Occupazione: i dati Istat provvisori per novembre 2025

Lo attestano i dati preliminari sull’occupazione in Italia nel mese di novembre 2025 divulgati dall’Istat: a novembre il numero di occupati è pari a 24 milioni 188mila, una cifra in calo rispetto a ottobre.
La diminuzione coinvolge i dipendenti a termine (2 milioni 477mila) e gli autonomi (5 milioni 215mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 496mila).

L’occupazione però rispetto a novembre 2024 aumenta (+179mila occupati in un anno), come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila), ed è parzialmente compensata dal calo dei dipendenti a termine (-204mila).
Su base mensile, il tasso di occupazione e di disoccupazione scendono rispettivamente al 62,6% e al 5,7%, mentre il tasso di inattività sale al 33,5%.

Aumentano i giovani disoccupati

Su base mensile, il calo degli occupati e dei disoccupati si associa alla crescita degli inattivi.
La diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -34mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti a termine e gli autonomi, i 15-24enni e i 35-49enni. Il numero di occupati cresce per i 25-34enni e rimane sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti permanenti e tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di occupazione cala al 62,6% (-0,1%).

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-2,0%, pari a -30mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età tranne i 25-34enni per i quali il numero dei disoccupati è in leggero aumento. Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile al 18,8% (-0,8 punti).

Il tasso di inattività sale al 33,5%

La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +72mila unità) interessa entrambi i generi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 25-34enni, tra i quali il numero di inattivi è in calo. Il tasso di inattività sale al 33,5% (+0,2 punti).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2025 con quello precedente (giugno-agosto) si registra una crescita nel numero di occupati (+0,3%, pari a +66mila unità).
Rispetto al trimestre precedente, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-3,1%, pari a -48mila unità) e sono sostanzialmente stabili gli inattivi di 15-64 anni.

In un anno più occupati, meno in cerca di lavoro o inattivi

Sempre a novembre 2025, il numero di occupati supera quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità). L’aumento riguarda gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, sale del 0,3%.

Rispetto a novembre dell’anno precedente, cala sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,7%, pari a -106mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, pari a -35mila unità).

Mutui e tasso variabile: il 2025 si chiude con 50 euro in meno

Per la rata mensile di un mutuo a tasso variabile standard il 2025 si sta chiudendo con un calo di circa 50 euro. Secondo quanto riporta Facile.it, la rata è passata da 666 euro mensili di inizio anno a circa 617 euro.

Sul fronte dei tassi fissi, invece, il 2025 si è caratterizzato da un lieve inasprimento delle condizioni offerte ai consumatori. L’aumento è stato causato dall’andamento dell’indice IRS (Interest Rate Swap), il valore di riferimento per i mutui a tasso fisso.
Il 18 dicembre, durante l’ultimo incontro dell’anno, per la quarta volta di fila e dopo 8 tagli consecutivi la BCE ha tenuto fermi i tassi d’interesse, e nel prossimo futuro non ci si aspetta un nuovo intervento.

Tasso fisso, 40 euro in più

A gennaio 2025 l’IRS a 25 anni, in media, è stato pari a 2,4%, mentre nell’ultimo mese è arrivato al 3,1%.
Un aumento che si è trasferito almeno in parte sui nuovi mutuatari, che oggi per un finanziamento standard devono far fronte a una rata più alta, in media, di circa 40 euro rispetto a inizio anno.

“Gli IRS riflettono l’andamento del mercato obbligazionario europeo caratterizzato quest’anno, in particolare nell’ultimo periodo, da un aumento dei tassi di rendimento -, spiega Facile.it -. Diverse le cause, ma tra le più importanti vi è sicuramente l’andamento del mercato azionario USA, che grazie ai risultati record sta attirando sempre più investitori a scapito dei titoli di stato europei”.

Nell’anno nuovo sarà cruciale l’inflazione

Rispetto ai tassi variabili, un’indicazione arriva dai Futures sugli Euribor, che per il 2026 non prevedono grosse variazioni. L’Euribor a 3 mesi, ad esempio, oggi viaggia sotto il 2,1%, e su tale livello dovrebbe rimanere per il prossimo anno.

Fondamentale rispetto alle scelte future della BCE sarà l’andamento dell’inflazione. Se dovesse ripartire, non è possibile escludere nuovi inasprimenti degli indici.
Più complesso fare previsioni sul fronte dei tassi fissi. Ma fino a quando i rendimenti dei titoli europei continueranno a crescere, difficile immaginare una traiettoria diversa per gli IRS e i mutui legati a questo indice.

Quanto si è disposti a rischiare? 

Nel corso del 2025 il tasso variabile è tornato a essere l’offerta mediamente più conveniente.
I variabili per un mutuo da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%), partono da un TAN pari a 2,54%, corrispondente a una rata di 554,5 euro.
Per lo stesso tipo di finanziamento, i tassi fissi partono da un TAN pari a 3,10%, con una rata di 604 euro.

“Scegliere oggi un tasso variabile significa partire con una rata più contenuta, ma il vantaggio economico iniziale può essere ritenuto da molti ancora non sufficiente per giustificare il rischio connesso a questo tipo di finanziamento. Per chi non è disposto a rischiare, i fissi garantiscono comunque condizioni favorevoli, oltre alla certezza che la rata resti uguale per tutte la durata del mutuo”, sottolinea Facile.it.

Il riciclo italiano va forte, ma manca una direzione chiara

In Italia siamo abituati a lamentarci, ma quando si parla di riciclo possiamo permetterci un filo d’orgoglio. I numeri ci mettono nelle prime file in Europa e, almeno a guardarli da lontano, il nostro sistema sembra funzionare piuttosto bene. Basta però avvicinarsi un po’ per scoprire che alcune filiere cruciali faticano ancora a trovare equilibrio.

È il quadro tracciato dal nuovo Rapporto “L’Italia che Ricicla”, presentato a Roma da UNICIRCULAR, la sezione di ASSOAMBIENTE dedicata al mondo del recupero e dell’economia circolare.

Una montagna di rifiuti, ma anche tanta differenziata

Ogni anno produciamo quasi 194 milioni di tonnellate di rifiuti, una cifra che fa quasi impressione detta così. La maggior parte arriva dalle attività produttive e soprattutto dall’edilizia, mentre i rifiuti urbani rappresentano poco più di 29 milioni di tonnellate. L’organico continua a essere la parte più consistente del sacchetto domestico, seguito da carta, plastica e vetro.

La raccolta differenziata ha ormai preso una strada solida: supera il 66 per cento e più della metà dei rifiuti urbani viene davvero riciclata. Ancora meglio va per i rifiuti speciali, che raggiungono quote di recupero ben oltre il 70 per cento. Insomma, un meccanismo che, sulla carta, funziona.

Dove il cerchio non si chiude

Il problema è che questo buon risultato non riesce a trasformarsi in una strategia industriale vera e propria. Alcune filiere restano, di fatto, in affanno. La plastica lotta con l’arrivo di polimeri vergini a basso costo, che rendono il riciclato poco competitivo. Nel tessile e nei RAEE, invece, la raccolta è ancora troppo bassa per poter recuperare materiali che avremmo davvero bisogno di trattenere nel Paese.

Poi c’è l’edilizia: lì il recupero non manca, ma gli aggregati riciclati restano spesso senza un mercato pronto ad accoglierli. È come produrre farina senza avere forni disposti a usarla. E anche nelle filiere storiche, quelle che ci hanno sempre dato soddisfazione, i costi energetici mordono e riducono i margini.

Un mosaico di realtà che necessita di regole

Il settore del riciclo è fatto soprattutto di piccole imprese, tante e spesso isolate. I margini sono bassi, i prezzi oscillano e le norme non sempre parlano la stessa lingua da una regione all’altra. Il rapporto insiste su un punto: senza collaborazione industriale e regole certe, l’Italia rischia di sprecare un’opportunità enorme.

Paolo Barberi lo dice senza giri di parole: se non diamo ai materiali riciclati un vero valore di mercato, continueremo a raccontarci di essere bravissimi a riciclare, ma l’economia circolare resterà un’etichetta buona per i convegni. Chicco Testa aggiunge che il riciclo, oggi, non è più solo ecologia: è industria, competitività, sicurezza delle risorse. Serve una spinta politica chiara, una fiscalità che premi chi investe davvero e scelte coerenti che aiutino questo sistema a diventare adulto.

Shopping digitale: le truffe continuano a aumentare (travestite da extra sconti)  

Il 2025 non è stato un anno tranquillo per quanto riguarda lo shopping online. Le truffe sul web hanno infatti toccato i 112,6 miliardi di euro.

Secondo le analisi diffuse da Kaspersky (fonte: Securelist), i criminali informatici hanno continuato a sfruttare ogni occasione buona per colpire: dai saldi stagionali ai periodi di maggiore traffico sulle piattaforme di gaming. Un ecosistema affollato in cui gli utenti cercano occasioni, mentre i truffatori cercano… utenti.

Phishing e ancora phishing 

Da gennaio a ottobre 2025, i sistemi di Kaspersky hanno bloccato oltre 6,3 milioni di tentativi di phishing camuffati da comunicazioni di negozi online, banche e servizi di pagamento. Quasi la metà – il 48,2% – mirava direttamente a chi stava facendo acquisti. In altre parole, il bersaglio più semplice resta chi, tra sconti e offerte, abbassa la guardia anche solo per un attimo.

Gamer sotto attacco

Il mondo dei videogiochi non è stato più fortunato. Nel 2025 sono stati rilevati più di 20 milioni di tentativi di attacco alle piattaforme dedicate al gaming, con una concentrazione impressionante su Discord: circa 18,5 milioni di rilevamenti. Un dato enorme, più di quattordici volte superiore a quello registrato l’anno precedente.

A ciò si aggiungono oltre due milioni di tentativi di phishing costruiti imitando servizi come Steam, PlayStation o Xbox. Gli attaccanti si sono infilati ovunque, spesso mascherando malware dentro finti software di gioco o improbabili aggiornamenti gratuiti.

Black Friday e Single’s Day: i picchi delle false offerte

Come ogni anno, novembre è stato il mese più caldo. Nelle prime due settimane Kaspersky ha intercettato quasi 147 mila email di spam legate alle promozioni del Black Friday, più di 2.500 delle quali riferite al Single’s Day. Molti messaggi ricalcavano modelli già visti: si fingeva di rappresentare colossi come Amazon, Walmart o Alibaba e si prometteva un accesso anticipato a sconti imperdibili. Peccato che il link portasse dritto a pagine fraudolente.

Nemmeno lo streaming è immune: centinaia di migliaia di tentativi di phishing hanno sfruttato i nomi di Netflix e Spotify per attirare utenti ignari.

“I malintenzionati seguono gli utenti ovunque”

Olga Altukhova, Senior Web Content Analyst di Kaspersky, ha spiegato che le minacce si muovono ormai dentro l’intero ecosistema digitale: dallo shopping ai videogiochi, fino alle piattaforme di streaming e ai sistemi di messaggistica. È un mondo dove tutto è interconnesso, e proprio per questo serve attenzione costante.

Piccole abitudini, molta più sicurezza 

Le raccomandazioni degli esperti sono semplici ma spesso decisive: diffidare dei link nelle email, controllare con cura ogni sito prima di inserire dati, leggere recensioni quando si acquista da negozi sconosciuti e tenere d’occhio movimenti bancari e carte di credito.

Riscaldamenti accesi: come difendersi dalle bollette “bollenti”

Con l’arrivo dei primi freddi, in molte zone d’Italia i termosifoni sono tornati a lavorare a pieno ritmo. E con loro, inevitabilmente, anche la preoccupazione delle famiglie per il costo del gas. Secondo un’analisi di Facile.it, con le attuali tariffe del mercato libero riscaldare un’abitazione per l’intera stagione invernale richiederà in media circa 1.024 euro.

Una cifra che, per molte tasche, pesa eccome. Ma qualcosa si può fare: dal buon senso quotidiano alle tecnologie intelligenti, le occasioni per tagliare la spesa non mancano.

Primo passo: la temperatura giusta

A volte ci comportiamo come se la casa dovesse diventare una serra tropicale. In realtà, basta poco per risparmiare. Abbassare il termostato di un solo grado può ridurre la bolletta anche di un centinaio di euro in un anno.

Se poi si accorciano i tempi di accensione dei radiatori – anche di un’ora al giorno – si arriva a risparmiare altri 35 euro circa. Le valvole termostatiche, ormai diffuse, permettono inoltre di evitare sprechi e scaldare solo gli ambienti davvero utilizzati.

Caldaia efficiente e piccoli trucchi quotidiani

La revisione della caldaia non è solo un obbligo: è un’assicurazione sulla sicurezza e sul portafoglio. Un controllo annuale, specialmente prima dell’inverno, permette di evitare consumi inutili e guasti improvvisi.

A questo si affiancano piccoli accorgimenti quotidiani: evitare ricambi d’aria prolungati mentre i termosifoni sono accesi, non coprire i radiatori, chiudere tapparelle e persiane la sera per trattenere il calore.

Ristrutturare: un investimento che fa la differenza

Chi può permetterselo può prendere in considerazione lavori strutturali che migliorano l’isolamento della casa. Cappotti termici, sostituzione degli infissi o un semplice controsoffitto possono ridurre i consumi anche del 20%.

Non sono interventi economici, ma per il 2025 resta attivo il Bonus ristrutturazione, che permette di recuperare parte della spesa.

Tecnologia al servizio del risparmio

Negli ultimi anni la domotica è diventata un’alleata preziosa. Un termostato intelligente, capace di regolare la temperatura in base al meteo e ai ritmi della famiglia, può evitare sprechi significativi.

Lo stesso vale per le centraline automatiche, che ottimizzano l’impianto e stabiliscono programmi personalizzati con una precisione quasi chirurgica.

Il fornitore giusto permette di spendere meno

Infine, un punto spesso sottovalutato: la scelta del fornitore. Nel mercato libero le variazioni di prezzo sono notevoli. Facile.it stima che tra l’offerta migliore e quella più costosa ci possa essere una differenza fino al 34%.

Tradotto: scegliere male può costare fino a 310 euro in più a stagione. Gli esperti ricordano che cambiare contratto è gratuito e non comporta interruzioni: basta muoversi per tempo, dai 15 ai 60 giorni prima.

Prezzi: a ottobre 2025 carrello della spesa meno caro (-0,3%) 

Secondo le stime preliminari dell’Istat nel mese di ottobre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, evidenzia una variazione del -0,3% su base mensile, e del +1,2% su base annua (era +1,6% a settembre).
Nello stesso mese, l’inflazione rallenta sensibilmente, scendendo a +1,2%, appena al di sotto del valore di fine 2024. La decelerazione risente del marcato ridimensionamento del ritmo di crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati e del calo di quelli degli Energetici regolamentati.

In rallentamento anche la crescita su base annua dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+2,3% da +3,1%), mentre l’inflazione di fondo rimane invariata. Il tasso di inflazione acquisito a ottobre, calcolato sulla base dei dati provvisori, si attesta al +1,6%.

L’inflazione di fondo rimane invariata

La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione si deve prevalentemente al marcato rallentamento su base tendenziale dei prezzi degli Energetici regolamentati (da +13,9% a -0,8%), degli Alimentari non lavorati (da +4,8% a +1,9%), e in misura minore, di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +2,0%). 

Tali effetti sono solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1% a +3,3%).
Nel mese di ottobre, inoltre, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta invariata (+2,0%) e quella al netto dei soli beni energetici rallenta (da +2,1% a +2,0%).

Decelerano beni alimentari, per la cura della casa/persona e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto

La crescita tendenziale dei prezzi dei beni si attenua (da +0,6% a +0,2%) e quella dei servizi rimane stabile (+2,6%). Pertanto, il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni aumenta, salendo a +2,4 punti percentuali dai +2,0 del mese precedente.

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano (da +3,1% a +2,3%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +2,3%).

Su base annua indice IPCA a +1,3%

La variazione congiunturale negativa dell’indice generale riflette la diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,7%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%), degli Energetici non regolamentati (-0,8%), dei Beni durevoli, dei Servizi relativi alle comunicazioni e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,3% tutti e tre), parzialmente attenuata dalla crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati (+0,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3%).

L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6% per l’indice generale e a +2,0% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -0,2% su base mensile e a +1,3% su base annua (+1,8% nel mese precedente).

Italiani, come organizzano le loro giornate? In base alle abitudini

Sveglia, colazione, un po’ di ordine in casa e poi via verso i primi impegni della giornata.
Per molti italiani la mattina si apre sempre nello stesso modo, e non è un caso: secondo una recente ricerca del Radar SWG, più della metà degli intervistati dichiara di seguire regole, orari e azioni ricorrenti soprattutto nelle prime ore del giorno.

La routine del mattino: cura della casa e del corpo

La parte più abitudinaria della giornata riguarda la cura della casa e quella di sé. Il 42 per cento degli intervistati svolge sempre le stesse attività domestiche, mentre il 38 per cento ha rituali precisi dedicati al proprio benessere, dalla skincare a una pausa rilassante prima di iniziare la corsa quotidiana.

Anche lo svago segue spesso uno schema ripetuto: un altro 38 per cento gli dedica momenti fissi della settimana.

Quando arriva il tempo libero

Nel pomeriggio, le routine assumono un tono diverso. La socialità coinvolge il 30 per cento degli italiani in gesti abituali come incontrare gli amici o sentire i familiari, mentre il 27 per cento mantiene abitudini legate alla cultura: una serie tv da non perdere, un libro da portare avanti, o magari una mostra ogni tanto.
Anche alimentazione e piccoli piaceri al di fuori dei pasti tradizionali hanno il loro spazio rituale, coinvolgendo circa un quinto del campione.

Routine amiche della tranquillità

Ciò che emerge con chiarezza è che la maggioranza degli italiani ha bisogno di queste abitudini per portare a termine i propri impegni.
Il 63 per cento racconta che i rituali permettono di incastrare tutto senza stress e un 49 per cento rivela di organizzare piccole routine anche nel weekend per non perdere il ritmo.

La necessità di staccare

Allo stesso tempo, però, quattro italiani su cinque provano un senso di sollievo quando arriva il fine settimana: sospendere gli orari, cambiare programmi all’ultimo e spezzare il ritmo dà una sensazione di libertà preziosa dopo giorni scanditi da impegni e responsabilità.

Come vengono percepiti gli abitudinari

Quando si pensa a chi segue rigidamente una routine, la prima immagine è positiva: per il 44 per cento queste persone sono rigorose e organizzate, e il 34 per cento le vede equilibrate e affidabili.
C’è però anche chi riconosce una sfumatura meno piacevole: circa un terzo associa l’abitudine a una possibile rigidità o ansia.

Ogni tanto serve una pausa

La fotografia scattata da SWG mostra quindi un equilibrio delicato: le abitudini offrono stabilità, ma interromperle ogni tanto fa bene. Una pausa nel weekend non è disordine: è solo un modo per respirare prima di ripartire.

Lavoro: a ottobre buone previsioni per costruzioni e servizi alle persona

Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, delinea le previsioni per il mercato del lavoro a ottobre 2025 e nel trimestre ottobre-dicembre.
A ottobre le imprese programmano circa 520mila nuove assunzioni, -11mila (-2,1%) rispetto a ottobre 2024. Per il trimestre le assunzioni programmate salgono a oltre 1,3 milioni, -29mila rispetto allo stesso trimestre del 2024.

Le costruzioni mostrano una solida tenuta, con 52mila assunzioni previste nel mese e oltre 128mila nel trimestre, così come i servizi alla persona (66mila e 159mila).
Ma nonostante la contrazione della domanda di lavoro, rimane elevata la difficoltà di reperimento del personale, che riguarda il 46,8% delle figure ricercate.

Assunzioni per settore primario e industria

Il settore primario prevede oltre 43mila ingressi nel mese e più di 85mila nel trimestre. A ricercare maggiormente manodopera sono le imprese del comparto coltivazioni ad albero (17mila nel mese, circa 31mila nel trimestre) e delle coltivazioni di campo (13mila, 26mila).

Nel comparto industriale sono attese quasi 137 mila assunzioni nel mese e oltre 333 mila nel trimestre. Per il manifatturiero, alla ricerca di circa 85mila lavoratori nel mese e oltre 205mila nel trimestre, le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica (19mila, 49mila), dalle industrie alimentari, bevande e tabacco (17mila, 39mila) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 36mila).

Segnali positivi dalle grandi imprese

Nel terziario, dove si concentrano circa 340mila assunzioni a ottobre e oltre 893mila nel trimestre, il turismo si conferma il principale motore occupazionale (86mila, 240mila), seguito da commercio (74mila e 199mila).
Le grandi imprese (oltre 250 dipendenti) mostrano un segnale positivo, con 3mila assunzioni in più nel mese (+2,9%) e 5mila nel trimestre (+2,0%), mentre risultano in flessione le previsioni nelle altre fasce dimensionali, con una maggiore intensità nelle imprese di media dimensione (-4,1%, -4,5%).

Il tempo determinato resta la forma contrattuale prevalente, con quasi 306mila unità, pari al 58,8% del totale, seguito dai contratti a tempo indeterminato (circa 99mila, 19,0%) e da quelli di somministrazione (42mila, 8,1%). 

Lavoratori immigrati coprono il mismatch

A ottobre le imprese segnalano difficoltà di reperimento per oltre 243mila lavoratori ricercati. A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (67,5%) e delle costruzioni (60,8%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire più di 117mila ingressi programmati a ottobre, pari al 22,5% del totale contratti. Sono invece oltre 155mila i giovani under30 ricercati (30% del totale).

A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Centro (+2mila nel mese e +4mila nel trimestre), mentre si segnala una contrazione per le imprese del Nord Ovest (-6mila, -15mila), del Nord Est (-3mila, -6mila) e del Sud e Isole (-5mila, -12mila nel trimestre).

Autunno, per gli italiani “ci sta” riorganizzare le proprie giornate

Quando arrivano i primi giorni di autunno, più o meno ogni di noi si trova a fare i conti con i classici buoni propositi. Questa stagione, infatti, porta con sé un cambiamento di ritmo che induce a riprogrammare la propria routine.

Tra lavoro, palestra, piccoli rituali e momenti di socialità, gli italiani affrontano il periodo autunnale trasformando ciò che potrebbe sembrare un peso in qualcosa che, come si dice spesso, “ci sta”. A raccontarlo è un’indagine condotta da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis), che ha individuato le cinque abitudini più rappresentative di questo spirito.

Il piacere delle serate casalinghe

Dopo aver trascorso le giornate estive all’insegna della compagnia e delle uscite, adesso è si riscopre il piacere di una serata passata in casa. Il 65% degli intervistati considera questo momento un vero toccasana: leggere, guardare una serie TV o semplicemente rilassarsi diventa un modo per ricaricare le batterie.
L’autunno, insomma, regala l’occasione di rallentare e apprezzare il valore della pace domestica.

Ritorno in palestra: da dovere a superpotere

La seconda posizione, con il 59% delle preferenze, è occupata dal ritorno all’attività fisica. Se all’inizio può sembrare un obbligo dopo mesi di relax, con il tempo diventa una routine che aiuta a scaricare lo stress e a ritrovare energia.
Un modo per affrontare le giornate con slancio, trasformando la fatica iniziale in un beneficio tangibile.

L’aperitivo come rito sociale

Certo, siamo tornati tutti i ufficio e al solito tran tran fatto di ritmi serrati. Però all’aperitivo post lavoro non si rinuncia. Il 54% degli italiani lo considera il perfetto contrappeso alla giornata lavorativa.

Che sia improvvisato con colleghi o programmato con amici, questo appuntamento rappresenta un momento di leggerezza e socialità che nemmeno la pioggia autunnale riesce a cancellare.

Fare ordine e ripartire

In quarta posizione c’è il bisogno di mettere in fila le cose. Il 48% degli intervistati associa l’autunno al riordino, che si tratti di sistemare l’armadio, riorganizzare gli spazi o pianificare nuovi obiettivi. Un gesto pratico che diventa anche simbolico: sentirsi più leggeri e pronti a nuovi inizi.

Check up di stagione

Infine, il 43% degli italiani approfitta di questo periodo per dedicarsi ai controlli di routine. Un’abitudine che, seppur percepita come impegnativa, viene reinterpretata come un atto di cura verso sé stessi. L’autunno diventa così il momento ideale per occuparsi della salute e conquistare maggiore serenità.

“Ci sta”: un mantra quotidiano

Secondo la ricerca, l’espressione “ci sta” in autunno assume un significato speciale. Per molti rappresenta una sorta di rassegnazione positiva: accettare impegni che sembrano pesanti ma che, alla fine, portano vantaggi concreti. Allo stesso tempo, è anche il linguaggio della comfort zone, usato per descrivere situazioni di confidenza e momenti leggeri condivisi con gli altri.

Così, quello che in apparenza sembra un dovere si trasforma in un’occasione di benessere e complicità. L’autunno, tra rituali e buoni propositi, diventa la stagione in cui gli italiani riscoprono che, in fondo, affrontare le sfide quotidiane “ci sta”.

ChatGPT: la democratizzazione dell’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza artificiale sta creando valore economico nella vita di tutti i giorni e sul posto di lavoro. E ChatGPT ha contribuito alla sua democratizzazione.
Lo rivela uno studio sull’uso di ChatGPT, frutto del lavoro congiunto tra il team di ricerca economica di OpenAI e l’economista di Harvard David Deming, basato sull’analisi di 1.5 milioni di conversazioni. 

Oggi l’adozione di ChatGPT si è estesa oltre la cerchia dei primi utilizzatori, riducendo significativamente i divari demografici tra gli utenti. In particolare, il divario di genere.
Se infatti a gennaio 2024 la percentuale di utenti con nomi femminili era del 37%, a luglio 2025 questa quota è salita a oltre il 52%, rendendo l’adozione di ChatGPT simile a quella della popolazione adulta generale.

Uno strumento globale per attività professionali e quotidiane 

L’AI è diventata uno strumento globale, con una crescita particolarmente rapida nei Paesi a basso e medio reddito, dove a maggio 2025 i tassi di adozione sono stati oltre 4 volte superiori rispetto ai Paesi a reddito più elevato.

L’uso di ChatGPT da parte dei consumatori si concentra in gran parte su attività quotidiane e pratiche. I tre quarti delle conversazioni hanno infatti un orientamento pratico, vertendo principalmente sulla ricerca di informazioni e sulla scrittura. E se la scrittura è l’attività lavorativa più comune, la programmazione e l‘espressione personale per ora rimangono utilizzati da una nicchia di utenti.

Si interagisce con l’AI per chiedere, fare, esprimere

Secondo lo studio, le interazioni possono essere suddivise in tre categorie principali.
Con il 49% dei messaggi Chiedere (Asking) è la categoria che dimostra come le persone considerino ChatGPT più come un consigliere che come un semplice esecutore di compiti.

Fare (Doing, 40%), comprende invece interazioni orientate al compito, come la stesura di testi, la pianificazione o la programmazione, mentre Esprimere (Expressing, 11%), include un uso volto alla riflessione personale, l’esplorazione o il gioco.

Dal lavoro alla vita personale: l’impatto economico dei Chatbot 

L’impatto economico di ChatGPT si estende quindi dal lavoro alla vita personale, con circa il 30% del suo utilizzo destinato ad attività professionali e il restante 70% a scopi non lavorativi.

Entrambe le categorie continuano a crescere, riferisce Adnkronos, sottolineando il duplice ruolo dell’AI come strumento di produttività e fattore di valore per i consumatori.
Un modo fondamentale in cui viene generato valore è attraverso il supporto decisionale, con l’AI che aiuta a migliorare il giudizio e la produttività, specialmente nelle mansioni ad alta intensità di conoscenza.