Lavoro: +8,4% offerte per la stagione invernale

È quanto emerge dall’Osservatorio professioni invernali 2024, condotto da InfoJobs: l’inverno 2024 si è confermato ricco di opportunità professionali, guidate dai settori turismo e ristorazione, e commercio (Gdo e retail).

In totale sono state 15.898 le offerte registrate tra ottobre e dicembre 2024, +8,4% rispetto all’anno precedente (14.660), con turismo e ristorazione che hanno registrato una crescita del 20% rispetto al 2023, passando da 2.269 a oltre 2.700 opportunità.
Un dato che riflette il crescente afflusso di turisti, attratti da località sciistiche e città italiane. E che conferma il ruolo centrale di questi comparti nel trainare l’espansione del mercato del lavoro invernale.

La maggior parte delle offerte si è concentrata su contratti temporanei, una scelta strategica per affrontare i picchi di affluenza turistica e l’aumento delle vendite natalizie.

Commercio: lo slancio è partito già a ottobre

Allo stesso tempo, buon incremento anche per il settore commercio, Gdo e retail, che è passato da 12.391 offerte nel 2023 a 13.179 nel 2024, aumentando le opportunità lavorative del 6,4%.
Se invece si osserva il dettaglio del trimestre preso in considerazione si notano alcune particolarità. Il settore commercio, Gdo e retail è partito con slancio già a ottobre, registrando 5.868 offerte, il +10% rispetto al 2023,

Il mese di ottobre 2024 sembra infatti riflettere l’attenzione degli italiani verso le spese oculate, spinte anche dal ritorno delle promozioni autunnali, come il Black Friday, oltre al successo degli acquisti di Natale anticipati per evitare la corsa ai regali dell’ultimo minuto.

Ristorazione: il boom di novembre inverte il trend tradizionale

Novembre nel settore turismo e ristorazione ha registrato un vero boom: +26%, passando da 1.027 a 1.297 opportunità.
Un dato che sembra invertire il trend tradizionale, spostando a novembre una parte dell’attività che solitamente si concentra a dicembre.

Gli italiani, popolo che ama il buon cibo e il piacere della convivialità, hanno voluto anticipare le cene pre-natalizie con colleghi e amici, contribuendo così a sostenere il dinamismo del settore in un mese meno usuale per queste abitudini.

Professioni più cercate: camerieri, commessi, pasticceri

Per il settore turismo e ristorazione, le professioni più ricercate sono state cameriere, animatore turistico, barman, chef, addetto al catering.
Da segnalare anche altre figure, come pizzaiolo e lavapiatti.

Per commercio, Gdo e retail, le figure più ricercate per il periodo invernale sono state addetto vendite, responsabile di negozio, addetto alla macelleria, addetto alla cassa, addetto agli scaffali.
Altri ruoli chiave per la stagione invernale e il corretto flusso di approvvigionamento e vendita rilevate da InfoJobs, comprendono addetto alla pasticceria e magazziniere.

Amici e salute: perché le relazioni sociali allungano la vita?

Chi ha poche relazioni sociali si ammala di più e ha più probabilità di andare incontro a una morte prematura. Al contrario, avere tanti amici allunga la vita. Poter contare su un’ampia rete di affetti, familiari e non, riduce il rischio di cardiopatie, ictus, diabete e rafforza il sistema immunitario che protegge dalle infezioni.

Uno studio anglo-cinese pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’ conferma l’effetto-scudo dell’amicizia sulle malattie, e spiega da cosa dipende. Il segreto sta in un set proteico che contraddistingue le persone isolate.
Se la loro salute è peggiore è proprio per colpa di queste ’proteine della solitudine’ collegate, ad esempio, allo stress, al colesterolo alto, alla resistenza insulinica, all’aterosclerosi e allo sviluppo di tumori.

Le 26 proteine della solitudine

Calcolando i punteggi di isolamento sociale (vivere da soli, avere pochi contatti con gli altri e un basso coinvolgimento in attività di gruppo) e di solitudine (sentirsi soli), gli studiosi hanno potuto individuare le proteine presenti a livelli maggiori nelle persone socialmente isolate o sole, e capire in che modo sono correlate a una salute più scadente.

Al netto di fattori quali età, sesso e background socioeconomico, sono state identificate 175 proteine associate all’isolamento sociale e 26 legate alla solitudine, con una sovrapposizione dell’85%.
Molte di queste proteine vengono prodotte in risposta a infiammazioni, infezioni virali e come reazione immunitaria, oltre a essere correlate a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e morte precoce. Gli scienziati hanno anche trovato 5 proteine specifiche per la solitudine.

Il rapporto tra ormoni, stress e aree del cervello

Una delle proteine della solitudine è l’Adm, che svolge un ruolo nella risposta allo stress e nella regolazione di ormoni dello stress e ormoni sociali (come l’ossitocina, il cosiddetto ‘ormone dell’amore’, antistress e alleato del buonumore).
Gli scienziati hanno rilevato una forte associazione tra l’Adm e il volume dell’insula, centro cerebrale che presiede alla capacità di percepire cosa sta accadendo all’interno del nostro corpo: maggiori i livelli di Adm, minore il volume di quest’area.

Concentrazioni più alte di Adm sono state collegate anche a un volume inferiore del caudato sinistro, regione coinvolta nei processi emotivi, di ricompensa e sociali. 
Infine, livelli maggiori di Adm sono stati associati a un rischio più alto di morte precoce.

OMS: l’isolamento sociale è un problema di salute pubblica

Un’altra proteina della solitudine, l’Asgr1, è correlata al colesterolo alto e un maggior rischio di malattie cardiovascolari. Altre ancora svolgono un ruolo nello sviluppo della resistenza insulinica, anticamera del diabete, nell’incrostazione delle arterie, alla base dell’aterosclerosi, e nella progressione del cancro.

“Sempre più persone di tutte le età riferiscono di sentirsi sole – commenta Barbara Sahakian, Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Cambridge, come riporta Adnkronos -. Ecco perché l’Organizzazione mondiale della Sanità ha descritto l’isolamento sociale e la solitudine come un problema di salute pubblica globale. Dobbiamo trovare modi per affrontare questo problema crescente e mantenere le persone connesse per aiutarle a rimanere in salute”.

Italia, imprese artigiane di stranieri: exploit negli ultimi dieci anni

Gli imprenditori stranieri impegnati nell’artigianato rappresentano oggi oltre 200mila unità, pari al 20% del totale degli imprenditori individuali in questo comparto. Nell’ultimo decennio, la loro presenza è cresciuta del 20%, con un aumento di 33.847 nuove attività.

Eppure questa dinamicità non è stata sufficiente a compensare il calo del 14,6% registrato dalle imprese artigiane a titolarità italiana nello stesso periodo. Questo fenomeno ha determinato una perdita complessiva di quasi 100mila imprese.

Lombardia, Emilia Romagna e Toscana lei regioni più “multiculturali”

L’artigianato straniero è particolarmente concentrato in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, che insieme accolgono quasi la metà di queste attività. Tuttavia, regioni come Campania, Calabria e Basilicata hanno mostrato tassi di crescita superiori al 40%, segno di una diffusione sempre più ampia sul territorio nazionale.

Le costruzioni restano il settore di riferimento, con il 29,1% delle imprese artigiane a titolarità straniera (117mila unità). Anche i servizi alle imprese mostrano una crescita importante: le imprese straniere in questo ambito rappresentano oggi il 27,8% del totale, con un incremento del 55% negli ultimi dieci anni.

Cambiamenti demografici e ruolo delle donne

L’età media degli imprenditori stranieri sta aumentando, con una forte crescita tra gli over 50 (+125,7%) e un incremento ancora maggiore tra gli over 70 (+223,5%). Parallelamente, è aumentata anche la partecipazione femminile: il rapporto Donne/Uomini è salito da 17,1 a 20,1, con crescite più accentuate nelle regioni del Nord.

Il trend riflette una maggiore integrazione delle donne straniere nelle economie locali, in particolare nelle aree più sviluppate.

Paesi di provenienza e settori chiave

Gli artigiani stranieri provengono principalmente da quattro Paesi. Nei settori delle costruzioni, i romeni e gli albanesi rappresentano una forza significativa con oltre 50mila imprese complessive. Nei servizi, invece, i titolari di origine cinese ed egiziana sono particolarmente attivi, soprattutto nei trasporti e nella ristorazione.

Un motore di cambiamento 

La crescita delle imprese artigiane straniere sta trasformando il settore, arricchendolo con nuove competenze e approcci. Questa evoluzione rappresenta una risposta alle sfide del ricambio generazionale e offre un contributo fondamentale per mantenere vivo un comparto che si trova al centro della tradizione produttiva italiana.

Imprese: cresce la domanda di lavoro, ma rimane il mismatch tra offerta e richieste

Le imprese italiane prevedono circa 356mila nuove assunzioni nel mese di dicembre e oltre 1,3 milioni nel trimestre dicembre 2024-febbraio 2025. Rispetto all’anno precedente, si registra una crescita dell’1,0% su base mensile e dell’1,2% su base trimestrale.

Eppure, nonostante questo dato positivo, quasi la metà delle posizioni aperte (48,9%) presenta difficoltà di reperimento. Complessivamente, si tratta di circa 174mila profili. I dati emergono dal Bollettino Excelsior, elaborato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro.

Quali sono i settori che non trovano personale?
I servizi si confermano il motore principale della domanda di lavoro, con oltre 268mila assunzioni programmate a dicembre (+3,5% su base annua) e 927mila nel trimestre (+4,7%). Particolarmente dinamici i settori del turismo e del commercio, che beneficiano dell’avvio della stagione invernale e delle festività natalizie, con rispettivamente 76mila (+8,1%) e 59mila (+4,6%) assunzioni previste.

In controtendenza l’industria, che registra un calo delle assunzioni: 87mila a dicembre (-6,1%) e 381mila nel trimestre (-6,4%). Le imprese manifatturiere programmano 57mila assunzioni a dicembre e 256mila nel trimestre, mentre nel settore delle costruzioni si prevedono 30mila assunzioni nel mese e 125mila nel trimestre.

Tipologie contrattuali e mismatch
Il contratto a tempo determinato rimane la formula più utilizzata, coprendo il 56,1% delle assunzioni previste (circa 200mila contratti). Seguono i contratti a tempo indeterminato (81mila), mentre l’apprendistato, insieme ad altre formule, registra percentuali minori.

Il mismatch tra domanda e offerta è particolarmente evidente nei settori metallurgico, delle costruzioni, del legno e mobile, e della meccatronica, con percentuali superiori al 60%. Tra le figure più difficili da reperire vi sono ingegneri (62,5%), tecnici della salute (65,0%) e addetti alla carpenteria metallica (73,9%).

Giovani e immigrati sono una risorsa preziosa
Le imprese programmano per dicembre circa 68mila assunzioni di lavoratori immigrati, pari al 19,1% del totale. La domanda si concentra nei servizi operativi (30,1%), trasporti e logistica (24,9%) e costruzioni (24,1%).

Inoltre, il 29% delle assunzioni di dicembre (103mila posti) è destinato ai giovani sotto i 30 anni, con buone opportunità nei settori finanziario, commerciale e informatico.
A livello geografico, le imprese del Nord Est segnalano le maggiori difficoltà di reperimento (54%), seguite dal Nord Ovest (49,4%), dal Sud e Isole (46,0%) e dal Centro (45,7%).

Brevetti: nel 2023 l’innovazione parte dalla provincia

Lo conferma l’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec: non sono le grandi città a guidare la crescita delle domande italiane di brevetto pubblicate nel 2023 dall’EPO (European Patent Office), bensì le province, soprattutto del Nord Italia.
Allargando l’osservazione a tutto il territorio italiano, sono infatti le province a segnare aumenti anche a due cifre nel numero di brevetti pubblicati.

Quanto alle grandi città, sebbene Milano sia da sempre in pole position per numero di brevetti italiani in Europa, nel 2023 registra una lieve flessione del 3,82%, con 698 brevetti pubblicati rispetto ai 726 del 2022.
Bologna, con 26 brevetti in più, e Torino, in leggero aumento (+3), mantengono saldamente la seconda e terza posizione nella classifica per provincia, mentre Roma mostra un lieve rallentamento (-8 brevetti) nella sua capacità innovativa.

La fotografia di una realtà variegata

Considerando solo le province che hanno pubblicato almeno 40 brevetti, nonostante su numeri contenuti, si riscontrano variazioni a due cifre per Alessandria, Monza, Rimini, Ancona, Bari, Modena, Novara, Lucca, Mantova, Chieti, Vicenza, Varese, Udine e Verona.

Il quadrò è quello di una realtà variegata, quindi, tanto più importante in un momento in cui la capacità innovativa del nostro Paese ha mantenuto una crescita moderata, ma costante. Sono, infatti, 4.780 le domande italiane pubblicate dall’EPO lo scorso anno, lo 0,13% in più del 2022.

“L’Italia mantiene un trend di crescita costante”

“Tra il 2015 e il 2023 – commenta il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – l’Italia ha mantenuto un trend di crescita costante (+33% rispetto al 2015), superando stabilmente le 4.500 domande per il secondo anno consecutivo. Nel 2023, di fatto, si conferma il risultato dell’anno precedente ma emerge una novità: sono in crescita le nuove domande di brevetto che utilizzano tecnologie ‘verdi’, oggi particolarmente importanti per sostenere la transizione ecologica del nostro sistema produttivo”. 

Determinante, comunque, l’apporto delle regioni settentrionali del Paese, dove si registrano variazioni positive per il Nord Ovest (+1,67%) e  il Nord Est (+1,44%). Mezzogiorno (-3,79%) e Centro (-5,62%) registrano un leggero rallentamento.
Il bilancio delle regioni vede comunque in testa Lombardia (1.484 brevetti), Emilia Romagna (829) e Veneto (668), tutte con valori in incremento rispetto all’anno precedente. 

Tecnologie green traiano la ricerca

La parola d’ordine sono le tecnologie green, alle quali nel 2023 sono attribuibili 371 domande di brevetto pubblicate dall’EPO, a fronte delle 290 del 2022.
L’innovazione ‘verde’ passa per le Energie Alternative (+53%), l’Immagazzinamento di Energia (+39%) e i Trasporti (+30%). In crescita anche alcuni ambiti che utilizzano le KET, tecnologie abilitanti ad alta intensità di conoscenza, in particolare, quelle legate alla manifattura avanzata e alla micro e nano elettronica. 

Tra i campi tecnologici, risulta in aumento la capacità di brevettazione italiana nell’ambito delle Tecniche industriali e trasporti, il segmento più diffuso con 1.477 domande di brevetto italiano in Europa nel 2023, la Meccanica e illuminazione (543) e l’Elettricità (404).

Black Friday 2024: la spesa (online) prevista è di oltre 2 miliardi di euro

Anche per il Black Friday 2024 le categorie merceologiche più interessate si confermano Abbigliamento, Beauty, Enogastronomia, Giocattoli, Informatica ed Elettronica, oltre a esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.
L’Elettronica, però, tradizionalmente una delle categorie più performanti, oggi registra un deciso calo delle vendite (-14%) in favore di acquisti in altre categorie di prodotti o servizi.

Ma quanto spenderanno quest’anno gli italiani? Risponde l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm, della School of Management del Politecnico di Milano: nella settimana che comprende il Black Friday e il Cyber Monday la spesa online stimata ammonta a più di 2 miliardi di euro (+9% rispetto al 2023). E gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 10 volte il fatturato di un giorno medio, il doppio rispetto al 2023.

Gli e-shopper risparmiano anche il 30%

Le iniziative di sconto più comuni si suddividono equamente tra sconti applicati all’intero catalogo e sconti riservati a una selezione di prodotti. Non mancano promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico, come le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli. Ma alcuni merchant scelgono di arricchire le proprie offerte con ulteriori vantaggi, come l’inserimento di omaggi, l’abbassamento della soglia minima del carrello per beneficiare della spedizione gratuita, o la creazione di bundle di prodotti da acquistare insieme.

“La maggior parte dei merchant manterrà una politica di sconti in linea con quella dell’anno passato – spiega Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -: su determinati prodotti i risparmi per il consumatore potranno superare anche il 30%. Per quanto riguarda le abitudini di acquisto, ci aspettiamo che quasi la totalità degli e-shopper acquisti online, beneficiando di un risparmio medio di circa 20 euro ogni 100 spesi”.

Un traffico di 38 milioni di pacchi

“Il picco di vendite derivante dal Black Friday non è più limitato a una sola giornata, ma si è esteso a 10 giorni, dove il venerdì e la domenica precedenti al Black Friday e il Cyber Monday sono addirittura le giornate con il più alto numero di acquirenti e volume di spesa -aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È in questa finestra temporale che gli italiani concentreranno i loro acquisti online più significativi, rimasti quasi come ‘congelati’ in vista del Natale. Stimiamo che i pacchi in circolazione nei prossimi giorni saranno circa 38 milioni, oltre il +13% rispetto allo scorso anno”.

I merchant adeguano le infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider

Negli ultimi anni, i merchant hanno riconosciuto l’importanza di potenziare le proprie attività di back-end per affrontare le sfide del periodo promozionale.
Gli interventi più comuni includono un rafforzamento delle operazioni di preparazione ed evasione degli ordini, nonché un incremento delle attività dedicate al customer care. Inoltre, molti merchant evidenziano la necessità di adeguare le proprie infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider, per garantire che le piattaforme e-commerce siano in grado di gestire efficacemente i picchi di traffico.

Miglioramenti che oltre a ottimizzare l’esperienza del cliente, contribuiscono a garantire un processo di vendita più fluido e senza frizioni.

Famiglie, mamme e relazione con i brand: come acquistano gli italiani della GenZ e i Millennials?

Le famiglie di Millennials e GenZ mostrano un legame sempre più diretto con i brand, influenzate dai canali digitali e dai social media che rappresentano per loro un vero e proprio punto di riferimento. Quando si tratta di scegliere prodotti per la casa o per i propri figli, i genitori delle nuove generazioni si affidano moltissimo ai consigli online, alle esperienze di altre famiglie e ai pareri di specialisti.

Per il 91% delle mamme, i suggerimenti delle altre mamme sono fondamentali, così come il parere degli esperti (87%). Il web rappresenta un amplificatore importante di queste informazioni: il 90% delle mamme cerca online recensioni sui prodotti.

L’evoluzione dei ruoli di mamma e papà

Nonostante il progresso sociale, la divisione dei ruoli familiari resta ancora molto tradizionale. La maggior parte delle mamme (70%) si considera la principale responsabile della cura dei figli, mentre i papà tendono a percepire una maggiore corresponsabilità, con il 57% che ritiene il ruolo condiviso.

Questa differenza di percezione si riflette anche nel livello di supporto percepito: solo il 26% delle mamme si sente molto supportata dal partner, rispetto al 44% dei papà.

I social media come fonte di informazione e ispirazione

Per queste nuove famiglie, i social media non sono solo intrattenimento, ma una fonte preziosa di consigli e supporto. Instagram è la piattaforma preferita dalle mamme Millennial e GenZ, seguita da TikTok per le più giovani, mentre i papà prediligono YouTube. Due terzi delle mamme seguono almeno un influencer legato alla genitorialità, apprezzando i contenuti condivisi da figure competenti o da altre mamme che raccontano le loro esperienze.

Le principali motivazioni sono la possibilità di scoprire informazioni utili e di qualità (75%) e di accedere a contenuti coinvolgenti.

Quali saranno le esigenze delle famiglie in futuro?

In prospettiva, circa una mamma su quattro vorrebbe avere un altro figlio nei prossimi cinque anni, a fronte del 18% dei papà. Entrambi i genitori concordano su tre condizioni fondamentali per questa scelta: maggiore stabilità economica, servizi per l’infanzia più efficienti e una flessibilità lavorativa adeguata.

Salute e benessere: gli influencer sono affidabili?

La salute dei figli è un tema centrale per le mamme, che seguono con interesse figure professionali sui social, come medici e specialisti (71%). Quasi la metà delle mamme è disposta a seguire consigli di salute ricevuti online, a patto che siano autorevoli. Questo dimostra una crescente fiducia nei contenuti social, che stanno diventando una risorsa affidabile per la salute e il benessere familiare.

Italiani e risparmio: che rapporto c’è oggi? 

L’indagine annuale condotta da Ipsos per Acri, in occasione della 100ª Giornata Mondiale del Risparmio, offre un quadro approfondito di come gli italiani percepiscono e gestiscono il risparmio. Il tema di quest’anno, “1924-2024: Cento anni di cultura del risparmio,” celebra l’importanza del risparmio privato durante un secolo di cambiamenti economici e sociali, analizzando l’evoluzione di questa abitudine nelle diverse generazioni.

Le differenze fra generazioni  

In Italia, la percezione del risparmio è cambiata nel tempo, con un’attenzione crescente alla stabilità economica e alla pianificazione del futuro. Il risparmio è visto dal 38% degli italiani come uno strumento per la tranquillità finanziaria, e tra i Boomers questo dato sale al 46%. I giovani, invece, guardano al risparmio come un mezzo per realizzare obiettivi specifici, con un 63% della GenZ e un 64% dei Millennials che affermano di avere priorità di risparmio diverse rispetto ai loro genitori.

Tuttavia, il 33% degli italiani ritiene di avere minori possibilità di risparmio rispetto alle generazioni passate, citando come cause principali l’aumento del costo della vita (70%) e le sfide del mercato del lavoro (60%).

L’impatto delle condizioni socio-economiche attuali  

Le condizioni economiche in miglioramento, come il calo dell’inflazione e dei tassi di interesse, hanno contribuito a rendere meno pesante il contesto rispetto agli anni passati. Questo ha portato a un aumento della fiducia sia economica che dei consumatori, favorita dagli aumenti salariali e dalla progressiva diminuzione della disoccupazione.

Dal 2018, la percentuale di famiglie che dichiarano un tenore di vita migliore è salita dal 44% al 49%, mentre la soddisfazione generale per la propria situazione economica è passata dal 56% al 64%.

Prospettive future per l’Italia e l’Europa

L’indagine mostra un miglioramento delle aspettative per l’economia globale, anche se persistono dubbi su quella italiana ed europea. La fiducia nell’Unione Europea è in calo tra le generazioni più anziane, mentre i giovani restano più positivi: il 53% dei 18-30enni sostiene l’UE, a fronte del 45% del totale. In ogni caso, il 61% degli italiani è convinto che uscire dall’UE sarebbe un errore.

Il valore comune del risparmio

Il risparmio non è solo percepito come un atto personale, ma anche come un contributo al bene del Paese: tre italiani su quattro lo ritengono importante per il progresso nazionale. Inoltre, la popolazione riconosce il valore delle associazioni di categoria e del Terzo settore nel promuovere la coesione sociale, specie tra i più giovani.

Per gran parte degli italiani, il risparmio rappresenta dunque un mezzo per migliorare non solo la propria vita, ma anche il contesto sociale ed economico del Paese, favorendo una crescita sostenibile e inclusiva.

Perché il lavoro ibrido fa bene alla salute dei dipendenti?

Uno studio condotto da International Workplace Group (Iwg) ha rivelato una chiara correlazione tra il lavoro ibrido e il miglioramento del benessere dei dipendenti. Secondo la ricerca, l’80% dei lavoratori ha riscontrato un netto miglioramento del proprio benessere generale grazie alla maggiore flessibilità.

Il lavoro ibrido, che prevede una combinazione tra lavoro in ufficio, da casa e in spazi di lavoro flessibili, ha ridotto notevolmente il tempo impiegato per gli spostamenti, permettendo ai dipendenti di dedicare più tempo alla cura di sé.

Benefici per la salute fisica e mentale

La ricerca ha evidenziato che il 68% dei lavoratori ha notato miglioramenti nella propria salute fisica grazie al modello ibrido, con oltre la metà che ha incrementato l’attività fisica (54%) e ha dedicato più tempo alla preparazione di pasti sani (58%). Inoltre, il 68% degli intervistati ha riportato un miglioramento del sonno, sentendosi più riposato. Il lavoro ibrido sembra quindi avere un impatto positivo anche sul ritmo di vita quotidiano.

L’evoluzione del modello di lavoro ibrido

Iwg ha evidenziato che, rispetto al periodo precedente alla pandemia, i lavoratori ibridi dedicano più tempo all’attività fisica, con una media di 4,7 ore a settimana contro le 3,4 ore pre-pandemia, e dormono circa sei ore in più al mese. Inoltre, molte aziende stanno promuovendo programmi per incentivare l’attività fisica, come abbonamenti scontati in palestra e programmi di bike-to-work.

La flessibilità offerta dal lavoro ibrido ha migliorato significativamente l’equilibrio tra vita privata e professionale per l’86% dei dipendenti, con una riduzione dello stress per il 78%.

L’importanza del lavoro ibrido per aziende e dipendenti

Secondo il report “HR leaders and hybrid working”, l’86% dei responsabili delle risorse umane riconosce il modello ibrido come uno dei benefit più apprezzati dai dipendenti, oltre a considerarlo un fattore chiave per la fidelizzazione del personale (85%). Il modello è visto positivamente anche per la salute mentale dei lavoratori, con l’88% degli HR leader che ne evidenzia i benefici.

Non sorprende quindi che il 76% dei lavoratori affermi che un ritorno in ufficio a tempo pieno avrebbe un impatto negativo sul loro benessere. Il lavoro ibrido, inoltre, contribuisce a una maggiore produttività, con il 74% dei lavoratori che si sente più produttivo e l’85% che sperimenta una maggiore soddisfazione lavorativa.

Pesca sostenibile: italiani preoccupati per l’ambiente cambiano dieta 

È quanto rileva una nuova ricerca globale voluta dal Marine Stewardship Council (MSC), l’organizzazione non profit che protegge gli oceani promuovendo la pesca sostenibile: il 36 % degli italiani ritiene che entro 20 anni sarà impossibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo. Nel 2022, lo pensava il  53 %. Per questo motivo, la quasi metà dei consumatori italiani che in questi ultimi due anni ha modificato le proprie abitudini alimentari lo ha fatto a causa di preoccupazioni ambientali. 

L’Italia si distingue per essere uno dei paesi più orientati alla sostenibilità. Infatti, se il 48% degli italiani ha cambiato dieta rispetto a due anni fa per motivi ambientali, a livello globale la percentuale si ferma al 43%.

Meno carni rosse nel piatto per il 57% dei nostri concittadini

Il cambiamento maggiore nella dieta si è verificato nelle carni rosse, come manzo e agnello. A livello globale, il 39% degli intervistati ha confermato di averne ridotto il consumo negli ultimi due anni, mentre in Italia la percentuale sale al 57%.

Inoltre, il 46% dei nostri concittadini ha mangiato più verdure e il 12% più pesce rispetto a due anni fa.
Guardando al futuro, il 27% degli intervistati globali e il 38% dei consumatori italiani sarebbero disposti a mangiare più pesce se avessero la sicurezza di non causare danni agli oceani.

Cambiamento climatico, la paura numero 1 a livello globale 

A livello globale, il cambiamento climatico è la principale preoccupazione che riguarda l’ambiente (51%), seguito dal timore per eventi estremi e distruzione di boschi e foreste.

Anche nel nostro Paese la prima preoccupazione ambientale riguarda il cambiamento climatico (56%), seguito però dai danni causati da inquinamento e spazzatura versati in fiumi e torrenti (43%), ed eventi estremi (43%).
Molto alta anche la preoccupazione per lo stato degli oceani: il 91% degli intervistati globali e il 94% di quelli italiani si dice preoccupato per la loro sorte.

Impossibile salvare gli oceani: i danni sono irreversibili

Di fatto, crolla l’ottimismo sulla possibilità di salvare i mari da danni irreversibili
Diminuisce infatti la percentuale di italiani convinta che entro 20 anni sarà possibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo (dal 53% del 2022 al 36% di oggi), mentre cresce la quota di chi ritiene improbabile che la propria specie ittica preferita possa essere disponibile tra 20 anni (dal 33% al 50%).

A fianco di questo quadro poco rassicurante, la ricerca rileva anche un buon livello di empowerment e attenzione alla sostenibilità da parte degli italiani. L’Italia si classifica terza tra tutti i Paesi interessati dall’indagine per importanza data a questo tema.