Giovani e lavoro: cresce l’occupazione, ma calano le imprese under 35

Il panorama del lavoro in Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento, in particolare per le nuove generazioni. Sebbene aumentino i giovani occupati con un impiego dipendente, si registra un calo significativo nel numero di imprese fondate da under 35.

A lanciare l’allarme è Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, intervenuto durante un evento promosso con Almalaurea dedicato a orientamento, imprenditorialità e occupazione.

Una generazione che si “perde” anno dopo anno

Dal 2011 al 2024, la fascia d’età tra i 18 e i 34 anni ha perso circa un milione di individui. Una riduzione demografica che ha avuto effetti diretti sul mondo dell’impresa: il numero di aziende gestite da giovani è calato del 31% in poco più di un decennio.

Anche le nuove iscrizioni di imprese fondate da under 35 sono in netto calo: si è passati dal 34,6% del totale nel 2011 al 27,8% nel 2024.

Più lavoro dipendente 

In parallelo, però, aumenta il numero di giovani che trovano un impiego alle dipendenze. Tra il 2015 e il 2024, i lavoratori dipendenti tra i 15 e i 34 anni sono cresciuti di circa 640mila unità, in gran parte con contratti a tempo pieno. Questo potrebbe indicare una preferenza per percorsi professionali più stabili rispetto alla sfida, spesso rischiosa, dell’imprenditoria.

Fare impresa è ancora troppo difficile

Secondo i dati raccolti da Unioncamere, quasi l’80% dei giovani imprenditori incontra difficoltà nell’avvio della propria attività. Oltre la metà segnala ostacoli legati alla burocrazia e alle complesse procedure amministrative.

Per superare queste barriere servono strumenti concreti e politiche efficaci in grado di rendere più accessibile il mondo dell’impresa ai giovani.

Il Servizio Nuove Imprese di Unioncamere

Proprio per rispondere a questa esigenza, Unioncamere ha creato il Servizio Nuove Imprese (SNI), una piattaforma digitale pensata per supportare aspiranti e neoimprenditori. Il servizio offre risorse pratiche, informazioni e assistenza per facilitare l’ingresso nel mondo imprenditoriale.

Il lato positivo: boom di start-up innovative

Anche se le imprese giovanili segnano un calo nel loro complesso, qualche spiraglio positivo esiste. C’è infatti un settore che continua a crescere: quello delle start-up innovative. Tra il 2016 e il 2024, queste realtà sono più che raddoppiate, passando da meno di 6.000 a oltre 12.000 (+111,6%).

Un dato che mostra come, laddove ci siano competenze digitali e visione imprenditoriale, i giovani riescano ancora a fare la differenza.

Sanità italiana, Fondazione GIMBE: “Finanziamenti ancora insufficienti per il SSN”

Il finanziamento della sanità pubblica italiana resta fermo ai livelli di guardia, anche se qualche lieve miglioramento c’è stato. È quanto evidenzia l’analisi della Fondazione GIMBE sui dati contenuti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) approvato lo scorso 9 aprile dal Consiglio dei Ministri.

“Le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continuano a non essere all’altezza dei bisogni reali”, afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione.

Un’analisi indipendente per dati più trasparenti

Per offrire un quadro oggettivo e non strumentalizzabile, GIMBE ha elaborato un’analisi autonoma delle previsioni di spesa sanitaria per il periodo 2025-2028, confrontando i dati del DFP con quelli precedentemente fissati nel Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT).

Crescita economica più debole delle attese

Le previsioni aggiornate indicano un rallentamento del PIL reale: +0,7% nel 2024, contro l’1% stimato in precedenza. Per il 2025 si prevede un +0,6%, la metà rispetto alle aspettative originarie.
“Uno scenario di crescita rivista al ribasso – sottolinea Cartabellotta – condizionato dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni commerciali internazionali”.

Spesa sanitaria: numeri in crescita, ma il rapporto con il PIL resta fisso

Nel 2024, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL sale al 6,3%, con un impegno complessivo di 138,3 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, oltre il 50% di questo incremento deriva dagli adeguamenti retributivi del personale sanitario.
Per il 2025 è previsto un ulteriore aumento della spesa fino a 143,4 miliardi, ma il rapporto sul PIL resta pressoché invariato al 6,4%, destinato a mantenersi stabile fino al 2028.

Più fondi sulla carta, meno certezze nella realtà

Secondo Cartabellotta, le stime di crescita della spesa sanitaria sono da considerare con cautela: «In presenza di un’economia stagnante e delle attuali incertezze globali, è difficile immaginare che gli incrementi previsti possano davvero concretizzarsi».

Due riforme in cantiere, ma i problemi strutturali restano

Nel DFP 2025 sono previsti 32 interventi collegati alla prossima manovra economica, tra cui due legati alla sanità: il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la revisione delle professioni sanitarie.
“Senza un massiccio investimento in risorse umane e strutturali – ammonisce Cartabellotta – ogni tentativo di riforma rischia di essere inefficace”.

La sanità pubblica continua a perdere terreno

In conclusione, la Fondazione GIMBE ribadisce che il SSN soffre di sottofinanziamento cronico.
“Anche se si evitano nuovi tagli – conclude il Presidente – il peso della spesa sanitaria sul PIL resta troppo basso, lasciando il sistema sanitario pubblico sempre più fragile e vulnerabile”.

AI: Meta inizia l’addestramento in Europa sui contenuti pubblici degli utenti

Dopo avere lanciato Meta AI in Europa lo scorso mese, ora Meta annuncia l’addestramento dei suoi modelli di AI sulla base delle interazioni che le persone hanno con l’AI di Meta e sui contenuti pubblici condivisi, ovvero, post e commenti sulle sue piattaforme.

Secondo la Società, l’addestramento “consentirà di supportare meglio milioni di persone e aziende nell’UE, insegnando all’AI di Meta a comprendere e riflettere più accuratamente le culture, le lingue e la storia europee”.
Le persone residenti nell’Unione Europea che utilizzano le piattaforme di Meta stanno iniziando a ricevere notifiche sulle app e via email che spiegano la tipologia di dati che Meta ha in tenzione di utilizzare, e in che modo “questo migliorerà l’AI di Meta e l’esperienza complessiva degli utenti”.

Messaggi privati e dati dei minorenni non verranno utilizzati

Le notifiche includeranno anche un link a un modulo da compilare per opporsi in qualsiasi momento all’utilizzo dei propri dati.

“Abbiamo reso questo modulo facile da trovare, leggere e compilare, e rispetteremo tutte le richieste già ricevute di non utilizzare i dati, così come quelle che verranno inviate in futuro – assicura l’azienda -. Come già sottolineato in precedenza, non utilizziamo i messaggi privati scambiati con amici e familiari per addestrare i nostri modelli di AI generativa. Inoltre, i dati pubblici provenienti da account appartenenti a persone nell’UE di età inferiore a 18 anni non verranno utilizzati a fini di addestramento”.

Semaforo verde dalla UE

Già un anno fa Meta aveva posticipato l’addestramento dei suoi modelli linguistici di grandi dimensioni utilizzando contenuti pubblici, in attesa che i regolatori chiarissero i requisiti legali.

Oggi Meta dichiara di accogliere con favore “il parere fornito dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) a dicembre, che ha confermato come il nostro approccio iniziale fosse conforme ai nostri obblighi legali. Da allora, abbiamo collaborato in modo costruttivo con la Commissione irlandese per la protezione dei dati (IDPC) e non vediamo l’ora di continuare a portare tutti i benefici dell’AI generativa alle persone in Europa”, riferisce Askanews.

“Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende”

“È importante sottolineare che il tipo di addestramento dell’AI che stiamo svolgendo non è un’esclusiva di Meta né sarà unico per l’Europa – aggiunge l’azienda, come riporta Ansa -. È così che abbiamo addestrato i nostri modelli di AI generativa per le altre regioni del mondo, fin dal lancio. Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende, tra cui Google e OpenAI che hanno già utilizzato dati degli utenti europei per addestrare i propri modelli di AI. È fondamentale che i nostri modelli di AI generativa – sottolinea Meta – vengano addestrati su una varietà di dati che permettano di comprendere le incredibili e variegate sfumature e complessità che caratterizzano le comunità europee. Un aspetto particolarmente importante in un momento in cui i modelli di AI stanno diventando sempre più avanzati con funzionalità multimodali che comprendono testo, voce, video e immagini”. 

Lavoro: a febbraio 2025 più occupati e inattivi, meno disoccupati 

Nel mese di febbraio 2025, rispetto al mese precedente, in Italia crescono il tasso di occupazione, che arriva al 63,0% ((+0,1%), e quello di inattività, al 32,9% (+0,1%), mentre il tasso di disoccupazione diminuisce al 5,9% (-0,3%).
A febbraio 2025 il numero di occupati è salito a 24 milioni e 332mila. La crescita rispetto a gennaio coinvolge i lavoratori autonomi, che salgono a 5 milioni e 170mila, e i dipendenti a termine (2 milioni 710mila), mentre sono sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 451mila).

L’occupazione aumenta anche rispetto a febbraio 2024 (+567mila occupati) come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+538mila) e degli autonomi (+141mila) a fronte del calo dei dipendenti a termine (-112mila).
È quanto emerge dai dati provvisori Istat relativi all’occupazione a febbraio 2025.

Aumenta l’occupazione per donne, dipendenti a termine e autonomi, ma non per i giovani

Rispetto al mese precedente a febbraio 2025 la crescita degli occupati e degli inattivi si associa alla diminuzione dei disoccupati.
L’aumento dell’occupazione (+0,2%, pari a +47mila unità) riguarda le donne, i dipendenti a termine, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 25-34enni per i quali, come avviene per gli uomini, il numero di occupati diminuisce.

Il calo delle persone in cerca di lavoro (-4,9%, pari a -79mila unità) interessa gli uomini, le donne e tutte le classi d’età.  Quanto al tasso di disoccupazione giovanile, nel mese diminuisce al 16,9% (-1,4%) rispetto a gennaio 2025.

Crescono gli inattivi tra gli uomini e i 25-34enni

La crescita degli inattivi (+0,3%, pari a +33mila unità) coinvolge gli uomini e i 25-34enni. Questo, a fronte di un calo tra le donne e nelle altre classi d’età, a eccezione dei 25-34enni, per i quali si registra una sostanziale stabilità.
Confrontando il trimestre dicembre 2024-febbraio 2025 con quello precedente (settembre-novembre 2024), si registra un aumento di 199mila occupati (+0,8%).

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,0%, pari a +32mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-1,7%, pari a -208mila unità).

In un anno diminuisce il numero di chi cerca lavoro (-18,4%)

Sempre a febbraio 2025, il numero di occupati supera quello di febbraio 2024 del 2,4%, pari a +567mila unità.
L’aumento degli occupati riguarda gli uomini, le donne, i giovani tra 25 e 34 anni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre per i 25-49enni si osserva una diminuzione.

Complessivamente, in un anno il tasso di occupazione sale dell’1,1%.
Inoltre, rispetto a febbraio 2024, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-18,4%, pari a -342mila unità) sia quello degli inattivi tra 15 e 64 anni: -0,5%, pari a -60mila unità.

Economia italiana: le prospettive per il 2025 e l’incognita dei dazi americani

Sono i possibili dazi da parte degli Stati Uniti verso l’Europa i temi più dibattuti in ambito economico. Secondo i dati del 2023, le esportazioni europee verso gli USA hanno raggiunto i 504 miliardi di euro, a fronte di importazioni per 347 miliardi, con un saldo positivo per l’Europa di 157 miliardi. Nel settore dei servizi, invece, gli Stati Uniti vantano un surplus di 108 miliardi, portando il saldo complessivo a sfavore dell’economia americana a soli 52 miliardi di dollari, pari allo 0,18% del PIL USA. È probabile, quindi, che i negoziati conducano a un compromesso senza stravolgimenti nei rapporti commerciali.

Indicatori: segnali contrastanti

I primi mesi del 2025 mostrano una crescita moderata, ma senza cali significativi. L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra un modesto +0,2% a gennaio e +0,1% a febbraio nei dati destagionalizzati. Però il confronto con l’anno precedente, influenzato dalla variazione dei giorni di calendario, evidenzia un calo dello 0,9% a febbraio.

Il turismo e il settore del tempo libero continuano a trainare i consumi, mentre alimentari, elettrodomestici e mezzi di trasporto segnano una contrazione. Le presenze turistiche in Italia a gennaio hanno segnato un incremento dell’8% rispetto al 2024 e del 18,2% rispetto al 2019.

Inflazione sotto controllo, ma con riserva

L’inflazione a febbraio si è attestata all’1,6%, leggermente inferiore alle previsioni del 2%. Per marzo si stima un rialzo marginale all’1,7%. Nonostante la stabilizzazione dell’inflazione, il tema dei costi energetici rimane un tema caldo, con l’Italia ancora fortemente dipendente dalle dinamiche internazionali.

Occupazione e PIL: le stime per l’anno in corso

Gli indicatori di occupazione restano solidi, sostenuti dal turismo e dalla ripresa industriale. Il PIL mensile, in termini tendenziali, ha registrato un incremento dello 0,3% a gennaio e dello 0,1% a febbraio, con una crescita del primo trimestre stimata allo 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Però per raggiungere l’obiettivo di crescita annua dello 0,8%, sarà necessario un ulteriore slancio economico.

Riforme fiscali: una possibile spinta ai consumi

Per incentivare la crescita, un tema cardine potrebbe essere la riforma fiscale, con una riduzione delle aliquote per il ceto produttivo. Con una pressione fiscale che ha raggiunto il 42,6% nel 2024, misure di alleggerimento potrebbero stimolare il reddito disponibile e, di conseguenza, i consumi.

Consumi: dinamiche settoriali

L’Indicatore Consumi Confcommercio di febbraio evidenzia un calo dello 0,9% su base annua, con una contrazione dell’1,7% nella spesa per i beni, mentre i servizi registrano un aumento dello 0,7%. Le voci più dinamiche sono i beni e servizi per la comunicazione (+5,3%), seguiti da alberghi e ristorazione (+1,3%).

Positivo anche il settore dell’abbigliamento (+1,4%). In calo, invece, i beni per la mobilità (-5,9%), i servizi ricreativi (-1,6%) e i beni per la casa (-1,3%).

Prezzi al consumo: stabilità a breve termine

L’inflazione sembra essersi stabilizzata, con una previsione di crescita dello 0,2% a marzo. Il calo delle pressioni sui costi energetici e alimentari sta contribuendo a mantenere sotto controllo i prezzi, ma l’incertezza economica potrebbe ancora influenzare il comportamento dei consumatori.

La chiave per una ripresa solida resta il rilancio del circuito reddito-consumi, fondamentale per garantire la crescita attesa nel 2025.

Franchising: aggiunge 41 miliardi di valore all’economia nazionale

Lo evidenzia Assofranchising: ogni euro investito dal comparto del franchising genera quasi 3 euro per l’intera economia nazionale, con un impatto complessivo sul valore della produzione stimato complessivamente in circa 94 miliardi di euro.
Secondo il Rapporto 2024 di Assofranchising condotto da Nomisma il comparto ha raggiunto un fatturato di quasi 34 miliardi di euro, con una crescita del +9,9% rispetto all’anno precedente e un totale di forza lavoro impiegata pari a 287.767 addetti.

Ma qual è l’effetto moltiplicatore del giro d’affari dei punti vendita del comparto sull’economia nazionale? 
Il comparto del franchising nel 2023 ha generato un impatto in termini di valore aggiunto pari a 41 miliardi di euro. Di questi, 24,2 miliardi di euro sono attribuibili all’attivazione diretta, 4,8 miliardi a quella indiretta e 12,1 miliardi di euro all’indotto.

Ogni euro investito ne genera 2,8

L’impatto complessivo del franchising stimato da Nomisma è pari al 2,1% del valore aggiunto generato dal totale dell’economia nazionale.
Considerando il valore della produzione l’impatto stimato è pari complessivamente a 94 miliardi di euro, con un moltiplicatore finale pari a 2,8. In pratica, per ogni euro investito dal comparto del franchising si generano complessivamente 2,8 euro nell’intera economia nazionale.

In ambito occupazionale, l’impatto complessivo è invece pari a 732.907 occupati, con un moltiplicatore finale pari a 2,5, ovvero, ogni posto di lavoro attivato dal comparto del franchising contribuisce all’occupazione di 2,5 lavoratori nell’intero sistema Paese. I redditi da lavoro dipendente complessivamente generati sono pari a 15,9 miliardi di euro.

“Un’opportunità concreta di ricollocamento”

“Il franchising si mostra come un comparto particolarmente interessante se visto come opportunità di rilancio professionale – spiega Alberto Cogliati, Presidente di Assofranchising -. Per un’associazione di categoria come la nostra è importante avere rapporti sempre più stretti con le società di outplacement, perché possiamo diventare un’opportunità concreta di ricollocamento per tanti lavoratori e lavoratrici”.

Ma l’impatto attivato dal franchising non riguardano il solo settore del commercio. Sono infatti molteplici i comparti che attivano produzione, come le industrie del comparto tessile e abbigliamento per il 10,2% e attività immobiliari per il 7,7%, valore aggiunto (servizi immobiliari per il 15,2% e di alloggio-ristorazione per il 7,9%) e occupazione (alloggio-ristorazione 10,4% e tessile-abbigliamento 7,5%).

Un motore strategico per l’1,8% del PIL

“Il franchising si conferma un motore strategico per l’economia italiana, con un giro d’affari che complessivamente rappresenta l’1,8% del nostro PIL e con importanti riverberi sia diretti sia a livello di indotto – aggiunge Roberta Gabrielli, Head of Marketing, Business Processes e Communication di Nomisma -. Nel nostro Paese operano 929 insegne, con quasi 66.000 punti vendita affiliati in cui sono occupati 287.767 addetti. Per quanto riguarda la produzione, il commercio al dettaglio rappresenta il comparto più rilevante, seguito da tessile-abbigliamento e dalle attività immobiliari. Sul fronte degli occupati, invece, il commercio al dettaglio è seguito dai servizi di alloggio e ristorazione e dal tessile-abbigliamento”.

Crescita e sostenibilità: calano i “flussi fisici”, aumenta la spesa in protezione ambientale

Negli anni 2022 e 2023 i principali indicatori ‘fisici’ forniti dai Conti economici dell’ambiente mostrano una riduzione, a fronte della crescita del Pil in termini reali.
Questa evoluzione nella dinamica dei principali indicatori economici e ambientali, denominata disaccoppiamento, va nella direzione di una minore pressione dell’economia sull’ambiente.

Tale disaccoppiamento risulta assoluto nel 2023, dove a fronte di una crescita del Pil dello 0,7%, il Consumo di energia delle unità residenti diminuisce del 4,1%, le Emissioni di gas climalteranti del 5,3% e il Consumo materiale interno del 6,4%.
Nel 2022, invece, alla crescita del Pil (+4,7%), si accompagna una decrescita per il solo Consumo di energia (-3,1%), mentre il disaccoppiamento del Consumo materiale interno (+1,3%) è solo relativo, così come per le Emissioni di gas climalteranti, rimaste stazionarie.

Espansione di beni e servizi ambientali

Prosegue nel 2022 la dinamica fortemente espansiva del settore dei beni e servizi ambientali (79,9 miliardi, +40,6% valore aggiunto), che porta l’incidenza del settore sull’intera economia dal 3,1% nel 2021 al 4,0% nel 2022.
Tale dinamica è riconducibile alle misure per l’aumento dell’efficienza energetica negli edifici (Superbonus 110% e standard europeo).

La Spesa per la protezione dell’ambiente si posiziona a 51,4 miliardi (+9,4%), mentre il gettito delle imposte ambientali a -45,4 miliardi (-18,9%) per poi recuperare nel 2023.
Nel 2022 la stabilità complessiva delle emissioni di gas serra, nonostante il calo dei consumi, è riconducibile in gran parte all’uso di prodotti energetici a maggiore intensità di carbonio in risposta a crisi energetica e siccità.

Calano i consumi domestici

Le famiglie, se da un lato hanno registrato aumenti per il trasporto in conto proprio (+9,3% emissioni e +8,3% consumi), dall’altro hanno ridotto sensibilmente emissioni e consumi negli usi domestici (-12,8% e -10,1% rispettivamente).

Secondo stime provvisorie per il 2023, il Consumo di energia delle unità residenti si è ridotto del 4,0% nelle attività produttive e del 4,4% nelle famiglie. Ancora in crescita dello 0,6% gli impieghi per trasporto, mentre in calo dell’8,0% quelli domestici.
Le Emissioni di gas climalteranti si sono ridotte del 6,0% nelle attività produttive e del 3,5% nelle famiglie (trasporto +0,6%, domestico -9,3%).

Diminuisce il fabbisogno energetico

Mentre nel 2022, a causa delle misure di contenimento della crescita dei prezzi dei prodotti energetici, il gettito complessivo da fiscalità ambientale si riduce del 19,0%, raggiungendo il minimo storico di incidenza sul Pil (2,3%), il 2023 registra una netta ripresa (+19,4%), che riporta il gettito quasi a livello del 2021, soprattutto per via della cancellazione di tali misure.

Il fabbisogno energetico complessivo dell’Italia conferma il trend in diminuzione osservato a partire dal 2018 (-3,1% 2022, ‑4,1% 2023), 
L’intensità dei consumi energetici rispetto al Pil, pressoché stabile negli anni 2018-2021, registra un forte calo nel 2022 (-7,4%) e nel 2023 (-4,8%), attestandosi a 3,3 Tj per milione di euro, il valore più basso degli ultimi 16 anni, per effetto del diverso andamento tra dati energetici, in calo, e dati economici.

Casa e famiglia: l’evoluzione demografica cambia le esigenze abitative

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una polarizzazione del concetto di famiglia: da un lato ci sono le persone che per motivi diversi vivono da sole una fase della vita, dall’altro, continua a esserci la famiglia tradizionale, formata dalla coppia con i figli senza altre persone conviventi.
Ma se all’inizio del nuovo millennio la famiglia formata da una coppia con figli era ancora la più frequente in Italia, seppure non più maggioritaria, oggi viene superata dalla famiglia monopersonale.

In questo scenario, la progressiva frammentazione e la ricomposizione dei nuclei familiari, ha un impatto inevitabile anche sul mercato immobiliare.
Sulla base di uno studio condotto da Nomisma Real Estate, la domanda di abitazioni si sta spostando sempre più verso soluzioni abitative di minori dimensioni rispetto al passato.

Fra 15 anni le famiglie tradizionali saranno solo un quarto del totale

Di fatto, questa polarizzazione è presente ormai in tutto il Paese, ma mentre nell’area del Nord-Est le due tipologie familiari principali si equivalgono, al Centro e al Nord-Ovest prevalgono le famiglie unipersonali e nel Mezzogiorno sono ancora prevalenti le coppie con figli.

Inoltre, secondo recenti previsioni, all’interno di una popolazione che procede nella tendenza a diminuire e a invecchiare, il numero delle famiglie è destinato ad aumentare, passando da 25,2 milioni del 2021 a 26,2 nel 2040. Questo, a fronte di un numero medio in calo dei componenti.
Proseguendo in questa tendenza, nei prossimi 15 anni le coppie con figli sono destinate a ridursi drasticamente, fino ad arrivare a circa un quarto del totale delle famiglie.

Nuovi single sempre più orientati alla locazione

Al contempo, le preferenze abitative delle famiglie senza figli, e soprattutto dei single, si orientano sempre più verso soluzioni flessibili in termini di spazi, ma anche di godimento dell’abitazione, a favore della locazione.
Sul fronte dell’evoluzione demografica, le previsioni al 2040 stimano quasi il 39% delle famiglie costituito da persone che vivono da sole, con un incremento particolarmente marcato tra gli over 65.

L’universo degli anziani si estende da una prima fascia di ‘giovani anziani’ fino agli ultra-ottantacinquenni, i ‘grandi anziani’, ovvero, i gruppi di popolazione che vedono limitare le proprie funzionalità, e di conseguenza, il loro ruolo attivo nella società.

Il senior living e la richiesta di abitazioni age friendly

Secondo l’indagine Nomisma, gli anziani propensi a cambiare la propria abitazione sono appena il 13% degli over 65. Ma traducendo questa percentuale in valori assoluti, si tratta di quasi 2 milioni di famiglie, in grado, quindi, di generare una nuova domanda abitativa.
Più in particolare, la domanda espressa dalla popolazione anziana richiede ‘abitazioni age friendly’, magari supportate dalla tecnologia dell’Ambient Assisted living.

La scelta di cambiare casa a favore di abitazioni inserite in condomini di ‘senior living’ richiede, però, un vero e proprio salto culturale.
Riconoscere l’importanza della socialità, della qualità e sicurezza abitativa e della presenza di servizi di base per la vita assistita, garantisce una configurazione abitativa gradita, ma meno intrusiva dei tradizionali modelli istituzionali.

Animali domestici: italiani pronti a cambiare abitudini in nome della sostenibilità

Il 51% degli italiani vive con almeno un animale domestico, principalmente, cani (58%) e gatti (56%). In media, gli italiani dedicano un’ora e mezza al giorno alla cura dei loro animali, e la spesa per il loro mantenimento si aggira intorno a 700 euro l’anno.
Il 40% di proprietari è consapevole dei consumi legati alla gestione dei pet, e il 61% vorrebbe rendere più sostenibili le abitudini degli amici a quattro zampe.

Più di un italiano su due (56%) crede infatti che sia importante la sostenibilità nella cura degli animali, con la quota che sale al 61% nel caso della propensione a cambiare abitudini e comportamenti per essere più green nella gestione quotidiana dei propri amici.
Lo conferma la nuova ricerca del Pulsee Luce e Gas Index, l’osservatorio sulle abitudini green degli italiani, realizzato da Pulsee Luce & Gas in collaborazione con NielsenIQ.

Poca consapevolezza sull’impatto ambientale dei pet

Risulta invece minore la consapevolezza dell’impatto ambientale dei propri animali. Il desiderio di ridurre il loro l’impatto ambientale resta infatti limitato nella pratica: solo il 15% degli intervistati ha cercato attivamente informazioni per migliorare da questo punto di vista. 

Il 47% degli italiani ritiene però che ci siano abbastanza indicazioni e dati sul tema della sostenibilità legato agli animali domestici, prevalentemente su siti web ufficiali/istituzionali (42%) generici (36%) e programmi TV (31%).
In ogni caso, quasi la metà dei proprietari (48%) valuta il materiale delle confezioni degli alimenti e il 49% considera l’impatto ambientale del cibo scelto.

L’attenzione inizia dalla dieta

Nel caso dei cani, una quota non indifferente (oltre un terzo del campione) prepara alimenti freschi in casa, mentre, più in generale, il 20% acquista spesso o con maggiore frequenza cibi biologici.
Sul fronte della toelettatura dei cani, il 47% si affida a negozi specializzati, mentre il 42% opta per il lavaggio tra le mura domestiche, solitamente in doccia o nella vasca da bagno.

L’attenzione all’ambiente è presente nella tipologia di prodotti utilizzati per la pulizia, con un italiano su quattro che usa quelli naturali o biodegradabili. Ma la grande maggioranza (78%) ricorre a shampoo o saponi specifici.

Lettiere, cucce, giocattoli: l’importanza dei materiali

Per l’asciugatura, il 42% degli italiani utilizza l’asciugatura naturale contro il 55% di chi usa il phon, un asciugacapelli (46%) o uno specifico per l’animale (9%).
Un altro aspetto rilevante riguarda la gestione dei bisogni degli animali. I possessori di gatti dichiarano di avere una lettiera agglomerante (38%) o ecosostenibile (36%), mentre nel caso dei proprietari dei cani, il 79% raccoglie i rifiuti dei propri amici con sacchetti biodegradabili.

Importanti sono anche gli accessori. L’85% degli italiani ha acquistato accessori, principalmente giocattoli (81%), seguiti da collari e guinzagli (68%), cucce e gabbiette (68%).
In particolare, più di un italiano su due (53%) presta attenzione ai materiali degli accessori, lavandoli a mano (67%), in lavatrice (30%) o lavanderia (3%).

Bollette: solo il 26% degli italiani è informato del passaggio al mercato libero

Secondo i risultati di una ricerca condotta da Trustpilot, piattaforma globale di recensioni dei consumatori, la maggioranza degli italiani, l’87%, è consapevole dei cambiamenti normativi dovuti al passaggio al mercato libero dell’energia. Ma appena il 26% dichiara di essersi informato meglio, e di avere effettivamente cambiato fornitore.

In pratica, solo il 26% dei cittadini del Bel Paese si è informato sul mercato libero dell’energia e ha cambiato fornitore. La maggior parte dei consumatori, il 45%, per ora si è limitato a raccogliere maggiori informazioni, ma ha deciso comunque di mantenere il proprio operatore.

Il fattore determinante per cambiare fornitore è sempre il prezzo più basso

L’analisi di Trustpilot ha messo in luce che per il 71% degli intervistati quando si tratta di scegliere un fornitore di energia il fattore determinante è il prezzo competitivo.
Al fattore risparmio, seguono l’affidabilità del servizio (42%) e la qualità del customer care (20%). E a proposito di prezzi, il 74% degli intervistati li confronta nel tempo.

Più di 1 italiano su 2, invece, legge le recensioni per scegliere un nuovo fornitore. Tra gli intervistati che hanno cambiato fornitore di elettricità, gas e servizi negli ultimi 12 mesi, infatti, il 49% afferma che le recensioni lette online hanno influenzato la loro decisione.

Recensioni: uno strumento fondamentale per rafforzare fiducia e trasparenza

“Le recensioni online rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la trasparenza e la fiducia tra consumatori e aziende – ha commentato Nicoletta Besio, Country General Manager Italy di Trustpilot -. Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma aperta e indipendente, dove gli utenti possano condividere le proprie esperienze e aiutare gli altri a compiere scelte informate”.

“Verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte”

“In un mercato energetico sempre più competitivo – ha aggiunto Nicoletta Besio -, la fiducia è la chiave per costruire relazioni durature e di valore, e le recensioni sono sicuramente una risorsa preziosa per verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”, riporta Askanews.

Trustpilot è una piattaforma di recensioni aperta a tutti nata nel 2007. La sua missione è consentire alle persone di acquistare con sicurezza e aiutare le aziende a offrire esperienze memorabili.
“La nostra visione è quella di diventare un simbolo universale di fiducia – spiega Adrian Blair, ceo di Trustpilot -.Vogliamo che i consumatori possano prendere decisioni d’acquisto sicure e informate, e che le aziende possano dare prova della qualità dei loro servizi e raccogliere informazioni utili a migliorare il proprio business”.