Più sicurezza per bambini e adolescenti: le ultime novità di Meta

Obiettivo, creare un ecosistema più sicuro e protetto per gli under 18. Così Meta ha introdotto nuove funzionalità nei messaggi diretti e un maggiore controllo per i minori. Lo ha annunciato la stessa società con un comunicato, in cui ha presentato un nuovo pacchetto di misure per proteggere bambini e adolescenti che utilizzano i suoi servizi, in particolare su Instagram. Le novità, rese note con una nota ufficiale, puntano a rafforzare gli strumenti di prevenzione contro i comportamenti molesti e a limitare i contatti potenzialmente pericolosi.

Tra le principali modifiche, spicca soprattutto una maggiore trasparenza nei messaggi privati per gli account di adolescenti: ora sarà possibile visualizzare l’anno di iscrizione del contatto e accedere facilmente a suggerimenti di sicurezza. A questo si aggiunge una nuova opzione che permette di bloccare e segnalare un utente in un’unica azione, rendendo più immediata la segnalazione di comportamenti sospetti.

Milioni di segnalazioni già dal primo mese

Gli strumenti già in vigore hanno comunque riscosso un ottimo apprezzamento dai giovani utilizzatori. Solo nel mese di giugno, oltre un milione di account sono stati bloccati o segnalati dagli adolescenti dopo aver ricevuto un avviso di sicurezza. Un’altra funzionalità introdotta di recente, l’Avviso di Posizione, è stata visualizzata un milione di volte, e uno su dieci utenti ha cliccato per approfondire.

Un altro aspetto importante è la protezione automatica dalla nudità nei messaggi diretti. La funzione, attiva di default per i minori, ha portato oltre il 40% delle immagini sfocate a rimanere tali, riducendo l’esposizione a contenuti indesiderati.

Si allargano le tutele anche per gli account gestiti da adulti ma con contenuti per bambini

Meta ha deciso di applicare le stesse protezioni pensate per gli adolescenti anche agli account curati da adulti che rappresentano bambini, come profili familiari o gestiti da manager. Questi profili verranno automaticamente configurati con le impostazioni di privacy più restrittive, incluso il filtro per i commenti offensivi.

Inoltre, gli adulti ritenuti “sospetti” o comunque già bloccati non potranno trovare questi profili nei suggerimenti o nei risultati di ricerca. Anche i commenti indesiderati saranno nascosti automaticamente.

Rimozione “di massa” di account inappropriati

Meta prosegue infine con azioni dirette contro chi viola le regole: nei primi mesi del 2025 sono stati cancellati circa 135.000 account su Instagram per comportamenti inappropriati verso minori, e ulteriori 500.000 account associati sono stati rimossi da entrambe le piattaforme.

Questi dati sono stati condivisi anche con altre aziende tech attraverso la Tech Coalition, per garantire un approccio coordinato alla sicurezza dei minori online.

Viaggi in treno: la Gen Z scopre l’Europa in modalità Mindscape

Secondo il Travel Trend Report 2025 di Trainline, il 35% degli italiani apprezza la possibilità di osservare il paesaggio che scorre con un senso di calma e scoprendo “gemme” nascoste dal finestrino. 

È così che prende forma la tendenza che guida i viaggiatori nel 2025, il Mindscape, il perfetto equilibrio tra mindfulness (consapevolezza del momento) e landscape (paesaggio). Una filosofia che definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.
A guidare questa tendenza è la Gen Z. Più di qualsiasi altra generazione il 79% dei giovanissimi è attratto dai viaggi in treno alla scoperta dell’Europa.

Più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro

Viaggiare in treno è più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro: è parte del viaggio stesso. E ora che gli esami sono ufficialmente finiti inizia il viaggio che definisce una generazione. Con gli impegni di studio alle spalle i neodiplomati sono pronti ad abbracciare un nuovo capitolo della loro vita, pieno di indipendenza, avventura con l’emozione dell’ignoto.

Oltre all’avventura, questa scelta riflette una crescente consapevolezza dell’impatto sul pianeta. Infatti, il 42% degli italiani, in particolare i viaggiatori più giovani (il 38% della Gen Z), cerca attivamente modi più sostenibili per viaggiare.

Le capitali europee in Interrail

Per i giovani viaggiatori, il viaggio in treno incarna tutti questi elementi, sia che si tratti di prendere il treno per Parigi, visitare alcune delle capitali più vivaci d’Europa, come Berlino e Madrid, o fare un Interrail attraverso più destinazioni.

La prenotazione tramite Trainline offre ulteriori vantaggi, inclusa la possibilità di utilizzare la Carta Giovani Nazionale per i viaggiatori dai 18 ai 35 anni. In questo modo, pianificare il viaggio di una vita non solo diventa facile e veloce, ma anche più accessibile ed economico.
Tra le mete consigliate dall’app c’è anche Barcellona, città vibrante che incanta con l’architettura visionaria di Gaudí, le spiagge dorate e una vita notturna effervescente. È un crocevia di culture, sapori e divertimento, perfetta per chi cerca un’esperienza completa tra arte, relax e socialità.

Berlino, Budapest, Praga: le tappe di un viaggio indimenticabile

Berlino è invece il luogo ideale per chi cerca ispirazione e un’atmosfera cosmopolita mentre Siviglia è perfetta per un viaggio dedicato alla storia, alla cultura e alla passione spagnola. E se Amsterdam è la meta perfetta per un viaggio all’insegna della scoperta e della spensieratezza Budapest offre un mix unico di eleganza imperiale e modernità. 

Una città portuale dinamica e multiculturale, con un’atmosfera vivace, mercati colorati e un’ottima cucina è Marsiglia, l’ideale per chi cerca un’esperienza autentica e un assaggio della vita mediterranea.
Ma un’altra città affascinante, con il suo Ponte Carlo, il Castello e un’atmosfera fiabesca è Praga, nota anche per la vivace vita notturna e i prezzi accessibili. Perfetta per un viaggio post-Maturità.

L’Internet advertising raggiunge il 50% del mercato pubblicitario italiano

Emerge dalla ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano: nel 2024 il mercato pubblicitario italiano raggiunge 11,1 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente. Un risultato trainato dall’Internet advertising che con una quota pari al 50% del mercato (+12%) conferma la sua predominanza, seguito da Tv (35%, +6%), Out of Home (6%, +2%), Stampa (5%, -8%) e Radio (4%, +2%).

Anche per il 2025 le prospettive per l’Internet advertising sono positive poiché potrebbe raggiungere 6 miliardi (+9%). Ma non è solo una questione di volumi.
“La pubblicità digitale – spiega Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio – non è più solo un insieme di canali: è un ecosistema che evolve verso una comunicazione più trasparente, efficace, orientata al valore e alla misurazione”.

Le componenti Video e Audio

Nel 2024 all’interno dell’Internet advertising il formato Video supera 2,4 miliardi di euro (+13%, 41% del totale), cresce anche l’Audio advertising (+15%), sebbene ancora limitato in valore assoluto (47 milioni).

“Anche in questo ambito si osserva una tendenza già emersa nel mondo video: l’utilizzo di un numero crescente di piattaforme, spesso nella versione gratuita con inserzioni pubblicitarie, che diventano così abilitatrici della fruizione stessa – afferma Antonio Filoni, Head of BU Digital di Doxa -. In questo scenario è fondamentale valorizzare la capacità creativa di utilizzare al meglio il formato audio, che se integrato in modo coerente nel flusso di stimoli risulta meno invasivo”.

Un nuovo paradigma: il Retail Media

Il Retail Media sta emergendo come uno dei trend più promettenti, anche se in Italia è ancora in una fase iniziale.

“Questa trasformazione ridisegna il modo in cui brand e retailer dialogano con i consumatori. Gli spazi pubblicitari si integrano con i dati e la tecnologia per creare esperienze d’acquisto più personalizzate e rilevanti – spiega Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio -. In questo modello, i retailer non sono più semplici canali di vendita, ma attori strategici della filiera pubblicitaria”.

Misurazione avanzata come fattore competitivo

“La misurazione non è più solo una buona pratica, ma un vero e proprio fattore competitivo -. commenta Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio -. Oggi le imprese più evolute integrano strumenti avanzati nei processi decisionali e adottano Learning Agenda strutturate, che abilitano un mindset e processi orientati all’apprendimento continuo e al miglioramento costante. Se un tempo gli strumenti di misurazione richiedevano forti competenze specialistiche, ora con l’AI l’accessibilità alla misurazione avanzata è maggiore. Tuttavia, il mercato è ancora frammentato. In uno scenario sempre più orientato al ROI e alla trasparenza, Attribution, Brand Lift, Conversion Lift e modelli econometrici non sono più opzioni, ma strumenti che, se utilizzati in modo combinato, permettono di crescere con metodo e responsabilità”.

Estate 2025, italiani al mare ma… dove non ci sono insetti!

A rivelarlo è una nuova indagine condotta da Rentokil: gli insetti infestanti hanno il potere di influenzare la meta delle vacanze. Il 16% degli intervistati è infatti terrorizzato all’idea di poter incontrare strani infestanti in viaggio.
Quest’estate il 53% degli italiani trascorrerà le vacanze al mare nel Belpaese, mentre il 18% sceglierà una meta europea e il 10% il fresco della montagna.

Ma a guidare i connazionali nella scelta per il 15% è proprio la tipologia di infestanti che si potrebbero incontrare.
Il 31% degli italiani ammette di aver sviluppato una sensibilità al ‘tema insetti’ con l’avanzare dell’età, e di prestare a esso maggiore attenzione superata la gioventù.
Quanto al resto degli intervistati afferma di non essere spaventato da nulla.

Zanzare, un problema per il 61% dei viaggiatori

Per quanto la maggior parte dei connazionali sia avventuriera, nella valigia di quasi 1 italiano su 2 non mancano repellenti e trattamenti per evitare punture, principalmente di zanzare, causa di problemi più frequente per il 61% dei viaggiatori. 

Secondo gli ultimi dati riportati dall’ISS dall’1 gennaio al 31 maggio 2025 in Italia si sono registrati 60 casi di Dengue tutti associati a viaggi all’estero (età media 41 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso), 13 casi confermati di Chikungunya, anch’essi associati a viaggi all’estero (età media 50 anni, 54% di sesso maschile, nessun decesso), 4 casi di Zika virus, 5 casi di TBE e 1 di Toscana virus.

La sicurezza igienica condiziona la scelta della struttura

Non solo la destinazione, ma anche e soprattutto la struttura ricettiva sono importanti.
Per il 61% degli intervistati la sicurezza igienica e la prevenzione da infestanti rappresentano un criterio principale nella scelta della struttura.

Un altro 31% ritiene questi fattori abbastanza importanti, ma non decisivi e li considera pari ad altri fattori rilevanti nella scelta, come prossimità al centro e a luoghi di interesse, efficienza dei collegamenti con i mezzi pubblici, rapporto qualità/prezzo, servizi offerti, personalizzazione dell’esperienza e attenzione all’ambiente.
Quasi il 9%, poi, si fida semplicemente delle foto, o addirittura, non ci pensa mai.

Cimici dei letti: lo scenario più temibile 

Di fronte al più temibile degli scenari, ovvero, trovare le cimici dei letti o un altro infestante nella stanza d’albergo, il 71% chiederebbe un cambio di stanza immediato, suggerendo un intervento di disinfestazione alla struttura.
Il 29%, invece, chiederebbe un rimborso rifiutando l’intero soggiorno, Per nessun intervistato trovare infestanti in camera sarebbe ignorabile.

Emerge quindi l’esigenza di ricevere maggiori informazioni rispetto ai servizi e alle misure preventive adottate. Per il 35% sarebbe importante avere informazioni chiare e trasparenti sulla pulizia e l’igiene delle strutture turistiche, e il 27% si sentirebbe al sicuro sapendo che hotel e B&B effettuano con regolarità servizi di disinfestazione.

Pubblicità video in Italia: per crescere ancora serve una strategia integrata

Nel 2025 la pubblicità video rappresenta il 57% dell’intero mercato pubblicitario italiano, ma la governance poco definita e la mancanza di metriche condivise continuano a limitare lo sviluppo di campagne pubblicitarie video veramente integrate. Questo è quanto emerge dalla più recente ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

Dalla televisione tradizionale a un ecosistema digitale

Negli ultimi anni la televisione ha subito una trasformazione profonda, evolvendosi da un mezzo lineare a un sistema digitale interconnesso. Secondo l’analisi del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti pubblicitari in video hanno superato i 6,6 miliardi di euro, con un aumento di un punto percentuale rispetto al 2024.

Tuttavia, non tutta la pubblicità video è veicolata all’interno di contenuti video veri e propri: esistono formati come il video outstream che non sono inseriti in programmi video classici. Considerando solo la pubblicità veicolata in contenuti video, il mercato vale circa 5 miliardi di euro, pari al 43% del totale pubblicitario, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. La televisione tradizionale e l’HbbTV costituiscono il 78% di questo valore, mentre le piattaforme video online come AVOD e FAST Channel rappresentano il 21,5%.

Il boom di connected TV e TV 2.0

Il dispositivo televisivo rimane centrale negli investimenti pubblicitari, con un peso del 39% sul totale, equivalente a 4,6 miliardi di euro (+5%). In particolare, la TV 2.0 — che comprende l’Addressable TV, le app sulle smart TV e gli spazi pubblicitari integrati nei menu dei dispositivi — contribuisce per il 15% del totale pubblicitario TV, raggiungendo 702 milioni di euro e segnando una crescita del 22% rispetto al 2024.

Cosa frena lo sviluppo?

Nonostante i trend positivi, ci sono ancora diverse criticità nella gestione delle campagne video. I brand evidenziano una scarsa chiarezza nei ruoli e nelle responsabilità all’interno della filiera pubblicitaria, che ostacola lo sviluppo di strategie integrate tra TV tradizionale e digitale. L’organizzazione frammentata e la convivenza di culture media diverse (online/offline) generano processi disomogenei. Inoltre, molti budget destinati alla TV lineare vengono usati per finanziare iniziative di TV 2.0 senza un modello di gestione coordinato.

L’adozione del programmatic advertising stenta a decollare a causa di una offerta limitata, complessità operative e problemi di trasparenza.

La misurazione è ancora una questione aperta 

La misurazione delle campagne video risente dell’eterogeneità delle fonti dati e della mancanza di metriche condivise tra canali. Strumenti avanzati come il Marketing Mix Model vengono sempre più impiegati per valutare l’impatto a breve termine, ma l’effetto a medio-lungo termine della TV 2.0 necessita di ulteriori approfondimenti.

Nicola Spiller, direttore dell’Osservatorio, sottolinea come l’integrazione tra TV tradizionale e digitale sia ancora limitata, con molte aziende che usano i video digitali principalmente per estendere la copertura, piuttosto che per una strategia realmente unificata.

PMI italiane e digitalizzazione: gli investimenti crescono, ma non abbastanza

In Italia, oltre la metà delle piccole e medie imprese ha avviato percorsi di digitalizzazione. Solo una parte di questi investimenti, però, si traduce in un reale rinnovamento organizzativo.
Spesso le tecnologie introdotte sono limitate a specifiche funzioni e non producono un impatto sistemico.

Tecnologie sì, ma poco integrate

La fotografia scattata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano evidenzia un divario tra l’adozione di strumenti digitali e la loro reale efficacia. La presenza di figure dedicate alla trasformazione digitale è in aumento, ma in un’impresa su tre manca ancora un referente IT.

Gli strumenti utilizzati sono frequentemente scollegati tra loro e confinati alla gestione amministrativa.

Competenze e infrastrutture: il doppio nodo da sciogliere

Tra gli ostacoli principali all’innovazione emergono fattori culturali e tecnici. Il 59% delle imprese segnala difficoltà legate alla mancanza di figure competenti, mentre il 44% accusa una scarsa propensione al cambiamento da parte del personale.

Inoltre, quasi la metà delle PMI risente di una connettività insufficiente, soprattutto nelle aree a bassa copertura di rete in fibra ottica.

Mancano formazione e utilizzo dei fondi 

Solo una minoranza delle imprese attribuisce un ruolo centrale alla formazione. Il 38% non considera prioritario aggiornare le competenze digitali del proprio team, e spesso l’imprenditore stesso rimane ai margini dei percorsi formativi.

Anche i finanziamenti pubblici per l’innovazione risultano poco utilizzati: meno di un terzo delle PMI ne ha beneficiato, ostacolata da iter burocratici complessi e scarsa conoscenza degli strumenti disponibili.

Tecnologie avanzate: un potenziale ancora inespresso

Soluzioni come cloud, eCommerce B2B o data analytics si stanno lentamente diffondendo, in particolare tra le imprese di medie dimensioni. Tuttavia, strumenti evoluti come intelligenza artificiale, blockchain e metaverso restano ancora marginali.

La difficoltà principale? Integrare queste tecnologie nei processi esistenti, più che una reale diffidenza verso l’innovazione.

Collaborazioni strategiche per colmare il divario

Secondo Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio, la chiave per accelerare la trasformazione digitale è una rete di alleanze tra pubblico e privato: “Serve un ecosistema stabile che favorisca la collaborazione tra imprese, università, startup e istituzioni.

È attraverso queste sinergie che le PMI potranno sviluppare una cultura digitale condivisa e affrontare il futuro con strumenti più efficaci”.

Giovani italiani e lavoro dei sogni: medico e insegnante sì, influencer ni

Influencer? No grazie. Il tempo delle star dei social sembra volgere al termine, almeno nei sogni dei giovani italiani. A rivelarlo è un’indagine condotta da Spot and Web, rivista specializzata in pubblicità e marketing, che ha coinvolto un campione di 650 ragazzi tra i 19 e i 28 anni.

Il risultato? Meno selfie, più camici bianchi e codici binari: il medico è oggi il lavoro più ambito, seguito da insegnante ed esperto di sicurezza informatica. Insomma, i lavori utili e concreti piacciono di più che quelli sui social.

Camici e cattedre battono follower e filtri

In cima alle aspirazioni dei giovani c’è la professione medica, scelta dal 19% degli intervistati. Il fascino del camice bianco sembra rafforzato anche dalle recenti riforme sull’accesso semplificato alla facoltà di Medicina, che hanno abbattuto lo storico numero chiuso.

Al secondo posto si piazza il mestiere di insegnante con il 17% delle preferenze. Nonostante le difficoltà legate a stipendi bassi e alla complessità del sistema scolastico italiano, la scuola continua ad attrarre per la promessa di stabilità e impiego pubblico.

Cybersecurity, un settore in piena ascesa

Sorprende e convince la terza posizione occupata dal cybersecurity specialist, indicato dal 15% dei giovani. Una scelta tutt’altro che casuale: secondo uno studio condotto da Aipsa e The European House – Ambrosetti, un’azienda italiana su quattro è alla ricerca di professionisti in sicurezza digitale. Gli attacchi informatici sono ormai all’ordine del giorno e la figura dello specialista IT è sempre più centrale.

Matteo Adjimi, presidente di Argo, azienda specializzata in intelligence e sicurezza, conferma: “La sicurezza informatica è una priorità nazionale. Sempre più ragazzi la vedono come un’opportunità concreta, anche per via di stipendi iniziali che superano i 40.000 euro annui.”

Influencer in calo, IA e turismo in salita

Gli influencer si fermano al quarto posto (13%), seguiti dai professionisti dell’Intelligenza Artificiale (11%), i cosiddetti AI engineer, figure emergenti capaci di guadagnare fino a 6.000 euro al mese.

Nelle posizioni successive troviamo: consulenti di viaggio (8%), tecnici di impianti fotovoltaici (7%), gestori retail (4%), esperti in marketing e comunicazione (2%) e, infine, gli autisti di mezzi pubblici (1%).

La nuova generazione desidera concretezza

Il mito del successo facile sembra lasciare spazio a scelte più pragmatiche e connesse alla realtà. I giovani italiani cercano stabilità, impatto sociale e opportunità concrete. E, almeno per ora, il posto fisso e la sicurezza digitale valgono più di un milione di follower.

Giovani e lavoro: cresce l’occupazione, ma calano le imprese under 35

Il panorama del lavoro in Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento, in particolare per le nuove generazioni. Sebbene aumentino i giovani occupati con un impiego dipendente, si registra un calo significativo nel numero di imprese fondate da under 35.

A lanciare l’allarme è Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, intervenuto durante un evento promosso con Almalaurea dedicato a orientamento, imprenditorialità e occupazione.

Una generazione che si “perde” anno dopo anno

Dal 2011 al 2024, la fascia d’età tra i 18 e i 34 anni ha perso circa un milione di individui. Una riduzione demografica che ha avuto effetti diretti sul mondo dell’impresa: il numero di aziende gestite da giovani è calato del 31% in poco più di un decennio.

Anche le nuove iscrizioni di imprese fondate da under 35 sono in netto calo: si è passati dal 34,6% del totale nel 2011 al 27,8% nel 2024.

Più lavoro dipendente 

In parallelo, però, aumenta il numero di giovani che trovano un impiego alle dipendenze. Tra il 2015 e il 2024, i lavoratori dipendenti tra i 15 e i 34 anni sono cresciuti di circa 640mila unità, in gran parte con contratti a tempo pieno. Questo potrebbe indicare una preferenza per percorsi professionali più stabili rispetto alla sfida, spesso rischiosa, dell’imprenditoria.

Fare impresa è ancora troppo difficile

Secondo i dati raccolti da Unioncamere, quasi l’80% dei giovani imprenditori incontra difficoltà nell’avvio della propria attività. Oltre la metà segnala ostacoli legati alla burocrazia e alle complesse procedure amministrative.

Per superare queste barriere servono strumenti concreti e politiche efficaci in grado di rendere più accessibile il mondo dell’impresa ai giovani.

Il Servizio Nuove Imprese di Unioncamere

Proprio per rispondere a questa esigenza, Unioncamere ha creato il Servizio Nuove Imprese (SNI), una piattaforma digitale pensata per supportare aspiranti e neoimprenditori. Il servizio offre risorse pratiche, informazioni e assistenza per facilitare l’ingresso nel mondo imprenditoriale.

Il lato positivo: boom di start-up innovative

Anche se le imprese giovanili segnano un calo nel loro complesso, qualche spiraglio positivo esiste. C’è infatti un settore che continua a crescere: quello delle start-up innovative. Tra il 2016 e il 2024, queste realtà sono più che raddoppiate, passando da meno di 6.000 a oltre 12.000 (+111,6%).

Un dato che mostra come, laddove ci siano competenze digitali e visione imprenditoriale, i giovani riescano ancora a fare la differenza.

Sanità italiana, Fondazione GIMBE: “Finanziamenti ancora insufficienti per il SSN”

Il finanziamento della sanità pubblica italiana resta fermo ai livelli di guardia, anche se qualche lieve miglioramento c’è stato. È quanto evidenzia l’analisi della Fondazione GIMBE sui dati contenuti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) approvato lo scorso 9 aprile dal Consiglio dei Ministri.

“Le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continuano a non essere all’altezza dei bisogni reali”, afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione.

Un’analisi indipendente per dati più trasparenti

Per offrire un quadro oggettivo e non strumentalizzabile, GIMBE ha elaborato un’analisi autonoma delle previsioni di spesa sanitaria per il periodo 2025-2028, confrontando i dati del DFP con quelli precedentemente fissati nel Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT).

Crescita economica più debole delle attese

Le previsioni aggiornate indicano un rallentamento del PIL reale: +0,7% nel 2024, contro l’1% stimato in precedenza. Per il 2025 si prevede un +0,6%, la metà rispetto alle aspettative originarie.
“Uno scenario di crescita rivista al ribasso – sottolinea Cartabellotta – condizionato dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni commerciali internazionali”.

Spesa sanitaria: numeri in crescita, ma il rapporto con il PIL resta fisso

Nel 2024, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL sale al 6,3%, con un impegno complessivo di 138,3 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, oltre il 50% di questo incremento deriva dagli adeguamenti retributivi del personale sanitario.
Per il 2025 è previsto un ulteriore aumento della spesa fino a 143,4 miliardi, ma il rapporto sul PIL resta pressoché invariato al 6,4%, destinato a mantenersi stabile fino al 2028.

Più fondi sulla carta, meno certezze nella realtà

Secondo Cartabellotta, le stime di crescita della spesa sanitaria sono da considerare con cautela: «In presenza di un’economia stagnante e delle attuali incertezze globali, è difficile immaginare che gli incrementi previsti possano davvero concretizzarsi».

Due riforme in cantiere, ma i problemi strutturali restano

Nel DFP 2025 sono previsti 32 interventi collegati alla prossima manovra economica, tra cui due legati alla sanità: il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la revisione delle professioni sanitarie.
“Senza un massiccio investimento in risorse umane e strutturali – ammonisce Cartabellotta – ogni tentativo di riforma rischia di essere inefficace”.

La sanità pubblica continua a perdere terreno

In conclusione, la Fondazione GIMBE ribadisce che il SSN soffre di sottofinanziamento cronico.
“Anche se si evitano nuovi tagli – conclude il Presidente – il peso della spesa sanitaria sul PIL resta troppo basso, lasciando il sistema sanitario pubblico sempre più fragile e vulnerabile”.

AI: Meta inizia l’addestramento in Europa sui contenuti pubblici degli utenti

Dopo avere lanciato Meta AI in Europa lo scorso mese, ora Meta annuncia l’addestramento dei suoi modelli di AI sulla base delle interazioni che le persone hanno con l’AI di Meta e sui contenuti pubblici condivisi, ovvero, post e commenti sulle sue piattaforme.

Secondo la Società, l’addestramento “consentirà di supportare meglio milioni di persone e aziende nell’UE, insegnando all’AI di Meta a comprendere e riflettere più accuratamente le culture, le lingue e la storia europee”.
Le persone residenti nell’Unione Europea che utilizzano le piattaforme di Meta stanno iniziando a ricevere notifiche sulle app e via email che spiegano la tipologia di dati che Meta ha in tenzione di utilizzare, e in che modo “questo migliorerà l’AI di Meta e l’esperienza complessiva degli utenti”.

Messaggi privati e dati dei minorenni non verranno utilizzati

Le notifiche includeranno anche un link a un modulo da compilare per opporsi in qualsiasi momento all’utilizzo dei propri dati.

“Abbiamo reso questo modulo facile da trovare, leggere e compilare, e rispetteremo tutte le richieste già ricevute di non utilizzare i dati, così come quelle che verranno inviate in futuro – assicura l’azienda -. Come già sottolineato in precedenza, non utilizziamo i messaggi privati scambiati con amici e familiari per addestrare i nostri modelli di AI generativa. Inoltre, i dati pubblici provenienti da account appartenenti a persone nell’UE di età inferiore a 18 anni non verranno utilizzati a fini di addestramento”.

Semaforo verde dalla UE

Già un anno fa Meta aveva posticipato l’addestramento dei suoi modelli linguistici di grandi dimensioni utilizzando contenuti pubblici, in attesa che i regolatori chiarissero i requisiti legali.

Oggi Meta dichiara di accogliere con favore “il parere fornito dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) a dicembre, che ha confermato come il nostro approccio iniziale fosse conforme ai nostri obblighi legali. Da allora, abbiamo collaborato in modo costruttivo con la Commissione irlandese per la protezione dei dati (IDPC) e non vediamo l’ora di continuare a portare tutti i benefici dell’AI generativa alle persone in Europa”, riferisce Askanews.

“Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende”

“È importante sottolineare che il tipo di addestramento dell’AI che stiamo svolgendo non è un’esclusiva di Meta né sarà unico per l’Europa – aggiunge l’azienda, come riporta Ansa -. È così che abbiamo addestrato i nostri modelli di AI generativa per le altre regioni del mondo, fin dal lancio. Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende, tra cui Google e OpenAI che hanno già utilizzato dati degli utenti europei per addestrare i propri modelli di AI. È fondamentale che i nostri modelli di AI generativa – sottolinea Meta – vengano addestrati su una varietà di dati che permettano di comprendere le incredibili e variegate sfumature e complessità che caratterizzano le comunità europee. Un aspetto particolarmente importante in un momento in cui i modelli di AI stanno diventando sempre più avanzati con funzionalità multimodali che comprendono testo, voce, video e immagini”.