiamo passando a un modello di lavoro ibrido ove possibile, offrendo ai nostri dipendenti la flessibilità di lavorare in un modo adatto sia a loro che ai loro clienti – dichiara il capo di HSBC Noel Quinn, come riporta Adnkronos -. Avremo bisogno di meno spazio per uffici e abbiamo in programma di ridurre la nostra impronta globale di oltre 3,6 milioni di piedi quadrati, o circa il 20%, entro la fine del 2021”. 
A maggio poi la banca ha anche iniziato un test pilota per il venerdì pomeriggio senza Zoom nel tentativo di alleviare lo stress causato dagli infiniti incontri virtuali durante la pandemia.

Lavorare all’estero? Sì, ma senza muoversi da casa per il 93% degli italiani

Lavorare per un’azienda straniera senza uscire dai confini italiani? Un’opzione non solo possibile, ma anche una prospettiva allettante per molti professionisti. Se la recente crisi sanitaria ha cambiato radicalmente il mondo del lavoro, con l’avvento dello smart work su larga scala, allo stesso tempo si sono aperte nuove opportunità che raramente sono state esplorate prima della pandemia, come lavorare per una multinazionale estera senza nemmeno uscire di casa. Una recente indagine di Wyser rivela che professionisti e manager italiani vorrebbero instaurare rapporti di lavoro con aziende internazionali restando in Italia: ha infatti risposto così il 93% degli intervistati su un campione composto da oltre 1.500 persone. I motivi sono molteplici: vivere un’esperienza di respiro internazionale senza allontanarsi dalla famiglia, esplorare nuove prospettive e metodologie di lavoro, affrontare nuove sfide professionali e addirittura per aiutare l’ambiente abbattendo gli spostamenti abitazione-ufficio.

Le relazioni? Funzionano anche a distanza

Chi è disposto a operare esclusivamente da remoto non sembra avere preoccupazioni in merito ai rapporti interpersonali, preziosi fra colleghi, e sulla comunicazione all’interno del team. La lontananza fisica, quindi, non è certo un ostacolo perché “l’empatia non conosce confini” e l’elemento umano “può essere coltivato anche da dietro lo schermo” sono le risposte maturate dopo un anno di distanziamento sociale. I risultati dell’indagine evidenziano poi il desiderio dei lavoratori italiani di sfruttare appieno le potenzialità del lavoro a distanza, confermando così i risultati dello studio Wyser del 2020, in cui il 60% degli intervistati si è dichiarato pronto a cambiare lavoro se costretto a rientrare a tempo pieno presso il proprio ufficio. 

Dall’Italia per realtà estere e dall’estero per realtà italiane

Tali dati sono anche in linea con le tendenze internazionali: secondo uno studio,  di McKinsey il 52% dei lavoratori desidera un futuro del lavoro più flessibile Quindi, da un lato, se le aziende con sede all’estero hanno una forte appeal per gli italiani che desiderano lavorare da remoto, dall’altro lato ci sono anche persone intenzionate a lavorare per realtà italiane pur vivendo all’estero. Per il 42% dei partecipanti al sondaggio, la Spagna è la meta oltreconfine più gettonata per un trasferimento,  seguita dal Regno Unito (31%) e dalla Francia (11%). Il restante 16% punta non solo a mete europee come Portogallo, Irlanda o Germania, ma guarda anche oltre, fino ad arrivare alla Cina, all’Indonesia o agli Stati Uniti. Tale scelta è dettata non solo da elementi prettamente professionali, ma anche da quelli culturali e dallo stile di vita della nazione indicata, un orientamento condiviso dal 71% degli intervistati, per cui la qualità della vita rappresenta il principale fattore da valutare nella scelta del paese estero da cui continuare a lavorare per aziende con sede in Italia.

L’89% dei link dannosi viene diffuso tramite WhatsApp

A livello globale sono stati registrati 480 casi di phishing al giorno sulle app di messaggistica. È quanto risulta dai dati anonimizzati forniti volontariamente dagli utenti di Kaspersky Internet Security for Android, secondo cui i Paesi che hanno subìto il maggior numero di attacchi di phishing sono la Russia (46%), seguita da Brasile (15%) e India (7%). Ma quali sono le app di messaggistica più popolari tra i truffatori che utilizzano tecniche di phishing? Secondo Kaspersky Internet Security for Android non c’è dubbio, il maggior numero di link dannosi rilevati tra dicembre 2020 e maggio 2021 è stato inviato tramite WhatsApp (89,6%). Al secondo posto, Telegram (5,6%), Viber al terzo, con una percentuale del 4,7%, e al quarto Hangouts, con l’1%.

Da dicembre 2020 a maggio 2021 91.242 casi a livello globale

L’azienda ha analizzato i clic anonimi sui link di phishing in queste applicazioni e ha rilevato che tra dicembre 2020 e maggio 2021 sono stati registrati 91.242 casi a livello globale.
Secondo le statistiche, Kaspersky Internet Security for Android ha rilevato il maggior numero di link dannosi su WhatsApp, anche per il fatto che si tratta dell’applicazione di messaggistica più popolare a livello globale. In ogni caso, il maggior numero di messaggi dannosi su WhatsApp è stato rilevato in Russia (42%), seguita da Brasile (17%) e India (7%).

L’app con il minor numero di rilevamenti è Telegram. In Russia più casi 

Sempre guardando agli utenti di Kaspersky Internet Security for Android, risulta come Telegram sia l’app con il minor numero di rilevamenti, mentre per quel che riguarda la distribuzione geografica è simile a quella di WhatsApp. Il maggior numero di link dannosi è stato, infatti, rilevato in Russia (56%), seguita da India (6%) e Turchia (4%). Le percentuali elevate in Russia sono probabilmente dovute all’incremento della popolarità di questo servizio di messaggistica nel Paese.

Viber e Hangouts registrano un numero inferiore di casi 

In base alle statistiche, Viber e Hangouts hanno avuto un numero inferiore di casi registrati, riporta Adnkronos. La differenza fondamentale tra loro è la distribuzione geografica. Il maggior numero di rilevamenti in Viber è stato identificato principalmente in Russia, con l’89%, e nei paesi della CSI, tra cui Ucraina con, il 5%, e Bielorussia con il 2%, mentre la maggior parte dei rilevamenti di Hangouts proveniva da Stati Uniti (39%) e Francia (39%). In termini di numero di attacchi di phishing registrati per singolo utente su WhatsApp, il primato è detenuto da Brasile con 177 attacchi e India con 158. Rispetto agli altri Paesi, gli utenti russi sono in testa per quel che riguarda il numero di rilevamenti su Viber (305) e Telegram (79).

Condizionatore, quest’estate la bolletta costerà il 29% in più

L’estate 2021 potrebbe essere una delle più calde degli ultimi anni. Se questa è una buona notizia per chi si concederà una vacanza lo è un po’ meno per i 6,5 milioni di italiani che secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, resteranno a casa. Per combattere il caldo tra le mura domestiche non resta perciò che affidarsi ai condizionatori, che secondo le stime di Facile.it, incidono per un costo che può arrivare fino a 186 euro l’anno, vale a dire il 29,5% in più rispetto al 2020. Se a questo si aggiungono sprechi ed errori d’uso, il salasso è garantito. Ecco perché Facile.it ha realizzato un vademecum con 7 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sull’energia elettrica.

Attenzione all’etichetta e utilizzare il condizionatore inverter

Sebbene da marzo sia entrata in vigore la nuova classificazione delle etichette energetiche degli elettrodomestici, i condizionatori non sono stati investiti da questo cambiamento. Attenzione però a scegliere il dispositivo con la classe energetica giusta: gli apparecchi in classe A e superiori, oltre a essere più sostenibili per l’ambiente, garantiscono anche minori consumi energetici portando enormi vantaggi in termini di risparmio. Il secondo consiglio è valutare l’istallazione di un condizionatore inverter, che una volta raggiunta la temperatura ideale, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire, e permettendo un risparmio energetico del 30%.

Freddo sì, ma non polare, e attenti alla manutenzione

Mantenere la temperatura del condizionatore troppo bassa non solo fa male alla salute, ma è anche uno spreco. Il consiglio è di impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno. Meglio ancora, utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento. In questo modo è possibile ridurre i costi fino al 13%.  Non controllare e non pulire i filtri del condizionatore, poi, è una noncuranza che può costare cara. Se l’impianto è pulito correttamene abbiamo la garanzia che questo possa funzionare al 100%: un apparecchio non mantenuto in modo corretto consuma fino all’8% in più.

Dormire alla giusta temperatura. Ma quale tariffa scegliere?

Quando usiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso. È bene quindi fare attenzione alle finestre o alle porte aperte: disperdere il fresco può arrivare a incidere fino al 6% sui consumi. Il consiglio è anche quello, durante le ore notturne, di utilizzate la funzione apposita per la notte o di programmare in maniera corretta la temperatura. In questo modo è possibile ridurre i consumi sino al 10%. Inoltre, scegliere una tariffa energetica adeguata alle proprie esigenze si traduce spesso in un risparmio economico significativo. Oltre a valutare con attenzione se convenga una tariffa mono o bioraria, per chi è ancora in regime tutelato è bene valutare il passaggio al mercato libero. In questo modo, secondo le stime di Facile.it, è possibile abbattere la bolletta fino al 7%.

Editoria, il mercato del libro cresce del +44% nei primi 5 mesi del 2021

Dopo un 2020 positivo anche quest’anno è iniziato con una forte crescita del mercato italiano del libro. Secondo gli ultimi dati GfK nei primi cinque mesi del 2021 il mercato italiano del libro ha infatti registrato una crescita a valore del +44% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un giro d’affari di oltre 564,2 milioni di euro. In particolare, spiccano le performance del Fumetto, che stando alle rilevazioni GfK segnano una crescita del +182% a valore. Complessivamente, nel periodo compreso tra i mesi di gennaio e maggio 2021 nel nostro Paese sono state vendute 39,7 milioni di copie. 
Ma il trend è positivo anche nel confronto con le vendite registrate durante lo stesso periodo del 2019. In questo caso la crescita a valore è del +23%.

Prime dieci settimane del 2021: +30% 

La positività del mercato non è solo un effetto del confronto con il periodo del primo lockdown, che era coinciso con le chiusure di librerie e negozi. Infatti, analizzando l’andamento delle prime dieci settimane del 2021 si registra una crescita del +30% a valore rispetto allo stesso periodo del 2020, ovvero prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19. Ma il trend è positivo anche se si confrontano le vendite registrate tra gennaio e maggio 2021 con quelle dello stesso periodo del 2019, e in questo caso la crescita a valore è del +23%.

Le nuove pubblicazioni crescono del +13%

Analizzando nel dettaglio i dati relativi al primo quadrimestre 2021, crescono del +13% le nuove pubblicazioni, le nuove referenze uscite nell’anno, che includono sia i titoli nuovi sia le nuove edizioni di titoli già pubblicati in passato. La Top 10 dei prodotti più venduti registra invece una crescita del +47%.
Per quanto riguarda il prezzo medio di vendita è stato pari a 14,20 euro, con una crescita del +1,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Un effetto, questo, dell’entrata in vigore a marzo 2020 della nuova legge per la promozione e il sostegno alla lettura, che ha ridotto lo sconto ordinario massimo applicabile dal 15% al 5% del prezzo di copertina.

Il Fumetto registra un trend a valore pari al +182% rispetto al 2020

In termini di contenuto, si evidenzia una crescita generalizzata che coinvolge un po’ tutti i comparti, dall’editoria per Bambini, che segna un +33%, alla Narrativa (+42%), la Saggistica (+52%) e la Manualistica (+37%). Particolarmente significativa risulta la crescita del Fumetto, che registra un trend a valore pari al +182% rispetto al 2020.

Istat: la fiducia di imprese e famiglie è a livelli pre-Covid

Secondo i dati Istat per il mese di maggio l’indice di fiducia dei consumatori si avvicina al livello di febbraio 2020, segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo l’Istat il clima delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. L’indice dei consumatori, invece, sale da 102,3 punti a 110,6, con un miglioramento di tutte le componenti, a partire dalle opinioni sulla situazione economica del Paese, mentre l’indice composito delle imprese corre da 97,9 a 106,7. 

Un balzo verso l’alto del clima economico. Clima personale più contenuto

Quanto ai consumatori, una nota dell’Istat evidenzia “il balzo verso l’alto del clima economico (da 91,6 a 116,2) e di quello futuro (da 109,6 a 122,5), mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 105,9 a 108,7 e da 97,4 a 102,6, rispettivamente)”. Anche per le imprese, i progressi sono diffusi a tutti i comparti osservati.
In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 106,0 a 110,2 e nelle costruzioni da 148,5 a 153,9. Nei servizi di mercato c’è poi un aumento accentuato dell’indice, che sale da 87,6 a 98,4, mentre nel commercio al dettaglio l’incremento è meno ampio (da 96,0 a 99,3).

Netta crescita degli indici nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo

Nell’industria manifatturiera e in quella delle costruzioni migliorano tutte le componenti dell’indice di fiducia. L’Istat segnala infatti “una netta crescita della fiducia nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo nel comparto manifatturiero, per quanto attiene alle costruzioni, il miglioramento della fiducia è più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati”. E per i servizi di mercato il saldo di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita, riporta Ansa.

Migliora la fiducia anche nel settore del turismo e in quello del trasporto

“La fiducia migliora in modo rilevante nel settore del turismo e in quello del trasporto e magazzinaggio – aggiunge la nota dell’Istat -. Nel commercio al dettaglio, migliorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite mentre le scorte sono giudicate in accumulo. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, il miglioramento della fiducia è diffuso a entrambe le componenti, ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è moderato (l’indice sale da 101,4 a 102,6), mentre nella distribuzione tradizionale è pronunciato (l’indice passa da 83,1 a 92,1)”.

Lavoro: 389mila entrate previste dalle imprese per maggio 2021

Le assunzioni programmate dalle imprese per il mese di maggio 2021 sono oltre 389mila, e nell’arco del trimestre maggio-luglio sfiorano 1,27 milioni. Sebbene in un quadro di incertezza si registrano una ripresa dell’attività economica globale e degli scambi commerciali, sostenuti soprattutto da Cina e USA. Il clima di maggior fiducia delle imprese, dovuto ai recenti allentamenti delle restrizioni anti-Covid, produce quindi per il mese di maggio una crescita dei contratti sul mese precedente pari a +84mila, con un tasso di crescita del 27,5%). Da quanto emerge dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni, che passano dal 9% di aprile al 12% di maggio.

Ristorazione e filiera del turismo, oltre 67mila ricerche di personale

I contratti programmati dalle imprese dell’industria per maggio sono oltre 127mila. Sono alla ricerca di nuovo personale i settori del Made in Italy maggiormente vocati all’export, come la meccatronica e la metallurgia (rispettivamente 20mila e 16mila assunzioni programmate), l’alimentare e il sistema moda (entrambe con 11mila assunzioni) e la chimica-farmaceutica-gomma-plastica (9mila). Elevata anche la domanda di lavoro delle imprese del comparto costruzioni che si attesta su circa 46mila assunzioni. Oltre 262mila sono invece i nuovi contratti previsti dalle imprese che operano nei servizi, in particolare nella ristorazione e nella filiera del turismo (oltre 67mila ricerche di personale), nelle attività ricreative, culturali e altri servizi alla persona (circa 50mila) e nelle attività commerciali (circa 46mila).

Quali sono le figure più ricercate?

Dal Borsino Excelsior di maggio 2021 le figure più ricercate sono le professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi, con oltre 106mila ingressi. A seguire, gli operai specializzati (oltre 72mila ingressi), con un’elevata richiesta di addetti alle costruzioni (oltre 31 mila fra operai specializzati in costruzione, mantenimento e rifinitura) e meccanici, montatori, riparatori e manutentori di macchinari (oltre 10mila). In termini tendenziali, rispetto a maggio 2019 cresce la domanda soprattutto per le professioni a più elevata specializzazione (oltre 20mila entrate, con un tasso di crescita del 7,5%), in particolare per ingegneri (+7,9%) e specialisti in gestione (+7,4%). In aumento anche la domanda di tecnici in campo informatico (+25,8%) e ingegneristico (+19,8%), e per la gestione dei processi produttivi (+55,7%).

Mezzogiorno e Nord Est le aree con il più elevato incremento delle entrate

Sul territorio si osserva come siano il Mezzogiorno, dove sono maggiori le attese per il settore turistico, e il Nord Est manifatturiero le aree con il più elevato incremento sul mese precedente delle entrate programmate. Rispettivamente, le due aree contano +26mila e +24mila ingressi previsti, sebbene proprio nel Mezzogiorno si registri ancora il più ampio divario rispetto ai livelli occupazionali di maggio 2019.