Italiani, come organizzano le loro giornate? In base alle abitudini

Sveglia, colazione, un po’ di ordine in casa e poi via verso i primi impegni della giornata.
Per molti italiani la mattina si apre sempre nello stesso modo, e non è un caso: secondo una recente ricerca del Radar SWG, più della metà degli intervistati dichiara di seguire regole, orari e azioni ricorrenti soprattutto nelle prime ore del giorno.

La routine del mattino: cura della casa e del corpo

La parte più abitudinaria della giornata riguarda la cura della casa e quella di sé. Il 42 per cento degli intervistati svolge sempre le stesse attività domestiche, mentre il 38 per cento ha rituali precisi dedicati al proprio benessere, dalla skincare a una pausa rilassante prima di iniziare la corsa quotidiana.

Anche lo svago segue spesso uno schema ripetuto: un altro 38 per cento gli dedica momenti fissi della settimana.

Quando arriva il tempo libero

Nel pomeriggio, le routine assumono un tono diverso. La socialità coinvolge il 30 per cento degli italiani in gesti abituali come incontrare gli amici o sentire i familiari, mentre il 27 per cento mantiene abitudini legate alla cultura: una serie tv da non perdere, un libro da portare avanti, o magari una mostra ogni tanto.
Anche alimentazione e piccoli piaceri al di fuori dei pasti tradizionali hanno il loro spazio rituale, coinvolgendo circa un quinto del campione.

Routine amiche della tranquillità

Ciò che emerge con chiarezza è che la maggioranza degli italiani ha bisogno di queste abitudini per portare a termine i propri impegni.
Il 63 per cento racconta che i rituali permettono di incastrare tutto senza stress e un 49 per cento rivela di organizzare piccole routine anche nel weekend per non perdere il ritmo.

La necessità di staccare

Allo stesso tempo, però, quattro italiani su cinque provano un senso di sollievo quando arriva il fine settimana: sospendere gli orari, cambiare programmi all’ultimo e spezzare il ritmo dà una sensazione di libertà preziosa dopo giorni scanditi da impegni e responsabilità.

Come vengono percepiti gli abitudinari

Quando si pensa a chi segue rigidamente una routine, la prima immagine è positiva: per il 44 per cento queste persone sono rigorose e organizzate, e il 34 per cento le vede equilibrate e affidabili.
C’è però anche chi riconosce una sfumatura meno piacevole: circa un terzo associa l’abitudine a una possibile rigidità o ansia.

Ogni tanto serve una pausa

La fotografia scattata da SWG mostra quindi un equilibrio delicato: le abitudini offrono stabilità, ma interromperle ogni tanto fa bene. Una pausa nel weekend non è disordine: è solo un modo per respirare prima di ripartire.

Lavoro: a ottobre buone previsioni per costruzioni e servizi alle persona

Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, delinea le previsioni per il mercato del lavoro a ottobre 2025 e nel trimestre ottobre-dicembre.
A ottobre le imprese programmano circa 520mila nuove assunzioni, -11mila (-2,1%) rispetto a ottobre 2024. Per il trimestre le assunzioni programmate salgono a oltre 1,3 milioni, -29mila rispetto allo stesso trimestre del 2024.

Le costruzioni mostrano una solida tenuta, con 52mila assunzioni previste nel mese e oltre 128mila nel trimestre, così come i servizi alla persona (66mila e 159mila).
Ma nonostante la contrazione della domanda di lavoro, rimane elevata la difficoltà di reperimento del personale, che riguarda il 46,8% delle figure ricercate.

Assunzioni per settore primario e industria

Il settore primario prevede oltre 43mila ingressi nel mese e più di 85mila nel trimestre. A ricercare maggiormente manodopera sono le imprese del comparto coltivazioni ad albero (17mila nel mese, circa 31mila nel trimestre) e delle coltivazioni di campo (13mila, 26mila).

Nel comparto industriale sono attese quasi 137 mila assunzioni nel mese e oltre 333 mila nel trimestre. Per il manifatturiero, alla ricerca di circa 85mila lavoratori nel mese e oltre 205mila nel trimestre, le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica (19mila, 49mila), dalle industrie alimentari, bevande e tabacco (17mila, 39mila) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 36mila).

Segnali positivi dalle grandi imprese

Nel terziario, dove si concentrano circa 340mila assunzioni a ottobre e oltre 893mila nel trimestre, il turismo si conferma il principale motore occupazionale (86mila, 240mila), seguito da commercio (74mila e 199mila).
Le grandi imprese (oltre 250 dipendenti) mostrano un segnale positivo, con 3mila assunzioni in più nel mese (+2,9%) e 5mila nel trimestre (+2,0%), mentre risultano in flessione le previsioni nelle altre fasce dimensionali, con una maggiore intensità nelle imprese di media dimensione (-4,1%, -4,5%).

Il tempo determinato resta la forma contrattuale prevalente, con quasi 306mila unità, pari al 58,8% del totale, seguito dai contratti a tempo indeterminato (circa 99mila, 19,0%) e da quelli di somministrazione (42mila, 8,1%). 

Lavoratori immigrati coprono il mismatch

A ottobre le imprese segnalano difficoltà di reperimento per oltre 243mila lavoratori ricercati. A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (67,5%) e delle costruzioni (60,8%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire più di 117mila ingressi programmati a ottobre, pari al 22,5% del totale contratti. Sono invece oltre 155mila i giovani under30 ricercati (30% del totale).

A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Centro (+2mila nel mese e +4mila nel trimestre), mentre si segnala una contrazione per le imprese del Nord Ovest (-6mila, -15mila), del Nord Est (-3mila, -6mila) e del Sud e Isole (-5mila, -12mila nel trimestre).

Autunno, per gli italiani “ci sta” riorganizzare le proprie giornate

Quando arrivano i primi giorni di autunno, più o meno ogni di noi si trova a fare i conti con i classici buoni propositi. Questa stagione, infatti, porta con sé un cambiamento di ritmo che induce a riprogrammare la propria routine.

Tra lavoro, palestra, piccoli rituali e momenti di socialità, gli italiani affrontano il periodo autunnale trasformando ciò che potrebbe sembrare un peso in qualcosa che, come si dice spesso, “ci sta”. A raccontarlo è un’indagine condotta da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis), che ha individuato le cinque abitudini più rappresentative di questo spirito.

Il piacere delle serate casalinghe

Dopo aver trascorso le giornate estive all’insegna della compagnia e delle uscite, adesso è si riscopre il piacere di una serata passata in casa. Il 65% degli intervistati considera questo momento un vero toccasana: leggere, guardare una serie TV o semplicemente rilassarsi diventa un modo per ricaricare le batterie.
L’autunno, insomma, regala l’occasione di rallentare e apprezzare il valore della pace domestica.

Ritorno in palestra: da dovere a superpotere

La seconda posizione, con il 59% delle preferenze, è occupata dal ritorno all’attività fisica. Se all’inizio può sembrare un obbligo dopo mesi di relax, con il tempo diventa una routine che aiuta a scaricare lo stress e a ritrovare energia.
Un modo per affrontare le giornate con slancio, trasformando la fatica iniziale in un beneficio tangibile.

L’aperitivo come rito sociale

Certo, siamo tornati tutti i ufficio e al solito tran tran fatto di ritmi serrati. Però all’aperitivo post lavoro non si rinuncia. Il 54% degli italiani lo considera il perfetto contrappeso alla giornata lavorativa.

Che sia improvvisato con colleghi o programmato con amici, questo appuntamento rappresenta un momento di leggerezza e socialità che nemmeno la pioggia autunnale riesce a cancellare.

Fare ordine e ripartire

In quarta posizione c’è il bisogno di mettere in fila le cose. Il 48% degli intervistati associa l’autunno al riordino, che si tratti di sistemare l’armadio, riorganizzare gli spazi o pianificare nuovi obiettivi. Un gesto pratico che diventa anche simbolico: sentirsi più leggeri e pronti a nuovi inizi.

Check up di stagione

Infine, il 43% degli italiani approfitta di questo periodo per dedicarsi ai controlli di routine. Un’abitudine che, seppur percepita come impegnativa, viene reinterpretata come un atto di cura verso sé stessi. L’autunno diventa così il momento ideale per occuparsi della salute e conquistare maggiore serenità.

“Ci sta”: un mantra quotidiano

Secondo la ricerca, l’espressione “ci sta” in autunno assume un significato speciale. Per molti rappresenta una sorta di rassegnazione positiva: accettare impegni che sembrano pesanti ma che, alla fine, portano vantaggi concreti. Allo stesso tempo, è anche il linguaggio della comfort zone, usato per descrivere situazioni di confidenza e momenti leggeri condivisi con gli altri.

Così, quello che in apparenza sembra un dovere si trasforma in un’occasione di benessere e complicità. L’autunno, tra rituali e buoni propositi, diventa la stagione in cui gli italiani riscoprono che, in fondo, affrontare le sfide quotidiane “ci sta”.

Mercato immobiliare: quasi 285.000 compravendite da fonti notarili nel IV trimestre 2024

Emerge dai dati ISTAT: dopo la ripresa rilevata nel corso dei due trimestri precedenti il IV trimestre 2024 chiude l’anno con quasi 285.000 compravendite immobiliari, registrando un balzo in avanti dell’indice destagionalizzato.
Rispetto al IV trimestre 2023 i volumi intermediati sono in aumento, velocizzando la crescita appena accennata che si era registrata l’anno precedente (+0,5% sul IV trimestre 2022). 

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (98.608 nel IV trimestre 2024) crescono del 16,9% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando i mutui avevano segnato un calo quasi diametralmente opposto (-14,5 rispetto al IV trimestre 2022).
Anche in questo caso, l’indice destagionalizzato mostra una crescita maggiore rispetto a quella già osservata nei due trimestri precedenti.

Rispetto al III trimestre +3,9% atti traslativi

Nel IV trimestre 2024 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari sono 284.812. La variazione percentuale rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato) è pari a +3,9%, mentre su base annua (dato grezzo) l’incremento è pari a +2,7%.

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo sono in aumento nel Nord-Est (+6,8%), al Sud (+6,3%), nel Nord-Ovest (+4,0%) e nelle Isole (+3,0%), mentre risultano invariate al Centro.
Le compravendite di immobili a uso economico sono in aumento al Sud (+7,5%) e nelle Isole (+2,1%), stabili nel Nord-Ovest (-0,1%) e in diminuzione nel Centro (-3,9%) e nel Nord-Est (-2,8%).

Il 93,7% riguarda immobili a uso abitativo

Il 93,7% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (266.848), il 5,9% a uso economico (16.908) e lo 0,4% quelli a uso speciale e multiproprietà (1.056).
Rispetto al IV trimestre 2023 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+3,1%) e diminuiscono nel comparto economico (-3,6%). A livello territoriale, su base annua, il settore abitativo aumenta nel Nord-Est e al Sud (entrambi +7,3%), nel Nord-Ovest (+4,1%) e nelle Isole (+2,6%), mentre diminuisce nel Centro (-6,9%).

Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite restano sostanzialmente stabili nei grandi centri (-0,2%) e aumentano nei piccoli (+5,6%), mentre in quello economico risultano in calo sia nei grandi sia nei piccoli centri (-6,3% e -1,9%).

Mutui: 98.608, +7,2% in un anno

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 98.608.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +5,9%, mentre su base annua è +16,9%. L’aumento interessa tutto il territorio nazionale sia su base congiunturale sia su base annua.

Nell’intero anno 2024, il mercato immobiliare con 950.240 convenzioni notarili di compravendita registra un andamento in crescita rispetto all’anno precedente (+1,7% nel complesso, +1,8% il settore abitativo e +1,0% il comparto economico). I mutui, con 331.013 convenzioni, sono in aumento del 7,2%.

Italiani, su quali basi scelgono un’auto nuova?

Italia e quattro ruote, una passione che resiste ai cambiamenti del tempo e delle abitudini. Ma quando arriva il momento di acquistare una nuova auto, quali criteri pesano di più? Il prezzo? Le prestazioni? Oppure l’affidabilità del marchio?

Per scoprirlo, Facile.it ha affidato a mUp Research un’indagine nazionale su oltre 1.300 automobilisti tra i 18 e i 74 anni. I risultati raccontano molto delle abitudini e delle priorità degli italiani al volante.

Prezzo e alimentazione i due elementi cardine

Il primo dato non stupisce: per il 65,5% degli intervistati il prezzo resta il fattore fondamentale, con oltre 24 milioni di persone che mettono il portafoglio davanti a tutto. La percentuale è simile tra uomini e donne, ma cresce tra chi ha più di 55 anni e tra i residenti del Centro Italia, dove supera il 70%.

Al secondo posto si piazza il tipo di alimentazione (48,6%). Benzina, diesel, ibrido o elettrico: la scelta della motorizzazione pesa soprattutto per gli automobilisti più maturi, che guardano con attenzione a costi e praticità.

Il terzo gradino del podio è occupato dai costi di gestione – assicurazione, manutenzione, consumi – indicati dal 38,6% del campione, con picchi oltre il 42% al Sud e nelle Isole.

Dimensioni a misura di città

Appena fuori dal podio ci sono le dimensioni del veicolo, citate dal 27,9% degli italiani. Un parametro che diventa cruciale nelle grandi città, dove il parcheggio è un’impresa, e nei piccoli centri, dove strade e vicoli stretti spingono verso auto compatte.

Uomini e donne a confronto

Lo studio rivela anche alcune differenze di genere. La reputazione del marchio ha lo stesso peso per entrambi (20,2%), ma gli uomini guardano più alle prestazioni (24,3% contro 20,4%) e all’estetica (19,8% contro 15,4%).
Le donne invece privilegiano la facilità di guida e la maneggevolezza: un aspetto decisivo per il 21,5% di loro, contro appena il 13,8% degli uomini.

Consegna? Non c’è fretta

Curiosamente, la rapidità con cui arriva l’auto nuova non sembra preoccupare gli italiani: solo il 3,1% la considera una priorità. La maggior parte preferisce attendere qualche mese pur di avere il modello desiderato.

Il quadro generale

In sintesi, l’acquisto di un’auto in Italia resta dominato da logiche economiche, ma emergono differenze legate all’età, al territorio e al genere.
Se il prezzo rimane il fattore numero uno, cresce l’attenzione verso alimentazione e costi di gestione: segnali di un mercato in evoluzione, sempre più legato alla sostenibilità e alla praticità di utilizzo quotidiano.

Viaggi in treno: la Gen Z scopre l’Europa in modalità Mindscape

Secondo il Travel Trend Report 2025 di Trainline, il 35% degli italiani apprezza la possibilità di osservare il paesaggio che scorre con un senso di calma e scoprendo “gemme” nascoste dal finestrino. 

È così che prende forma la tendenza che guida i viaggiatori nel 2025, il Mindscape, il perfetto equilibrio tra mindfulness (consapevolezza del momento) e landscape (paesaggio). Una filosofia che definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.
A guidare questa tendenza è la Gen Z. Più di qualsiasi altra generazione il 79% dei giovanissimi è attratto dai viaggi in treno alla scoperta dell’Europa.

Più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro

Viaggiare in treno è più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro: è parte del viaggio stesso. E ora che gli esami sono ufficialmente finiti inizia il viaggio che definisce una generazione. Con gli impegni di studio alle spalle i neodiplomati sono pronti ad abbracciare un nuovo capitolo della loro vita, pieno di indipendenza, avventura con l’emozione dell’ignoto.

Oltre all’avventura, questa scelta riflette una crescente consapevolezza dell’impatto sul pianeta. Infatti, il 42% degli italiani, in particolare i viaggiatori più giovani (il 38% della Gen Z), cerca attivamente modi più sostenibili per viaggiare.

Le capitali europee in Interrail

Per i giovani viaggiatori, il viaggio in treno incarna tutti questi elementi, sia che si tratti di prendere il treno per Parigi, visitare alcune delle capitali più vivaci d’Europa, come Berlino e Madrid, o fare un Interrail attraverso più destinazioni.

La prenotazione tramite Trainline offre ulteriori vantaggi, inclusa la possibilità di utilizzare la Carta Giovani Nazionale per i viaggiatori dai 18 ai 35 anni. In questo modo, pianificare il viaggio di una vita non solo diventa facile e veloce, ma anche più accessibile ed economico.
Tra le mete consigliate dall’app c’è anche Barcellona, città vibrante che incanta con l’architettura visionaria di Gaudí, le spiagge dorate e una vita notturna effervescente. È un crocevia di culture, sapori e divertimento, perfetta per chi cerca un’esperienza completa tra arte, relax e socialità.

Berlino, Budapest, Praga: le tappe di un viaggio indimenticabile

Berlino è invece il luogo ideale per chi cerca ispirazione e un’atmosfera cosmopolita mentre Siviglia è perfetta per un viaggio dedicato alla storia, alla cultura e alla passione spagnola. E se Amsterdam è la meta perfetta per un viaggio all’insegna della scoperta e della spensieratezza Budapest offre un mix unico di eleganza imperiale e modernità. 

Una città portuale dinamica e multiculturale, con un’atmosfera vivace, mercati colorati e un’ottima cucina è Marsiglia, l’ideale per chi cerca un’esperienza autentica e un assaggio della vita mediterranea.
Ma un’altra città affascinante, con il suo Ponte Carlo, il Castello e un’atmosfera fiabesca è Praga, nota anche per la vivace vita notturna e i prezzi accessibili. Perfetta per un viaggio post-Maturità.

Estate 2025, italiani al mare ma… dove non ci sono insetti!

A rivelarlo è una nuova indagine condotta da Rentokil: gli insetti infestanti hanno il potere di influenzare la meta delle vacanze. Il 16% degli intervistati è infatti terrorizzato all’idea di poter incontrare strani infestanti in viaggio.
Quest’estate il 53% degli italiani trascorrerà le vacanze al mare nel Belpaese, mentre il 18% sceglierà una meta europea e il 10% il fresco della montagna.

Ma a guidare i connazionali nella scelta per il 15% è proprio la tipologia di infestanti che si potrebbero incontrare.
Il 31% degli italiani ammette di aver sviluppato una sensibilità al ‘tema insetti’ con l’avanzare dell’età, e di prestare a esso maggiore attenzione superata la gioventù.
Quanto al resto degli intervistati afferma di non essere spaventato da nulla.

Zanzare, un problema per il 61% dei viaggiatori

Per quanto la maggior parte dei connazionali sia avventuriera, nella valigia di quasi 1 italiano su 2 non mancano repellenti e trattamenti per evitare punture, principalmente di zanzare, causa di problemi più frequente per il 61% dei viaggiatori. 

Secondo gli ultimi dati riportati dall’ISS dall’1 gennaio al 31 maggio 2025 in Italia si sono registrati 60 casi di Dengue tutti associati a viaggi all’estero (età media 41 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso), 13 casi confermati di Chikungunya, anch’essi associati a viaggi all’estero (età media 50 anni, 54% di sesso maschile, nessun decesso), 4 casi di Zika virus, 5 casi di TBE e 1 di Toscana virus.

La sicurezza igienica condiziona la scelta della struttura

Non solo la destinazione, ma anche e soprattutto la struttura ricettiva sono importanti.
Per il 61% degli intervistati la sicurezza igienica e la prevenzione da infestanti rappresentano un criterio principale nella scelta della struttura.

Un altro 31% ritiene questi fattori abbastanza importanti, ma non decisivi e li considera pari ad altri fattori rilevanti nella scelta, come prossimità al centro e a luoghi di interesse, efficienza dei collegamenti con i mezzi pubblici, rapporto qualità/prezzo, servizi offerti, personalizzazione dell’esperienza e attenzione all’ambiente.
Quasi il 9%, poi, si fida semplicemente delle foto, o addirittura, non ci pensa mai.

Cimici dei letti: lo scenario più temibile 

Di fronte al più temibile degli scenari, ovvero, trovare le cimici dei letti o un altro infestante nella stanza d’albergo, il 71% chiederebbe un cambio di stanza immediato, suggerendo un intervento di disinfestazione alla struttura.
Il 29%, invece, chiederebbe un rimborso rifiutando l’intero soggiorno, Per nessun intervistato trovare infestanti in camera sarebbe ignorabile.

Emerge quindi l’esigenza di ricevere maggiori informazioni rispetto ai servizi e alle misure preventive adottate. Per il 35% sarebbe importante avere informazioni chiare e trasparenti sulla pulizia e l’igiene delle strutture turistiche, e il 27% si sentirebbe al sicuro sapendo che hotel e B&B effettuano con regolarità servizi di disinfestazione.

PMI italiane e digitalizzazione: gli investimenti crescono, ma non abbastanza

In Italia, oltre la metà delle piccole e medie imprese ha avviato percorsi di digitalizzazione. Solo una parte di questi investimenti, però, si traduce in un reale rinnovamento organizzativo.
Spesso le tecnologie introdotte sono limitate a specifiche funzioni e non producono un impatto sistemico.

Tecnologie sì, ma poco integrate

La fotografia scattata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano evidenzia un divario tra l’adozione di strumenti digitali e la loro reale efficacia. La presenza di figure dedicate alla trasformazione digitale è in aumento, ma in un’impresa su tre manca ancora un referente IT.

Gli strumenti utilizzati sono frequentemente scollegati tra loro e confinati alla gestione amministrativa.

Competenze e infrastrutture: il doppio nodo da sciogliere

Tra gli ostacoli principali all’innovazione emergono fattori culturali e tecnici. Il 59% delle imprese segnala difficoltà legate alla mancanza di figure competenti, mentre il 44% accusa una scarsa propensione al cambiamento da parte del personale.

Inoltre, quasi la metà delle PMI risente di una connettività insufficiente, soprattutto nelle aree a bassa copertura di rete in fibra ottica.

Mancano formazione e utilizzo dei fondi 

Solo una minoranza delle imprese attribuisce un ruolo centrale alla formazione. Il 38% non considera prioritario aggiornare le competenze digitali del proprio team, e spesso l’imprenditore stesso rimane ai margini dei percorsi formativi.

Anche i finanziamenti pubblici per l’innovazione risultano poco utilizzati: meno di un terzo delle PMI ne ha beneficiato, ostacolata da iter burocratici complessi e scarsa conoscenza degli strumenti disponibili.

Tecnologie avanzate: un potenziale ancora inespresso

Soluzioni come cloud, eCommerce B2B o data analytics si stanno lentamente diffondendo, in particolare tra le imprese di medie dimensioni. Tuttavia, strumenti evoluti come intelligenza artificiale, blockchain e metaverso restano ancora marginali.

La difficoltà principale? Integrare queste tecnologie nei processi esistenti, più che una reale diffidenza verso l’innovazione.

Collaborazioni strategiche per colmare il divario

Secondo Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio, la chiave per accelerare la trasformazione digitale è una rete di alleanze tra pubblico e privato: “Serve un ecosistema stabile che favorisca la collaborazione tra imprese, università, startup e istituzioni.

È attraverso queste sinergie che le PMI potranno sviluppare una cultura digitale condivisa e affrontare il futuro con strumenti più efficaci”.

Sanità italiana, Fondazione GIMBE: “Finanziamenti ancora insufficienti per il SSN”

Il finanziamento della sanità pubblica italiana resta fermo ai livelli di guardia, anche se qualche lieve miglioramento c’è stato. È quanto evidenzia l’analisi della Fondazione GIMBE sui dati contenuti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) approvato lo scorso 9 aprile dal Consiglio dei Ministri.

“Le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continuano a non essere all’altezza dei bisogni reali”, afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione.

Un’analisi indipendente per dati più trasparenti

Per offrire un quadro oggettivo e non strumentalizzabile, GIMBE ha elaborato un’analisi autonoma delle previsioni di spesa sanitaria per il periodo 2025-2028, confrontando i dati del DFP con quelli precedentemente fissati nel Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT).

Crescita economica più debole delle attese

Le previsioni aggiornate indicano un rallentamento del PIL reale: +0,7% nel 2024, contro l’1% stimato in precedenza. Per il 2025 si prevede un +0,6%, la metà rispetto alle aspettative originarie.
“Uno scenario di crescita rivista al ribasso – sottolinea Cartabellotta – condizionato dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni commerciali internazionali”.

Spesa sanitaria: numeri in crescita, ma il rapporto con il PIL resta fisso

Nel 2024, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL sale al 6,3%, con un impegno complessivo di 138,3 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, oltre il 50% di questo incremento deriva dagli adeguamenti retributivi del personale sanitario.
Per il 2025 è previsto un ulteriore aumento della spesa fino a 143,4 miliardi, ma il rapporto sul PIL resta pressoché invariato al 6,4%, destinato a mantenersi stabile fino al 2028.

Più fondi sulla carta, meno certezze nella realtà

Secondo Cartabellotta, le stime di crescita della spesa sanitaria sono da considerare con cautela: «In presenza di un’economia stagnante e delle attuali incertezze globali, è difficile immaginare che gli incrementi previsti possano davvero concretizzarsi».

Due riforme in cantiere, ma i problemi strutturali restano

Nel DFP 2025 sono previsti 32 interventi collegati alla prossima manovra economica, tra cui due legati alla sanità: il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la revisione delle professioni sanitarie.
“Senza un massiccio investimento in risorse umane e strutturali – ammonisce Cartabellotta – ogni tentativo di riforma rischia di essere inefficace”.

La sanità pubblica continua a perdere terreno

In conclusione, la Fondazione GIMBE ribadisce che il SSN soffre di sottofinanziamento cronico.
“Anche se si evitano nuovi tagli – conclude il Presidente – il peso della spesa sanitaria sul PIL resta troppo basso, lasciando il sistema sanitario pubblico sempre più fragile e vulnerabile”.

Lavoro: a febbraio 2025 più occupati e inattivi, meno disoccupati 

Nel mese di febbraio 2025, rispetto al mese precedente, in Italia crescono il tasso di occupazione, che arriva al 63,0% ((+0,1%), e quello di inattività, al 32,9% (+0,1%), mentre il tasso di disoccupazione diminuisce al 5,9% (-0,3%).
A febbraio 2025 il numero di occupati è salito a 24 milioni e 332mila. La crescita rispetto a gennaio coinvolge i lavoratori autonomi, che salgono a 5 milioni e 170mila, e i dipendenti a termine (2 milioni 710mila), mentre sono sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 451mila).

L’occupazione aumenta anche rispetto a febbraio 2024 (+567mila occupati) come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+538mila) e degli autonomi (+141mila) a fronte del calo dei dipendenti a termine (-112mila).
È quanto emerge dai dati provvisori Istat relativi all’occupazione a febbraio 2025.

Aumenta l’occupazione per donne, dipendenti a termine e autonomi, ma non per i giovani

Rispetto al mese precedente a febbraio 2025 la crescita degli occupati e degli inattivi si associa alla diminuzione dei disoccupati.
L’aumento dell’occupazione (+0,2%, pari a +47mila unità) riguarda le donne, i dipendenti a termine, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 25-34enni per i quali, come avviene per gli uomini, il numero di occupati diminuisce.

Il calo delle persone in cerca di lavoro (-4,9%, pari a -79mila unità) interessa gli uomini, le donne e tutte le classi d’età.  Quanto al tasso di disoccupazione giovanile, nel mese diminuisce al 16,9% (-1,4%) rispetto a gennaio 2025.

Crescono gli inattivi tra gli uomini e i 25-34enni

La crescita degli inattivi (+0,3%, pari a +33mila unità) coinvolge gli uomini e i 25-34enni. Questo, a fronte di un calo tra le donne e nelle altre classi d’età, a eccezione dei 25-34enni, per i quali si registra una sostanziale stabilità.
Confrontando il trimestre dicembre 2024-febbraio 2025 con quello precedente (settembre-novembre 2024), si registra un aumento di 199mila occupati (+0,8%).

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,0%, pari a +32mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-1,7%, pari a -208mila unità).

In un anno diminuisce il numero di chi cerca lavoro (-18,4%)

Sempre a febbraio 2025, il numero di occupati supera quello di febbraio 2024 del 2,4%, pari a +567mila unità.
L’aumento degli occupati riguarda gli uomini, le donne, i giovani tra 25 e 34 anni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre per i 25-49enni si osserva una diminuzione.

Complessivamente, in un anno il tasso di occupazione sale dell’1,1%.
Inoltre, rispetto a febbraio 2024, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-18,4%, pari a -342mila unità) sia quello degli inattivi tra 15 e 64 anni: -0,5%, pari a -60mila unità.