Mercato immobiliare: quasi 285.000 compravendite da fonti notarili nel IV trimestre 2024

Emerge dai dati ISTAT: dopo la ripresa rilevata nel corso dei due trimestri precedenti il IV trimestre 2024 chiude l’anno con quasi 285.000 compravendite immobiliari, registrando un balzo in avanti dell’indice destagionalizzato.
Rispetto al IV trimestre 2023 i volumi intermediati sono in aumento, velocizzando la crescita appena accennata che si era registrata l’anno precedente (+0,5% sul IV trimestre 2022). 

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (98.608 nel IV trimestre 2024) crescono del 16,9% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando i mutui avevano segnato un calo quasi diametralmente opposto (-14,5 rispetto al IV trimestre 2022).
Anche in questo caso, l’indice destagionalizzato mostra una crescita maggiore rispetto a quella già osservata nei due trimestri precedenti.

Rispetto al III trimestre +3,9% atti traslativi

Nel IV trimestre 2024 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari sono 284.812. La variazione percentuale rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato) è pari a +3,9%, mentre su base annua (dato grezzo) l’incremento è pari a +2,7%.

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo sono in aumento nel Nord-Est (+6,8%), al Sud (+6,3%), nel Nord-Ovest (+4,0%) e nelle Isole (+3,0%), mentre risultano invariate al Centro.
Le compravendite di immobili a uso economico sono in aumento al Sud (+7,5%) e nelle Isole (+2,1%), stabili nel Nord-Ovest (-0,1%) e in diminuzione nel Centro (-3,9%) e nel Nord-Est (-2,8%).

Il 93,7% riguarda immobili a uso abitativo

Il 93,7% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (266.848), il 5,9% a uso economico (16.908) e lo 0,4% quelli a uso speciale e multiproprietà (1.056).
Rispetto al IV trimestre 2023 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+3,1%) e diminuiscono nel comparto economico (-3,6%). A livello territoriale, su base annua, il settore abitativo aumenta nel Nord-Est e al Sud (entrambi +7,3%), nel Nord-Ovest (+4,1%) e nelle Isole (+2,6%), mentre diminuisce nel Centro (-6,9%).

Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite restano sostanzialmente stabili nei grandi centri (-0,2%) e aumentano nei piccoli (+5,6%), mentre in quello economico risultano in calo sia nei grandi sia nei piccoli centri (-6,3% e -1,9%).

Mutui: 98.608, +7,2% in un anno

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 98.608.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +5,9%, mentre su base annua è +16,9%. L’aumento interessa tutto il territorio nazionale sia su base congiunturale sia su base annua.

Nell’intero anno 2024, il mercato immobiliare con 950.240 convenzioni notarili di compravendita registra un andamento in crescita rispetto all’anno precedente (+1,7% nel complesso, +1,8% il settore abitativo e +1,0% il comparto economico). I mutui, con 331.013 convenzioni, sono in aumento del 7,2%.

Italiani, su quali basi scelgono un’auto nuova?

Italia e quattro ruote, una passione che resiste ai cambiamenti del tempo e delle abitudini. Ma quando arriva il momento di acquistare una nuova auto, quali criteri pesano di più? Il prezzo? Le prestazioni? Oppure l’affidabilità del marchio?

Per scoprirlo, Facile.it ha affidato a mUp Research un’indagine nazionale su oltre 1.300 automobilisti tra i 18 e i 74 anni. I risultati raccontano molto delle abitudini e delle priorità degli italiani al volante.

Prezzo e alimentazione i due elementi cardine

Il primo dato non stupisce: per il 65,5% degli intervistati il prezzo resta il fattore fondamentale, con oltre 24 milioni di persone che mettono il portafoglio davanti a tutto. La percentuale è simile tra uomini e donne, ma cresce tra chi ha più di 55 anni e tra i residenti del Centro Italia, dove supera il 70%.

Al secondo posto si piazza il tipo di alimentazione (48,6%). Benzina, diesel, ibrido o elettrico: la scelta della motorizzazione pesa soprattutto per gli automobilisti più maturi, che guardano con attenzione a costi e praticità.

Il terzo gradino del podio è occupato dai costi di gestione – assicurazione, manutenzione, consumi – indicati dal 38,6% del campione, con picchi oltre il 42% al Sud e nelle Isole.

Dimensioni a misura di città

Appena fuori dal podio ci sono le dimensioni del veicolo, citate dal 27,9% degli italiani. Un parametro che diventa cruciale nelle grandi città, dove il parcheggio è un’impresa, e nei piccoli centri, dove strade e vicoli stretti spingono verso auto compatte.

Uomini e donne a confronto

Lo studio rivela anche alcune differenze di genere. La reputazione del marchio ha lo stesso peso per entrambi (20,2%), ma gli uomini guardano più alle prestazioni (24,3% contro 20,4%) e all’estetica (19,8% contro 15,4%).
Le donne invece privilegiano la facilità di guida e la maneggevolezza: un aspetto decisivo per il 21,5% di loro, contro appena il 13,8% degli uomini.

Consegna? Non c’è fretta

Curiosamente, la rapidità con cui arriva l’auto nuova non sembra preoccupare gli italiani: solo il 3,1% la considera una priorità. La maggior parte preferisce attendere qualche mese pur di avere il modello desiderato.

Il quadro generale

In sintesi, l’acquisto di un’auto in Italia resta dominato da logiche economiche, ma emergono differenze legate all’età, al territorio e al genere.
Se il prezzo rimane il fattore numero uno, cresce l’attenzione verso alimentazione e costi di gestione: segnali di un mercato in evoluzione, sempre più legato alla sostenibilità e alla praticità di utilizzo quotidiano.

Cosa deve includere il manuale HACCP per essere a norma?

Il manuale HACCP è un documento obbligatorio per tutte le attività che operano nel settore alimentare, e descrive procedure per garantire sicurezza.

Il suo scopo è identificare e gestire i potenziali rischi igienico-sanitari in ogni fase della produzione, dalla materia prima fino al prodotto finale. Un manuale a norma è il cuore del sistema di autocontrollo di un’impresa alimentare e assicura che vengano adottate misure adeguate per la tutela della salute del consumatore.

La sua redazione richiede grande accuratezza, in quanto un documento incompleto o non aggiornato può portare a sanzioni e mette a rischio l’intera operatività dell’azienda.

I prerequisiti del manuale HACCP

Prima di descrivere i principi del sistema HACCP, è essenziale fare in modo che il manuale contenga una descrizione completa dei prerequisiti.

Questi sono l’insieme delle buone prassi igieniche e delle condizioni operative che costituiscono la base per un ambiente di produzione sicuro.

Si tratta delle procedure standardizzate che ogni azienda deve applicare quotidianamente, incluse le procedure per la pulizia degli ambienti.

Vengono inoltre descritte la manutenzione delle attrezzature, la gestione dei rifiuti e il controllo degli infestanti.

La formazione del personale è un altro argomento cardine, e la verifica che tutti i dipendenti conoscano e applichino correttamente le norme igieniche è un aspetto imprescindibile.

La descrizione dell’azienda e dei prodotti

Il manuale deve iniziare con una sezione dettagliata che identifica l’azienda. Questa parte include informazioni come la ragione sociale, l’indirizzo e il tipo di attività svolta.

Va specificato se si tratta di una produzione, di un’attività di ristorazione o di un’impresa di distribuzione.

È necessario poi elencare i prodotti o le categorie di prodotti trattati. Per ogni prodotto, il manuale deve fornire una descrizione completa.

Devono essere indicati gli ingredienti utilizzati e le caratteristiche del prodotto finito. Inoltre, si deve specificare l’uso a cui è destinato il prodotto, ad esempio se è pronto per il consumo o necessita di cottura. Va anche specificato il ciclo di vita del prodotto.

L’analisi dei pericoli e i punti critici di controllo

Questa sezione è il cuore del manuale per HACCP. Per prima cosa, bisogna effettuare un’analisi completa dei pericoli che possono mettere a rischio la sicurezza alimentare, che possono essere biologici, chimici o fisici.

Ad esempio, la presenza di batteri, residui di pesticidi o frammenti di vetro. Dopo aver identificato i pericoli, il manuale deve specificare le misure preventive da adottare.

Il passo successivo è l’identificazione dei punti critici di controllo (CCP), una fase del processo in cui è possibile applicare un controllo per prevenire, eliminare o ridurre un pericolo.

L’esempio classico è la cottura, che elimina i microrganismi patogeni.

I limiti critici e le azioni correttive

Per ogni punto critico di controllo identificato, il manuale deve stabilire dei limiti critici. I limiti critici sono valori massimi e/o minimi che devono essere rispettati per mantenere il controllo.

Questi possono essere una temperatura, un tempo o un livello di acidità. Se un parametro non rispetta il limite stabilito, il manuale deve descrivere le azioni correttive da intraprendere.

Le azioni correttive devono ripristinare il controllo del processo ed identificare la causa della deviazione e agire per impedire che si verifichi di nuovo.

Il sistema di monitoraggio

Una volta definiti i limiti critici e le azioni correttive, il manuale deve spiegare come si intende monitorare i CCP.

Si deve specificare chi è responsabile del monitoraggio, come verrà effettuato e con quale frequenza. Ad esempio, il manuale potrebbe stabilire che la temperatura di un forno deve essere controllata ogni ora da un addetto.

Questo permette di intervenire prontamente in caso di deviazione prima che il prodotto diventi pericoloso.

Le procedure di verifica e documentazione

Un manuale HACCP deve includere anche le procedure di verifica, ovvero attività che confermano che il sistema sta funzionando come previsto.

Si tratta di controlli periodici, come l’analisi di campioni di prodotto o l’ispezione delle registrazioni.

Inoltre, il manuale deve stabilire un sistema di documentazione efficace. Tutte le registrazioni, come i dati di monitoraggio e le azioni correttive, devono essere conservate.

La corretta tenuta di tutti i documenti e delle registrazioni dimostra il rispetto delle norme e permette una rintracciabilità completa dei prodotti.

Più sicurezza per bambini e adolescenti: le ultime novità di Meta

Obiettivo, creare un ecosistema più sicuro e protetto per gli under 18. Così Meta ha introdotto nuove funzionalità nei messaggi diretti e un maggiore controllo per i minori. Lo ha annunciato la stessa società con un comunicato, in cui ha presentato un nuovo pacchetto di misure per proteggere bambini e adolescenti che utilizzano i suoi servizi, in particolare su Instagram. Le novità, rese note con una nota ufficiale, puntano a rafforzare gli strumenti di prevenzione contro i comportamenti molesti e a limitare i contatti potenzialmente pericolosi.

Tra le principali modifiche, spicca soprattutto una maggiore trasparenza nei messaggi privati per gli account di adolescenti: ora sarà possibile visualizzare l’anno di iscrizione del contatto e accedere facilmente a suggerimenti di sicurezza. A questo si aggiunge una nuova opzione che permette di bloccare e segnalare un utente in un’unica azione, rendendo più immediata la segnalazione di comportamenti sospetti.

Milioni di segnalazioni già dal primo mese

Gli strumenti già in vigore hanno comunque riscosso un ottimo apprezzamento dai giovani utilizzatori. Solo nel mese di giugno, oltre un milione di account sono stati bloccati o segnalati dagli adolescenti dopo aver ricevuto un avviso di sicurezza. Un’altra funzionalità introdotta di recente, l’Avviso di Posizione, è stata visualizzata un milione di volte, e uno su dieci utenti ha cliccato per approfondire.

Un altro aspetto importante è la protezione automatica dalla nudità nei messaggi diretti. La funzione, attiva di default per i minori, ha portato oltre il 40% delle immagini sfocate a rimanere tali, riducendo l’esposizione a contenuti indesiderati.

Si allargano le tutele anche per gli account gestiti da adulti ma con contenuti per bambini

Meta ha deciso di applicare le stesse protezioni pensate per gli adolescenti anche agli account curati da adulti che rappresentano bambini, come profili familiari o gestiti da manager. Questi profili verranno automaticamente configurati con le impostazioni di privacy più restrittive, incluso il filtro per i commenti offensivi.

Inoltre, gli adulti ritenuti “sospetti” o comunque già bloccati non potranno trovare questi profili nei suggerimenti o nei risultati di ricerca. Anche i commenti indesiderati saranno nascosti automaticamente.

Rimozione “di massa” di account inappropriati

Meta prosegue infine con azioni dirette contro chi viola le regole: nei primi mesi del 2025 sono stati cancellati circa 135.000 account su Instagram per comportamenti inappropriati verso minori, e ulteriori 500.000 account associati sono stati rimossi da entrambe le piattaforme.

Questi dati sono stati condivisi anche con altre aziende tech attraverso la Tech Coalition, per garantire un approccio coordinato alla sicurezza dei minori online.

Viaggi in treno: la Gen Z scopre l’Europa in modalità Mindscape

Secondo il Travel Trend Report 2025 di Trainline, il 35% degli italiani apprezza la possibilità di osservare il paesaggio che scorre con un senso di calma e scoprendo “gemme” nascoste dal finestrino. 

È così che prende forma la tendenza che guida i viaggiatori nel 2025, il Mindscape, il perfetto equilibrio tra mindfulness (consapevolezza del momento) e landscape (paesaggio). Una filosofia che definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.
A guidare questa tendenza è la Gen Z. Più di qualsiasi altra generazione il 79% dei giovanissimi è attratto dai viaggi in treno alla scoperta dell’Europa.

Più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro

Viaggiare in treno è più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro: è parte del viaggio stesso. E ora che gli esami sono ufficialmente finiti inizia il viaggio che definisce una generazione. Con gli impegni di studio alle spalle i neodiplomati sono pronti ad abbracciare un nuovo capitolo della loro vita, pieno di indipendenza, avventura con l’emozione dell’ignoto.

Oltre all’avventura, questa scelta riflette una crescente consapevolezza dell’impatto sul pianeta. Infatti, il 42% degli italiani, in particolare i viaggiatori più giovani (il 38% della Gen Z), cerca attivamente modi più sostenibili per viaggiare.

Le capitali europee in Interrail

Per i giovani viaggiatori, il viaggio in treno incarna tutti questi elementi, sia che si tratti di prendere il treno per Parigi, visitare alcune delle capitali più vivaci d’Europa, come Berlino e Madrid, o fare un Interrail attraverso più destinazioni.

La prenotazione tramite Trainline offre ulteriori vantaggi, inclusa la possibilità di utilizzare la Carta Giovani Nazionale per i viaggiatori dai 18 ai 35 anni. In questo modo, pianificare il viaggio di una vita non solo diventa facile e veloce, ma anche più accessibile ed economico.
Tra le mete consigliate dall’app c’è anche Barcellona, città vibrante che incanta con l’architettura visionaria di Gaudí, le spiagge dorate e una vita notturna effervescente. È un crocevia di culture, sapori e divertimento, perfetta per chi cerca un’esperienza completa tra arte, relax e socialità.

Berlino, Budapest, Praga: le tappe di un viaggio indimenticabile

Berlino è invece il luogo ideale per chi cerca ispirazione e un’atmosfera cosmopolita mentre Siviglia è perfetta per un viaggio dedicato alla storia, alla cultura e alla passione spagnola. E se Amsterdam è la meta perfetta per un viaggio all’insegna della scoperta e della spensieratezza Budapest offre un mix unico di eleganza imperiale e modernità. 

Una città portuale dinamica e multiculturale, con un’atmosfera vivace, mercati colorati e un’ottima cucina è Marsiglia, l’ideale per chi cerca un’esperienza autentica e un assaggio della vita mediterranea.
Ma un’altra città affascinante, con il suo Ponte Carlo, il Castello e un’atmosfera fiabesca è Praga, nota anche per la vivace vita notturna e i prezzi accessibili. Perfetta per un viaggio post-Maturità.

L’Internet advertising raggiunge il 50% del mercato pubblicitario italiano

Emerge dalla ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano: nel 2024 il mercato pubblicitario italiano raggiunge 11,1 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente. Un risultato trainato dall’Internet advertising che con una quota pari al 50% del mercato (+12%) conferma la sua predominanza, seguito da Tv (35%, +6%), Out of Home (6%, +2%), Stampa (5%, -8%) e Radio (4%, +2%).

Anche per il 2025 le prospettive per l’Internet advertising sono positive poiché potrebbe raggiungere 6 miliardi (+9%). Ma non è solo una questione di volumi.
“La pubblicità digitale – spiega Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio – non è più solo un insieme di canali: è un ecosistema che evolve verso una comunicazione più trasparente, efficace, orientata al valore e alla misurazione”.

Le componenti Video e Audio

Nel 2024 all’interno dell’Internet advertising il formato Video supera 2,4 miliardi di euro (+13%, 41% del totale), cresce anche l’Audio advertising (+15%), sebbene ancora limitato in valore assoluto (47 milioni).

“Anche in questo ambito si osserva una tendenza già emersa nel mondo video: l’utilizzo di un numero crescente di piattaforme, spesso nella versione gratuita con inserzioni pubblicitarie, che diventano così abilitatrici della fruizione stessa – afferma Antonio Filoni, Head of BU Digital di Doxa -. In questo scenario è fondamentale valorizzare la capacità creativa di utilizzare al meglio il formato audio, che se integrato in modo coerente nel flusso di stimoli risulta meno invasivo”.

Un nuovo paradigma: il Retail Media

Il Retail Media sta emergendo come uno dei trend più promettenti, anche se in Italia è ancora in una fase iniziale.

“Questa trasformazione ridisegna il modo in cui brand e retailer dialogano con i consumatori. Gli spazi pubblicitari si integrano con i dati e la tecnologia per creare esperienze d’acquisto più personalizzate e rilevanti – spiega Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio -. In questo modello, i retailer non sono più semplici canali di vendita, ma attori strategici della filiera pubblicitaria”.

Misurazione avanzata come fattore competitivo

“La misurazione non è più solo una buona pratica, ma un vero e proprio fattore competitivo -. commenta Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio -. Oggi le imprese più evolute integrano strumenti avanzati nei processi decisionali e adottano Learning Agenda strutturate, che abilitano un mindset e processi orientati all’apprendimento continuo e al miglioramento costante. Se un tempo gli strumenti di misurazione richiedevano forti competenze specialistiche, ora con l’AI l’accessibilità alla misurazione avanzata è maggiore. Tuttavia, il mercato è ancora frammentato. In uno scenario sempre più orientato al ROI e alla trasparenza, Attribution, Brand Lift, Conversion Lift e modelli econometrici non sono più opzioni, ma strumenti che, se utilizzati in modo combinato, permettono di crescere con metodo e responsabilità”.

Estate 2025, italiani al mare ma… dove non ci sono insetti!

A rivelarlo è una nuova indagine condotta da Rentokil: gli insetti infestanti hanno il potere di influenzare la meta delle vacanze. Il 16% degli intervistati è infatti terrorizzato all’idea di poter incontrare strani infestanti in viaggio.
Quest’estate il 53% degli italiani trascorrerà le vacanze al mare nel Belpaese, mentre il 18% sceglierà una meta europea e il 10% il fresco della montagna.

Ma a guidare i connazionali nella scelta per il 15% è proprio la tipologia di infestanti che si potrebbero incontrare.
Il 31% degli italiani ammette di aver sviluppato una sensibilità al ‘tema insetti’ con l’avanzare dell’età, e di prestare a esso maggiore attenzione superata la gioventù.
Quanto al resto degli intervistati afferma di non essere spaventato da nulla.

Zanzare, un problema per il 61% dei viaggiatori

Per quanto la maggior parte dei connazionali sia avventuriera, nella valigia di quasi 1 italiano su 2 non mancano repellenti e trattamenti per evitare punture, principalmente di zanzare, causa di problemi più frequente per il 61% dei viaggiatori. 

Secondo gli ultimi dati riportati dall’ISS dall’1 gennaio al 31 maggio 2025 in Italia si sono registrati 60 casi di Dengue tutti associati a viaggi all’estero (età media 41 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso), 13 casi confermati di Chikungunya, anch’essi associati a viaggi all’estero (età media 50 anni, 54% di sesso maschile, nessun decesso), 4 casi di Zika virus, 5 casi di TBE e 1 di Toscana virus.

La sicurezza igienica condiziona la scelta della struttura

Non solo la destinazione, ma anche e soprattutto la struttura ricettiva sono importanti.
Per il 61% degli intervistati la sicurezza igienica e la prevenzione da infestanti rappresentano un criterio principale nella scelta della struttura.

Un altro 31% ritiene questi fattori abbastanza importanti, ma non decisivi e li considera pari ad altri fattori rilevanti nella scelta, come prossimità al centro e a luoghi di interesse, efficienza dei collegamenti con i mezzi pubblici, rapporto qualità/prezzo, servizi offerti, personalizzazione dell’esperienza e attenzione all’ambiente.
Quasi il 9%, poi, si fida semplicemente delle foto, o addirittura, non ci pensa mai.

Cimici dei letti: lo scenario più temibile 

Di fronte al più temibile degli scenari, ovvero, trovare le cimici dei letti o un altro infestante nella stanza d’albergo, il 71% chiederebbe un cambio di stanza immediato, suggerendo un intervento di disinfestazione alla struttura.
Il 29%, invece, chiederebbe un rimborso rifiutando l’intero soggiorno, Per nessun intervistato trovare infestanti in camera sarebbe ignorabile.

Emerge quindi l’esigenza di ricevere maggiori informazioni rispetto ai servizi e alle misure preventive adottate. Per il 35% sarebbe importante avere informazioni chiare e trasparenti sulla pulizia e l’igiene delle strutture turistiche, e il 27% si sentirebbe al sicuro sapendo che hotel e B&B effettuano con regolarità servizi di disinfestazione.

Pubblicità video in Italia: per crescere ancora serve una strategia integrata

Nel 2025 la pubblicità video rappresenta il 57% dell’intero mercato pubblicitario italiano, ma la governance poco definita e la mancanza di metriche condivise continuano a limitare lo sviluppo di campagne pubblicitarie video veramente integrate. Questo è quanto emerge dalla più recente ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

Dalla televisione tradizionale a un ecosistema digitale

Negli ultimi anni la televisione ha subito una trasformazione profonda, evolvendosi da un mezzo lineare a un sistema digitale interconnesso. Secondo l’analisi del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti pubblicitari in video hanno superato i 6,6 miliardi di euro, con un aumento di un punto percentuale rispetto al 2024.

Tuttavia, non tutta la pubblicità video è veicolata all’interno di contenuti video veri e propri: esistono formati come il video outstream che non sono inseriti in programmi video classici. Considerando solo la pubblicità veicolata in contenuti video, il mercato vale circa 5 miliardi di euro, pari al 43% del totale pubblicitario, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. La televisione tradizionale e l’HbbTV costituiscono il 78% di questo valore, mentre le piattaforme video online come AVOD e FAST Channel rappresentano il 21,5%.

Il boom di connected TV e TV 2.0

Il dispositivo televisivo rimane centrale negli investimenti pubblicitari, con un peso del 39% sul totale, equivalente a 4,6 miliardi di euro (+5%). In particolare, la TV 2.0 — che comprende l’Addressable TV, le app sulle smart TV e gli spazi pubblicitari integrati nei menu dei dispositivi — contribuisce per il 15% del totale pubblicitario TV, raggiungendo 702 milioni di euro e segnando una crescita del 22% rispetto al 2024.

Cosa frena lo sviluppo?

Nonostante i trend positivi, ci sono ancora diverse criticità nella gestione delle campagne video. I brand evidenziano una scarsa chiarezza nei ruoli e nelle responsabilità all’interno della filiera pubblicitaria, che ostacola lo sviluppo di strategie integrate tra TV tradizionale e digitale. L’organizzazione frammentata e la convivenza di culture media diverse (online/offline) generano processi disomogenei. Inoltre, molti budget destinati alla TV lineare vengono usati per finanziare iniziative di TV 2.0 senza un modello di gestione coordinato.

L’adozione del programmatic advertising stenta a decollare a causa di una offerta limitata, complessità operative e problemi di trasparenza.

La misurazione è ancora una questione aperta 

La misurazione delle campagne video risente dell’eterogeneità delle fonti dati e della mancanza di metriche condivise tra canali. Strumenti avanzati come il Marketing Mix Model vengono sempre più impiegati per valutare l’impatto a breve termine, ma l’effetto a medio-lungo termine della TV 2.0 necessita di ulteriori approfondimenti.

Nicola Spiller, direttore dell’Osservatorio, sottolinea come l’integrazione tra TV tradizionale e digitale sia ancora limitata, con molte aziende che usano i video digitali principalmente per estendere la copertura, piuttosto che per una strategia realmente unificata.

PMI italiane e digitalizzazione: gli investimenti crescono, ma non abbastanza

In Italia, oltre la metà delle piccole e medie imprese ha avviato percorsi di digitalizzazione. Solo una parte di questi investimenti, però, si traduce in un reale rinnovamento organizzativo.
Spesso le tecnologie introdotte sono limitate a specifiche funzioni e non producono un impatto sistemico.

Tecnologie sì, ma poco integrate

La fotografia scattata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano evidenzia un divario tra l’adozione di strumenti digitali e la loro reale efficacia. La presenza di figure dedicate alla trasformazione digitale è in aumento, ma in un’impresa su tre manca ancora un referente IT.

Gli strumenti utilizzati sono frequentemente scollegati tra loro e confinati alla gestione amministrativa.

Competenze e infrastrutture: il doppio nodo da sciogliere

Tra gli ostacoli principali all’innovazione emergono fattori culturali e tecnici. Il 59% delle imprese segnala difficoltà legate alla mancanza di figure competenti, mentre il 44% accusa una scarsa propensione al cambiamento da parte del personale.

Inoltre, quasi la metà delle PMI risente di una connettività insufficiente, soprattutto nelle aree a bassa copertura di rete in fibra ottica.

Mancano formazione e utilizzo dei fondi 

Solo una minoranza delle imprese attribuisce un ruolo centrale alla formazione. Il 38% non considera prioritario aggiornare le competenze digitali del proprio team, e spesso l’imprenditore stesso rimane ai margini dei percorsi formativi.

Anche i finanziamenti pubblici per l’innovazione risultano poco utilizzati: meno di un terzo delle PMI ne ha beneficiato, ostacolata da iter burocratici complessi e scarsa conoscenza degli strumenti disponibili.

Tecnologie avanzate: un potenziale ancora inespresso

Soluzioni come cloud, eCommerce B2B o data analytics si stanno lentamente diffondendo, in particolare tra le imprese di medie dimensioni. Tuttavia, strumenti evoluti come intelligenza artificiale, blockchain e metaverso restano ancora marginali.

La difficoltà principale? Integrare queste tecnologie nei processi esistenti, più che una reale diffidenza verso l’innovazione.

Collaborazioni strategiche per colmare il divario

Secondo Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio, la chiave per accelerare la trasformazione digitale è una rete di alleanze tra pubblico e privato: “Serve un ecosistema stabile che favorisca la collaborazione tra imprese, università, startup e istituzioni.

È attraverso queste sinergie che le PMI potranno sviluppare una cultura digitale condivisa e affrontare il futuro con strumenti più efficaci”.

Giovani italiani e lavoro dei sogni: medico e insegnante sì, influencer ni

Influencer? No grazie. Il tempo delle star dei social sembra volgere al termine, almeno nei sogni dei giovani italiani. A rivelarlo è un’indagine condotta da Spot and Web, rivista specializzata in pubblicità e marketing, che ha coinvolto un campione di 650 ragazzi tra i 19 e i 28 anni.

Il risultato? Meno selfie, più camici bianchi e codici binari: il medico è oggi il lavoro più ambito, seguito da insegnante ed esperto di sicurezza informatica. Insomma, i lavori utili e concreti piacciono di più che quelli sui social.

Camici e cattedre battono follower e filtri

In cima alle aspirazioni dei giovani c’è la professione medica, scelta dal 19% degli intervistati. Il fascino del camice bianco sembra rafforzato anche dalle recenti riforme sull’accesso semplificato alla facoltà di Medicina, che hanno abbattuto lo storico numero chiuso.

Al secondo posto si piazza il mestiere di insegnante con il 17% delle preferenze. Nonostante le difficoltà legate a stipendi bassi e alla complessità del sistema scolastico italiano, la scuola continua ad attrarre per la promessa di stabilità e impiego pubblico.

Cybersecurity, un settore in piena ascesa

Sorprende e convince la terza posizione occupata dal cybersecurity specialist, indicato dal 15% dei giovani. Una scelta tutt’altro che casuale: secondo uno studio condotto da Aipsa e The European House – Ambrosetti, un’azienda italiana su quattro è alla ricerca di professionisti in sicurezza digitale. Gli attacchi informatici sono ormai all’ordine del giorno e la figura dello specialista IT è sempre più centrale.

Matteo Adjimi, presidente di Argo, azienda specializzata in intelligence e sicurezza, conferma: “La sicurezza informatica è una priorità nazionale. Sempre più ragazzi la vedono come un’opportunità concreta, anche per via di stipendi iniziali che superano i 40.000 euro annui.”

Influencer in calo, IA e turismo in salita

Gli influencer si fermano al quarto posto (13%), seguiti dai professionisti dell’Intelligenza Artificiale (11%), i cosiddetti AI engineer, figure emergenti capaci di guadagnare fino a 6.000 euro al mese.

Nelle posizioni successive troviamo: consulenti di viaggio (8%), tecnici di impianti fotovoltaici (7%), gestori retail (4%), esperti in marketing e comunicazione (2%) e, infine, gli autisti di mezzi pubblici (1%).

La nuova generazione desidera concretezza

Il mito del successo facile sembra lasciare spazio a scelte più pragmatiche e connesse alla realtà. I giovani italiani cercano stabilità, impatto sociale e opportunità concrete. E, almeno per ora, il posto fisso e la sicurezza digitale valgono più di un milione di follower.