Se i negozi chiudono, cosa succede ai quartieri?

C’è un fenomeno al quale stiamo assistendo tutti, e che da alcuni anni coinvolge l’Italia intera: i negozi di quartiere che chiudono. Spariscono così, schiacciati dai costi e dalla concorrenza di supermercati e centri commerciali, lasciando gli abitanti senza punti di riferimento. Il commercio di prossimità, quello fatto soprattutto di relazioni, paga oggi un prezzo altissimo.

Negli ultimi tredici anni sono svanite oltre 130 mila imprese del commercio al dettaglio. Nel 2024 ne restano circa 645 mila, il 16% in meno rispetto al 2011. Non è solo un dato economico, è una fotografia sociale.

La desertificazione commerciale non è un concetto astratto

A raccontare cosa sta accadendo è lo studio “Il Valore della Reciprocità”, realizzato da Nomisma nell’ambito dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, che sarà pubblicato nei prossimi mesi.

La ricerca nasce da una domanda reale: cosa succede ai territori quando i negozi chiudono? La risposta è tutt’altro che rassicurante. Meno servizi, meno sicurezza, meno vita sociale. I “vuoti” lasciati dalle attività commerciali diventano spesso anticamera di degrado e perdita di attrattività, nei quartieri delle grandi città come nei piccoli centri.

La reciprocità come base della comunità

Al centro dello studio c’è un concetto semplice ma potente: la reciprocità. Fare qualcosa per il contesto in cui si vive senza aspettarsi un ritorno immediato, sapendo che quel gesto alimenta un circuito che, prima o poi, restituisce valore a tutti.

Secondo Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, la prima survey condotta nei primi mesi del 2025 mostra una buona dose di consapevolezza: gli italiani riconoscono il peso della reciprocità nella vita quotidiana e nel funzionamento delle comunità.

Negozi di vicinato: non servono solo per comprare

I dati preliminari sono eloquenti. L’84% degli italiani ritiene che i negozi di prossimità sostengano l’economia locale. Non solo: per l’81% contribuiscono a tenere vivi i centri urbani e per il 72% generano un impatto sociale positivo. Certo, restano degli ostacoli: prezzi percepiti come più alti, scelta limitata, abitudini difficili da cambiare. Eppure, a parità di qualità, la maggioranza è disposta a spendere qualcosa in più, soprattutto per prodotti freschi e specialità locali.

Come costruire un futuro possibile

La reciprocità non riguarda solo il commercio. Il 91% degli intervistati la considera un valore fondamentale e l’85% la associa a un clima di collaborazione. Fiducia, etica, senso di appartenenza: parole che tornano spesso. È vero, tutti abbiamo poco tempo e problemi personali, ma quasi un italiano su due pensa di aumentare il proprio impegno sociale nei prossimi anni.

Da qui nasce anche il Manifesto contro la desertificazione commerciale, promosso da Percorsi di Secondo Welfare insieme a Nomisma: uno strumento aperto, che invita territori, amministrazioni e cittadini a condividere esperienze e soluzioni. 

Cosa deve includere il manuale HACCP per essere a norma?

Il manuale HACCP è un documento obbligatorio per tutte le attività che operano nel settore alimentare, e descrive procedure per garantire sicurezza.

Il suo scopo è identificare e gestire i potenziali rischi igienico-sanitari in ogni fase della produzione, dalla materia prima fino al prodotto finale. Un manuale a norma è il cuore del sistema di autocontrollo di un’impresa alimentare e assicura che vengano adottate misure adeguate per la tutela della salute del consumatore.

La sua redazione richiede grande accuratezza, in quanto un documento incompleto o non aggiornato può portare a sanzioni e mette a rischio l’intera operatività dell’azienda.

I prerequisiti del manuale HACCP

Prima di descrivere i principi del sistema HACCP, è essenziale fare in modo che il manuale contenga una descrizione completa dei prerequisiti.

Questi sono l’insieme delle buone prassi igieniche e delle condizioni operative che costituiscono la base per un ambiente di produzione sicuro.

Si tratta delle procedure standardizzate che ogni azienda deve applicare quotidianamente, incluse le procedure per la pulizia degli ambienti.

Vengono inoltre descritte la manutenzione delle attrezzature, la gestione dei rifiuti e il controllo degli infestanti.

La formazione del personale è un altro argomento cardine, e la verifica che tutti i dipendenti conoscano e applichino correttamente le norme igieniche è un aspetto imprescindibile.

La descrizione dell’azienda e dei prodotti

Il manuale deve iniziare con una sezione dettagliata che identifica l’azienda. Questa parte include informazioni come la ragione sociale, l’indirizzo e il tipo di attività svolta.

Va specificato se si tratta di una produzione, di un’attività di ristorazione o di un’impresa di distribuzione.

È necessario poi elencare i prodotti o le categorie di prodotti trattati. Per ogni prodotto, il manuale deve fornire una descrizione completa.

Devono essere indicati gli ingredienti utilizzati e le caratteristiche del prodotto finito. Inoltre, si deve specificare l’uso a cui è destinato il prodotto, ad esempio se è pronto per il consumo o necessita di cottura. Va anche specificato il ciclo di vita del prodotto.

L’analisi dei pericoli e i punti critici di controllo

Questa sezione è il cuore del manuale per HACCP. Per prima cosa, bisogna effettuare un’analisi completa dei pericoli che possono mettere a rischio la sicurezza alimentare, che possono essere biologici, chimici o fisici.

Ad esempio, la presenza di batteri, residui di pesticidi o frammenti di vetro. Dopo aver identificato i pericoli, il manuale deve specificare le misure preventive da adottare.

Il passo successivo è l’identificazione dei punti critici di controllo (CCP), una fase del processo in cui è possibile applicare un controllo per prevenire, eliminare o ridurre un pericolo.

L’esempio classico è la cottura, che elimina i microrganismi patogeni.

I limiti critici e le azioni correttive

Per ogni punto critico di controllo identificato, il manuale deve stabilire dei limiti critici. I limiti critici sono valori massimi e/o minimi che devono essere rispettati per mantenere il controllo.

Questi possono essere una temperatura, un tempo o un livello di acidità. Se un parametro non rispetta il limite stabilito, il manuale deve descrivere le azioni correttive da intraprendere.

Le azioni correttive devono ripristinare il controllo del processo ed identificare la causa della deviazione e agire per impedire che si verifichi di nuovo.

Il sistema di monitoraggio

Una volta definiti i limiti critici e le azioni correttive, il manuale deve spiegare come si intende monitorare i CCP.

Si deve specificare chi è responsabile del monitoraggio, come verrà effettuato e con quale frequenza. Ad esempio, il manuale potrebbe stabilire che la temperatura di un forno deve essere controllata ogni ora da un addetto.

Questo permette di intervenire prontamente in caso di deviazione prima che il prodotto diventi pericoloso.

Le procedure di verifica e documentazione

Un manuale HACCP deve includere anche le procedure di verifica, ovvero attività che confermano che il sistema sta funzionando come previsto.

Si tratta di controlli periodici, come l’analisi di campioni di prodotto o l’ispezione delle registrazioni.

Inoltre, il manuale deve stabilire un sistema di documentazione efficace. Tutte le registrazioni, come i dati di monitoraggio e le azioni correttive, devono essere conservate.

La corretta tenuta di tutti i documenti e delle registrazioni dimostra il rispetto delle norme e permette una rintracciabilità completa dei prodotti.

Crescita e sostenibilità: calano i “flussi fisici”, aumenta la spesa in protezione ambientale

Negli anni 2022 e 2023 i principali indicatori ‘fisici’ forniti dai Conti economici dell’ambiente mostrano una riduzione, a fronte della crescita del Pil in termini reali.
Questa evoluzione nella dinamica dei principali indicatori economici e ambientali, denominata disaccoppiamento, va nella direzione di una minore pressione dell’economia sull’ambiente.

Tale disaccoppiamento risulta assoluto nel 2023, dove a fronte di una crescita del Pil dello 0,7%, il Consumo di energia delle unità residenti diminuisce del 4,1%, le Emissioni di gas climalteranti del 5,3% e il Consumo materiale interno del 6,4%.
Nel 2022, invece, alla crescita del Pil (+4,7%), si accompagna una decrescita per il solo Consumo di energia (-3,1%), mentre il disaccoppiamento del Consumo materiale interno (+1,3%) è solo relativo, così come per le Emissioni di gas climalteranti, rimaste stazionarie.

Espansione di beni e servizi ambientali

Prosegue nel 2022 la dinamica fortemente espansiva del settore dei beni e servizi ambientali (79,9 miliardi, +40,6% valore aggiunto), che porta l’incidenza del settore sull’intera economia dal 3,1% nel 2021 al 4,0% nel 2022.
Tale dinamica è riconducibile alle misure per l’aumento dell’efficienza energetica negli edifici (Superbonus 110% e standard europeo).

La Spesa per la protezione dell’ambiente si posiziona a 51,4 miliardi (+9,4%), mentre il gettito delle imposte ambientali a -45,4 miliardi (-18,9%) per poi recuperare nel 2023.
Nel 2022 la stabilità complessiva delle emissioni di gas serra, nonostante il calo dei consumi, è riconducibile in gran parte all’uso di prodotti energetici a maggiore intensità di carbonio in risposta a crisi energetica e siccità.

Calano i consumi domestici

Le famiglie, se da un lato hanno registrato aumenti per il trasporto in conto proprio (+9,3% emissioni e +8,3% consumi), dall’altro hanno ridotto sensibilmente emissioni e consumi negli usi domestici (-12,8% e -10,1% rispettivamente).

Secondo stime provvisorie per il 2023, il Consumo di energia delle unità residenti si è ridotto del 4,0% nelle attività produttive e del 4,4% nelle famiglie. Ancora in crescita dello 0,6% gli impieghi per trasporto, mentre in calo dell’8,0% quelli domestici.
Le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 6,0% nelle attività produttive e del 3,5% nelle famiglie (trasporto +0,6%, domestico -9,3%).

Diminuisce il fabbisogno energetico

Mentre nel 2022, a causa delle misure di contenimento della crescita dei prezzi dei prodotti energetici, il gettito complessivo da fiscalità ambientale si riduce del 19,0%, raggiungendo il minimo storico di incidenza sul Pil (2,3%), il 2023 registra una netta ripresa (+19,4%), che riporta il gettito quasi a livello del 2021, soprattutto per via della cancellazione di tali misure.

Il fabbisogno energetico complessivo dell’Italia conferma il trend in diminuzione osservato a partire dal 2018 (-3,1% 2022, ‑4,1% 2023), 
L’intensità dei consumi energetici rispetto al Pil, pressoché stabile negli anni 2018-2021, registra un forte calo nel 2022 (-7,4%) e nel 2023 (-4,8%), attestandosi a 3,3 Tj per milione di euro, il valore più basso degli ultimi 16 anni, per effetto del diverso andamento tra dati energetici, in calo, e dati economici.

Flat tax: imposte al ribasso per chi aderisce al concordato preventivo biennale

Le conferme sono arrivate il 5 agosto scorso, con la pubblicazione del testo di un decreto correttivo in Gazzetta Ufficiale.
Nel corso del Consiglio dei Ministri del 26 luglio è stato infatti approvato in via definitiva il decreto correttivo in materia di adempimento collaborativo, concordato e scadenze fiscali. E l’avvio di una nuova forma di tassazione piatta, la flat tax, è indubbiamente una delle novità di maggior rilievo.

Tre le aliquote di tassazione previste per le partite IVA che aderiranno alla flat tax: si va dal 10% al 15%, sulla base del livello di affidabilità fiscale.
Regole di maggior favore arrivano inoltre per i forfettari.

Come funziona per le partite IVA che applicano gli ISA

È una novità che cambia le regole per il calcolo degli acconti, e che dal punto di vista pratico impatterà sulla scadenza del secondo acconto di novembre. La flat tax a tre binari introdotta per le partite IVA che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) si applicherà sul reddito incrementale proposto dal Fisco, e accettato dal contribuente. 

In particolare, la flat tax sarà così strutturata: 10% in caso di punteggio ISA da 8 a 10, 12% tra 6 e 8, 15% in caso di punteggio inferiore a 6.
Chi sceglierà di aderire al concordato preventivo biennale potrà quindi beneficiare di regole di maggior favore sul fronte della determinazione delle imposte aggiuntive dovute sul differenziale tra il reddito dichiarato nel 2023 e quello concordato per il biennio 2024-2025.

Premiare le partite IVA considerate fiscalmente affidabili

L’intento del Governo, che ha recepito una delle indicazioni formulate dai rappresentanti del mondo professionale e imprenditoriale nel corso delle audizioni sullo schema di correttivo, è di premiare maggiormente le partite IVA che a oggi, e quindi a prescindere dall’adesione al concordato, sono già considerate fiscalmente affidabili sulla base degli ISA.

Ma, ancor di più, con la flat tax viene messa sul tavolo l’ultima carta disponibile per rendere più vantaggioso il concordato preventivo biennale, ritenuto da molti tutt’altro che conveniente.

“Tassazione piatta” aggiuntiva anche per i forfettari

Anche le partite IVA che applicano il regime forfettario, e che quindi già beneficiano della flat tax del 15% e del 5% per i primi cinque anni di attività, potranno contare su una tassazione di favore in caso di adesione al concordato.

In tal caso, le aliquote fissate ammontano al 10% e al 3% per i forfettari startup, con le medesime regole di calcolo previste per i soggetti ISA.

Mondo pet: gatti e cani in casa “fanno stare bene”

Emerge da una recente ricerca di BVA Doxa realizzata per conto di Purina: gli italiani esprimono il loro amore per gli animali di casa, si dimostrano attenti a quello che mangiano e non badando troppo a spese per la loro cura. 

L’indagine di BVA Doxa fa luce su tendenze, preoccupazioni e gioie dei possessori di animali da compagnia in Italia, ed è stata presentata al Pet Summit, l’evento organizzato da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Purina e Assalco, che si è tenuto a Milano lo scorso 27 febbraio.
E i dati confermano che gli animali da compagnia fanno stare bene, riducono lo stress e il senso di solitudine, e hanno un ruolo importante con gli umani a livello emotivo e relazionale, ma non solo.

Fonte di benessere e gioia per la famiglia

La ricerca offre uno sguardo sulla relazione tra esseri umani e animali da compagnia. I dati sono stati rilevati su un campione di 800 pet owner, il 50% di possessori di gatti e il 50% possessori di cani, composto da uomini e donne di età compresa tra 18 e 64 anni.

Circa la metà dei pet è arrivata in famiglia da oltre tre anni, spesso sono stati regalati da amici o familiari, oppure sono stati presi in adozione da un’associazione. E dalla ricerca emerge che gli italiani si avvicinano al mondo pet con un profondo senso di rispetto e consapevolezza. La presenza di un animale in famiglia è stata confermata come una fonte di gioia e benessere per tutti.

Un ruolo importante a livello emotivo e relazionale

Sono numerose le attività di accudimento che i pet owner svolgono per i propri animali, ma principalmente consistono nel fornirgli cibo e acqua e nel farli giocare.

Agli animali da compagnia è riconosciuto un ruolo importante a livello emotivo e relazionale. Questo perché i pet danno amore, fanno compagnia e fanno sentire meglio le persone.
Quanto al rapporto tra i pet e i bambini o i ragazzi, gli animali svolgono un ruolo importante nella crescita dei più piccoli, li aiutano a sviluppare il senso di responsabilità e li aiutano nel creare legami emotivi e sociali

Cibo industriale ma di qualità

Riguardo al cibo, la quasi totalità dei possessori di pet fa ricorso al cibo industriale, che deve però avere caratteristiche precise. Ovvero, contenere ingredienti di qualità, deve essere di una marca di fiducia, deve essere consigliato dal veterinario, e avere un buon contenuto proteico.

E se non sono ancora molti gli ambienti di lavoro in cui è consentito portare il proprio pet, la possibilità teorica di poter portare il proprio animale sul luogo di lavoro suscita un discreto interesse. Soprattutto tra i possessori di cani, anche se a oggi non si tratta di un’adesione incondizionata.

Innovazione: se finanziaria è “unlimited”. I trend del 2024

I cambiamenti generati dall’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e la transizione eco-sostenibile riguardano modelli di business, processi e prodotti, nonché l’emergere di nuovi attori del mercato.
Cambiamenti che hanno un impatto su tutti i settori dell’economia, incluso quello finanziario.

E l’innovazione finanziaria è stata al centro del 13° evento annuale Tomorrow Speaks di CRIF, dal titolo ‘Unlimited Innovation with CRIFMetadata’. Durante l’evento, CRIF ha delineato i trend che potranno guidare l’evoluzione dell’industria finanziaria nei prossimi anni. E che caratterizzano un nuovo concetto di innovazione, ovvero un’innovazione ‘unlimited’, senza confini e costante nel day by day.

Criteri ESG e investimenti

I criteri Environmental, Social e Governance sono già entrati nelle aree del risparmio gestito, politiche del credito, e strategie di sviluppo commerciale. La tendenza degli investitori a considerare non solo i rendimenti finanziari, ma anche l’impatto sociale/ambientale delle decisioni di investimento potrà influenzare l’offerta dei prodotti finanziari che incorporano i criteri ESG.

La centralità di una transizione sostenibile non deriverà solamente da una spinta interna del mercato, ma anche dai governi e dalle agenzie/enti di regolamentazione.
Le aziende saranno quindi incoraggiate a perseguire maggiore trasparenza. Ma attenzione al Greenwashing: occorre evitare che la bandiera ESG venga utilizzata in modo improprio e deleterio.

Cyber risk, climate change e longevità

Affrontare il tema del Climate Change diventa sempre più rilevante, valutando puntualmente i rischi delle imprese e individuando per tempo azioni di ‘remediation’ per evitare danni e costi per la società.
Ugualmente rilevante è il cyber risk: le minacce cyber rappresentano un rischio sempre più concreto per consumatori, imprese e player finanziari. In Italia nel 2022 gli attacchi informatici sono cresciuti del 169% (media globale 21%).
Ma aziende e investitori dovranno obbligatoriamente trovare anche nuove soluzioni ai rischi legati alla sostenibilità dei programmi di previdenza sociale, gestione del risparmio e investimenti a lungo termine.

Si tratta di cambiamenti profondi nei modelli di business e nell’offerta al cliente che dovrà far fronte alla crescita della vita media, la pluralità di esigenze e target specifici.

Il Wealth Management e le sinergie del Fintech

La trasformazione del Wealth Management sta ridefinendo le sue fondamenta, spostandosi da un modello prevalentemente finanziario a uno sempre più orientato al credito. Oltre a essere una strategia benefica per le banche, che potranno snellire ulteriormente i bilanci, l’entrata in scena di nuovi operatori porterà innovazione nell’analisi dei dati, degli strumenti e dei processi del credito.

L’intersezione tra Fintech, investimenti e partnership strategiche, poi, delinea un panorama finanziario in evoluzione, dove la collaborazione tra attori emergenti e consolidati è essenziale per guidare l’industria verso nuovi orizzonti di innovazione e convenienza per i consumatori.
L’espansione dell’Open Banking prospetta una maggiore competizione nel settore bancario, e un miglioramento dell’offerta di servizi finanziari personalizzati, con investimenti più ridotti rispetto al passato, ma più focalizzati e produttivi.

Come ottenere il Bonus Verde e per quali interventi?

Sono sempre di più gli italiani con il pollice verde, che amano prendersi cura dei propri balconi e dei propri giardini. Da qualche anno, pensato apposta per queste categorie di cittadini, il Governo ha introdotto il cosiddetto Bonus Verde. Si tratta di un’agevolazione fiscale particolarmente vantaggiosa destinata all’abbellimento estetico delle aree verdi, ma anche alla migliori ambientale. Come fare  dunque per ottenerlo?

Gli interventi previsti dall’agevolazione

Per ottenere il Bonus Verde è necessario effettuare lavori di miglioramento del verde privato. Questi comprendono la piantumazione di alberi, arbusti, siepi e la realizzazione di giardini pensili. Inoltre è possibile anche usufruire del bonus per l’acquisto e la posa in opera di attrezzature per il risparmio idrico e la riduzione dell’inquinamento acustico. È possibile richiedere un contributo fino al 65% della spesa sostenuta, con un massimale di 5.000 euro per unità immobiliare. 

Le spese che possono essere detratte

Quali sono le spese, una volta documentate, che possono essere ammesse nell’incentivo? Sono ammissibili le spese relative a lavori di sistemazione del verde privato indicate sopra così come le spese per l’acquisto e la posa in opera di attrezzature per il risparmio idrico e la riduzione dell’inquinamento acustico. Va precisato che per poter usufruire del bonus è necessario che i lavori siano eseguiti da ditte specializzate e che vengano rilasciate regolari fatture.

Chi sono i beneficiari del bonus?

La platea che ha potenzialmente accesso al Bonus Verde è molto ampia, Questa agevolazione fiscale si rivolge sia ai proprietari di immobili residenziali, sia privati che condominiali, che vogliono migliorare il proprio giardino o balcone. Attraverso questa agevolazione fiscale è possibile detrarre dalle tasse una parte delle spese sostenute (fino al 65%) per la realizzazione di opere verdi, per la loro manutenzione e per interventi atti al risparmio idrico.

Come si richiede il Bonus Verde?

Nella sezione dedicata del sito dell’Agenzia delle Entrate sono indicate le modalità necessarie per avere accesso all’agevolazione. In ogni caso, la domanda va presentata corredata  dall’elenco documentato delle spese sostenute e dalla dichiarazione dei redditi. Insieme a ciò, occorre presentare anche un’autocertificazione per attestare che i lavori effettuati rientrano nella categoria dei lavori ammissibili. E’ importante precisare che per poter usufruire del bonus è necessario che i lavori siano eseguiti da ditte specializzate e che vengano rilasciate regolari fatture, da raccogliere nel corso dell’anno.

Lavoro: qual è il carattere giusto per fare carriera?

Le persone maggiormente aggressive e con tendenze manipolatorie a lungo termine risultano svantaggiate rispetto a persone mosse da lealtà, cortesia e generosità. Un doppio studio condotto dall’Università della California a Berkeley ha sfatato il mito secondo il quale per fare carriera è necessaria una buona dose di egoismo e sfrontatezza, mostrando come un comportamento prevaricatore o intimidatorio finisca per nuocere agli avanzamenti di carriera. I partecipanti allo studio sono stati contattati una prima volta al momento del loro ingresso nel mondo del lavoro, occasione durante la quale sono stati sottoposti a un test di personalità. Le medesime persone sono poi state contattate 14 anni dopo, in modo da poter raccogliere informazioni sui loro avanzamenti di carriera e sulla posizione ricoperta in azienda.

Ascoltare e costruire relazioni interpersonali aiutano la carriera

Lo studio ha quindi messo in luce quali sono le caratteristiche caratteriali che risultano più efficaci per fare carriera. E i risultati sono confermati anche da Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting. “Il nostro team di cacciatori di teste seleziona regolarmente figure manageriali per aziende dei settori più differenti, per poi seguirne gli avanzamenti all’interno delle aziende – spiega Adami – ed è un fatto che le persone maggiormente propense all’ascolto e alla costruzione di relazioni interpersonali stabili riescano a ottenere più agevolmente e rapidamente riconoscimenti in termini di sviluppo di carriera”.

Non contano solo le capacità di problem solving

Per questo motivo, nella consapevolezza che la presenza di determinate attitudini e soft skill risultano premianti per le aziende che assumono nuovi talenti, “già nella fase di selezione di personale qualificato i nostri cacciatori di teste prestano particolare attenzione a questi aspetti, testando non solo le capacità di problem solving, non solo la motivazione e la capacità di prendere l’iniziativa, ma anche la disposizione verso i colleghi e la capacità di ascolto attivo”, sottolinea l’head hunter.

Coniugare senso di responsabilità e controllo dello stress

Ecco allora che avere una buona disposizione nei confronti dei propri colleghi, insieme a una buona dose di altruismo, aiuta sia nella ricerca di un nuovo e soddisfacente lavoro sia nella scalata al potere all’interno delle aziende. Va peraltro sottolineato che ulteriori studi hanno indicato altre caratteristiche cruciali per fare carriera. Una ricerca realizzata dall’Università del Colorado, in collaborazione con il National Institute on Aging e con la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, ha dimostrato, ad esempio, che la soddisfazione sul lavoro e il reddito sono maggiori nelle persone che si dimostrano coscienziose ed emotivamente stabili, coniugando quindi senso di responsabilità e controllo dello stress.

Quattro errori che possono compromettere un colloquio di lavoro

Pressochè a ognuno di noi è capitato di dover sostenere un colloquio di lavoro, magari per l’impiego che abbiamo sempre sognato. Insomma, inutile negare che sia uno snodo fondamentale all’interno di ogni percorso professionale, Per questa ragione, è fondamentale non inciampare in passi falsi: e, secondo i cacciatori di teste, esistono quattro errori che possono compromettere irrimediabilmente il risultato del colloquio, condannando il candidato al fallimento anche se sul curriculum ha tutte le competenze ricercate.

Essere puntuali e vestirsi in modo consono

Anche se potrebbe sembrare una banalità, presentati in orario è la prima mossa per fare una buona impressione ai selezionatori. “Presentarsi in ritardo, per il semplice fatto che una delle prime ed essenziali doti che si cercano in un lavoratore è proprio la puntualità” spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera. “Prima di recarsi a un colloquio di lavoro è quindi bene studiare il percorso che si dovrà fare – in auto, in bus o a piedi – tenendo conto del traffico e di vari altri eventuali ostacoli, come per esempio il bus in ritardo: è decisamente meglio arrivare nei pressi del luogo prestabilito con dieci minuti d’anticipo e farsi una breve passeggiata per ingannare il tempo e distendere i nervi, piuttosto che arrivare all’appuntamento con 10 minuti di ritardo” Anche l’abbigliamento è un biglietto da visita importante. “L’abito non fa il monaco» sottolinea l’head hunter «ma di certo, in un colloquio di 20 o di 30 minuti, anche questi dettagli sono fondamentali per definire la persona che ci si trova davanti. Meglio quindi vestirsi in modo idoneo, individuando quello che è il dress code dell’azienda che assume, per non rischiare né di essere troppo trasandati, né di eccedere in eleganza”.

Prepararsi prima e non “sparlare”

Altri due errori potenzialmente fatali sono l’impreparazione e la maldicenza. “Il terzo grande errore che fanno in molti è quello di arrivare al colloquio impreparati: si tratta di un approccio comune quanto ingenuo. Basterebbe infatti poco tempo per raccogliere qualche informazione in più sull’azienda, per imparare la sua storia e la sua filosofia: in questo modo sarà possibile affrontare il colloquio in modo migliore, e si dimostrerà di essere realmente interessati alla posizione” precisa l’esperta. Mentre l’ultimo errore grave è “parlare male degli ex colleghi di lavoro: nessuno infatti vuole assumere una persona pronta a parlare male, alla prima occasione, dell’ex capo e degli ex colleghi”.

La necessità di trattare l’aria compressa

L’aria compressa è oggi utilizzata in tantissimi ambiti e principalmente in quelli industriali e cantieristici. Essa è infatti indispensabile per far funzionare diversi macchinari e dispositivi indispensabili per il lavoro di tutti i giorni, velocizzandolo e rendendolo molto più semplice.

Per questo motivo oggi è impensabile il fare a meno dell’aria compressa in cantiere, ma bisogna adottare tutte le soluzioni in modo che questa possa essere il più possibile pulita ed in linea con le necessità operative.

L’aria compressa non trattata può essere infatti un problema perché può andare a rovinare i macchinari rendendo successivamente necessario un intervento di riparazione che può avere costi non indifferenti, sia per quel che riguarda la sostituzione dei pezzi che la manodopera, ma non solo.

Il fermo dei macchinari può comportare infatti notevoli perdite a livello economico per la mancata produzione, per questo tale eventualità è assolutamente da evitare.

Dunque appare evidente la necessità di trattare l’aria compressa eliminando ogni tipo di agente esterno in grado di contaminarla, a tutto vantaggio non soltanto delle attività di produzione ma indirettamente anche del prodotto finale.

L’importanza della filtrazione dell’aria compressa

Vi sono a tale scopo alcuni specifici Ricambi Atlas Copco che consentono di filtrare ad esempio polvere, acqua e olio dall’aria compressa. I filtri a disposizione sono molteplici ed in grado di soddisfare esigenze specifiche differenti, tutte con il fine di filtrare l’aria compressa e proteggere macchinari e dispositivi di ogni tipo.

Al fine di offrire il massimo delle prestazioni e garantire affidabilità assoluta, tali filtri vengono sottoposti periodicamente ad una serie di test interni ed esterni da parte di società indipendenti che hanno lo scopo di certificare la qualità di macchinari e attrezzature.

Ciò consente di mantenere sempre alta la qualità dei prodotti di filtrazione, il che è una garanzia assoluta per ogni cliente, e si traduce in migliori prestazioni dei macchinari, così come maggiore durata e affidabilità degli stessi.

Parliamo dunque di filtri di nuova generazione dalle prestazioni elevate, il massimo sia dal punto di vista dell’efficienza che della resistenza e durata nel tempo, perfetti per preservare i macchinari e consentire loro di poter lavorare sempre in sicurezza e con il massimo della produttività.

Le varie tecnologie di filtrazione

Esistono diverse tipologie di filtrazione dell’aria compressa, in base al tipo di utilizzo che se ne intende fare. Ogni filtro ha caratteristiche differenti ed è in grado di risolvere esigenze specifiche, come segue:

  • Particelle umide: gli elementi avvolti sono noti per la loro grande durata in ambienti umidi ed in genere contaminati da olio. I diversi strati che avvolgono il filtro consentono di offrire una qualità dell’aria costante, anche in situazioni più gravose.
  • Particelle solide: la pieghettatura è un’ottima tecnologia per catturare il particolato nell’aria compressa e renderla asciutta. Gli elementi pieghettati hanno un superficie ampia e sono per questo in grado di gar antire la filtrazione dell’aria più a lungo.
  • Vapori d’olio: il carbone attivo ha una superficie più grande rispetto i classici elementi filtranti a carbone, e ciò conferisce loro una capacità di assorbimento superiore e prestazioni costanti per un arco di tempo certamente più lungo.
  • Acqua: l’uso della forza centrifuga assicura una corretta separazione delle gocce d’acqua liquida nel flusso d’aria compressa, il che è ottimo per avere la certezza di lavorare con aria più “pulita”.

Dunque le soluzioni per trattare l’aria compressa e filtrarla in base alle proprie necessità sono molteplici, e tutte in grado di rappresentare un valore sia per quel che riguarda il preservare l’integrità dei macchinari da lavoro che per quanto concerne il prodotto finale stesso.