Videogiochi, segnali di crescita per il Made in Italy 

Le ultime notizie relative al mercato dei dei videogiochi in Italia sono decisamente incoraggianti. Secondo l’associazione IIDEA, nel 2022 i consumi sono stabili, ma la produzione nazionale – e qui arrivano le buone notizie – sta crescendo a vista d’occhio. Nonostante una leggera contrazione del mercato dei videogiochi pari all’1,2%, il segmento software rappresenta ancora l’81,5% del totale, mentre le vendite di software fisico stanno tornando prepotentemente nei negozi. Tuttavia il segmento hardware sta subendo un -7,7% rispetto all’anno precedente a causa delle difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime. 

Il numero dei giocatori italiani è in aumento

Un ulteriore dato positivo per il comparto è che il numero di videogiocatori in Italia sta aumentando. Oggi si attesta sui 14,2 milioni, con un’età media di 29,8 anni. Di questo universo, poco meno della metà (per la precisione il 42%) è composto da donne! E’ interessante scoprire anche quali siano le piattaforme preferite dai gamer tricolori: i dispositivi mobili, seguiti da console e PC. 

Le startup diventano PMI

Ma la vera sorpresa arriva dalla produzione nazionale di videogiochi, che sta crescendo e consolidandosi sempre più da micro realtà a piccola e media impresa. Aumentano, in particolare, le imprese con un numero di addetti tra i 10 e i 20, che passano dal 15% del 2021 al 20% attuale. Il fatturato generato dalle imprese di produzione si aggira nel 2022 tra i 130 e i 150 milioni di euro, segnando un +30% rispetto all’anno precedente e mostrando un forte potenziale di crescita. Il mercato principale di destinazione rimane quello europeo, che esce però ridimensionato (dal 60% nel 2021 al 43%) a beneficio di quello nordamericano, la cui incidenza sul totale passa dal 25% del 2021 al 40% del 2022. Limitato il peso dell’Italia, per quanto in leggero aumento (7%). Per quanto riguarda gli addetti alla produzione, i professionisti aumentano del 50%, passando dai 1.600 del 2021 ai 2.400 del 2022. L’83% ha meno di 36 anni, mentre uno su quattro è donna. Il 77% del fatturato deriva dal mercato B2C (+9%), mentre per il 75% dei developer italiani il PC resta la piattaforma preferita di sviluppo: seguono mobile (50%) e console (40%). 

Capitali sempre più “misti”

La maggioranza degli operatori continua ancora a fare affidamento sul capitale proprio per finanziare l’attività di proprietà (86%), tuttavia aumentano il finanziamento delle istituzioni pubbliche (29% vs 24% 2021) e quello delle imprese private (19% vs 9%). In particolare, inizia a intravedersi l’impatto del sostegno pubblico al settore, come effetto diretto dell’attuazione del tax credit e dell’avvio di programmi di accelerazione verticali, oltre che delle acquisizioni internazionali che hanno recentemente interessato alcuni studi italiani. 

Rivoluzione per la PA: per accedere ai servizi basterà la Cie

La Pubblica Amministrazione semplifica l’accesso da parte dei cittadini: per poter accedere ai suoi servizi in sostituzione dello Spid sarà sufficiente la semplice carta d’identità, ma di ultima generazione, quella elettronica (Cie), con il semplice codice Cie. Non è più necessario, quindi, doversi prenotare, ad esempio, sul sito di Poste Italiane, o rivolgersi a un provider privato tra quelli convenzionati, come Aruba, Sielte o Tim, per richiedere e attendere di entrare in possesso dello Spid. Dal 31 marzo è sufficiente avere la semplice carta d’identità aggiornata.

Addio a complicazioni e scarse possibilità d’accesso

Via libera anche ai primi e secondi codici Pin e Puk rilasciati, i primi al momento in cui si fa la carta d’identità, i secondi spediti a casa per posta al destinatario. In pratica, ora basteranno tre credenziali di livello 1 e 2, associate alla propria carta d’identità elettronica, per poter accedere ai servizi della PA.
Prima di questa semplificazione, con la carta d’identità elettronica si poteva accedere ai servizi solo facendo ricorso al livello 3, che però per garantire il massimo della sicurezza richiedeva l’utilizzo di un lettore di smart card per il pc o di uno smartphone dotato di tecnologia Nfc. Molte le complicazioni, dunque, e scarse le possibilità d’accesso.

Attivare una coppia di credenziali, username e password

Le procedure per accedere ai servizi della PA possono avvenire da qualunque dispositivo senza dover più usare il lettore esterno di smart card e la tecnologia Nfc.
“Tutti i cittadini in possesso di Cie possono accedere ai servizi online in pochi passi e da qualsiasi dispositivo, semplicemente attivando una coppia di credenziali, username e password”, spiega il Ministero.
Nel frattempo, con una proroga di due anni, lo Spid non sparirà. La ‘scadenza-spettro’ del 23 aprile, data in cui sarebbe dovuto scadere una volta per tutte è definitivamente allontanata. 

Spid: prorogata al 2024 la piattaforma di identità digitale

A questo scopo, riporta Agi, il governo ha stanziato 40 milioni, inclusi nel decreto Pnrr, per permettere alla piattaforma di identità digitale di proseguire la propria attività anche per il 2024 e ai cittadini di connettersi con l’amministrazione pubblica. Il fine è anche di “garantire la sostenibilità degli adeguamenti tecnologici richiesti ai soggetti gestori di Spid – continua il Ministero -, per la fornitura del servizio di identità digitale con nuove modalità operative imposte dalle misure del Pnrr”.

La difficoltà di reperimento del personale costa quasi 38 miliardi all’anno 

Unioncamere ha stimato i costi per i diversi settori dell’economia derivanti dal minor valore aggiunto prodotto a causa dell’inserimento ritardato delle professioni difficili da reperire. E considerando una tempistica di difficoltà di reperimento compresa tra 2 e 12 mesi, per il 2022 si stima una perdita di valore aggiunto di 37,7 miliardi di euro, il 3,1% di quanto generato complessivamente dalle filiere dell’industria e dei servizi. Di fatto, nel 2022 la difficoltà di reperimento del personale ha riguardato il 40% delle assunzioni e tenderà ad aumentare, anche per l’accelerazione della domanda attesa come effetto del PNRR. È quanto emerge dai dati del Sistema informativo Excelsior sulle Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine aggiornate al quinquennio 2023-2027, realizzata da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Perché il mismatch è destinato ad aumentare

Nei prossimi anni il costo del mismatch rischia di aumentare in considerazione dei macro-trend che stanno già cambiando il mercato del lavoro: transizione digitale/green e andamento demografico. Quest’ultimo comporterà infatti sia un aumento dei flussi pensionistici sia una riduzione del numero di persone in età lavorativa dovuta all’invecchiamento della popolazione, aumentando quindi lo shortage gap per mancanza di lavoratori che possano sostituire quelli in uscita. L’aspetto demografico rappresenterà nei prossimi anni il fattore critico più rilevante, considerando che tra il 2023-2027 l’intero mercato del lavoro italiano avrà bisogno di circa 3,8 milioni di lavoratori, di cui il 72% (2,7 milioni) dovrà sostituire gli occupati in uscita, mentre il 28% sarà determinato dalla crescita dello stock occupazionale di oltre un milione di lavoratori. 

Le stime sull’impatto del PNRR

Per quanto riguarda le previsioni occupazionali a livello regionale emerge l’ampio fabbisogno della Lombardia, che necessiterà nel 2023-2027 di oltre 714mila occupati, seguita da Lazio (379mila), Veneto (346mila) ed Emilia Romagna (quasi 336mila). Quanto alle stime sull’impatto del PNRR quattro filiere appaiono maggiormente trainate: costruzioni e infrastrutture, che dovrebbero assorbire il 21% del flusso di occupati complessivi, turismo e commercio (18%), servizi avanzati (16%), formazione e cultura (13%).  Il PNRR intensificherà anche la richiesta di competenze per affrontare i processi di transizione verde e digitale: tra il 2023-2027 saranno richieste competenze green a circa 2,4 milioni di lavoratori (65% del fabbisogno del quinquennio) e competenze digitali a poco più di 2 milioni di occupati (56%).

Il fabbisogno occupazionale nei prossimi cinque anni

Tra il 2023-2027 si stima che il 34,3% del fabbisogno occupazionale riguarderà personale in possesso di una formazione terziaria (laurea o diploma ITS Academy), e il 48,1% di un diploma tecnico-professionale. Risulterà più marcata la carenza di offerta di laureati nell’indirizzo medico-sanitario (mancheranno 12mila laureati ogni anno), in quello economico-statistico (8mila) e di lavoratori con un titolo terziario nelle discipline STEM (6mila). Considerando gli indirizzi della formazione secondaria di II grado tecnico-professionale, si stima che l’offerta formativa complessiva riuscirebbe a soddisfare solo il 60% della domanda potenziale, con mismatch più critici per gli ambiti di studio relativi a trasporti/logistica, costruzioni, sistema moda e meccanica, meccatronica ed energia, per cui si prevede che tra il 2023-2027 l’offerta potrebbe coprire circa meno di un terzo della domanda potenziale.

Diritto in garanzia: lavatrici e televisori riparabili anche alla scadenza?

Aspirapolvere, lavatrici, televisori, e presto anche tablet e smartphone, si potranno riparare anche oltre i termini della garanzia legale. La Commissione Europea ha infatti presentato una proposta legislativa allo scopo di permettere non solo che un maggior numero di prodotti venga riparato nell’ambito della garanzia legale, ma che i consumatori dispongano di opzioni più semplici ed economiche per riparare prodotti tecnicamente riparabili, anche quando la garanzia legale è scaduta o il bene non funziona più.
La proposta introduce quindi un nuovo ‘diritto alla riparazione’ per i consumatori, sia all’interno sia all’esterno della garanzia legale. Ma la proposta della Commissione dovrà essere negoziata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio.

Incoraggiare i produttori a sviluppare modelli di business più sostenibili

Nell’ambito della garanzia legale i venditori saranno tenuti a offrire la riparazione tranne quando è più costosa della sostituzione. E oltre alla garanzia legale, i consumatori avranno a disposizione una nuova serie di diritti e strumenti per rendere la riparazione un’opzione facile e accessibile. Viene così introdotto il diritto per i consumatori di richiedere la riparazione ai produttori per prodotti tecnicamente riparabili, come appunto una lavatrice o un televisore. La legge garantirà che i consumatori abbiano sempre qualcuno a cui rivolgersi quando scelgono di riparare i loro prodotti, oltre a incoraggiare i produttori a sviluppare modelli di business più sostenibili. I produttori saranno inoltre obbligati a informare i consumatori relativamente ai prodotti che sono obbligati a riparare da soli.

Un modulo europeo di informazione sulla riparazione

Verrà inoltre creata una piattaforma online di riparazione per mettere in contatto i consumatori con riparatori e venditori di beni ricondizionati nella zona di residenza. La piattaforma consentirà ricerche per posizione e standard di qualità, aiutando i consumatori a trovare offerte interessanti e aumentando la visibilità per i riparatori. Viene poi introdotto un modulo europeo di informazione sulla riparazione, che i consumatori potranno richiedere a qualsiasi riparatore, portando così trasparenza sulle condizioni e sul prezzo della riparazione, e rendendo più facile per i consumatori confrontare le offerte dei riparatori.

Uno standard europeo di “riparazione facile” e di qualità

Inoltre, verrà sviluppato uno standard di qualità europeo per i servizi di riparazione per aiutare i consumatori a identificare i riparatori che si impegnano a offrire una qualità superiore.
Lo standard di ‘riparazione facile’ sarà aperto a tutti i riparatori della Ue disposti a impegnarsi a rispettare standard minimi di qualità, ad esempio, in base alla durata o alla disponibilità dei prodotti.
Di fatto, riparare le cose che non funzionano più diventa un diritto, e fa bene all’ambiente e al portafoglio.

Spesa alimentare: come si comportano gli italiani?

Come sta cambiando la spesa degli italiani? Nel 2023 l’82% degli italiani presterà più attenzione alle promozioni quando farà la spesa. un balzo di quattordici punti percentuali da gennaio 2022, quando a pensarla così era il 68% dei consumatori. A questo si aggiunge che il 75% dei cittadini dichiara che nei prossimi mesi mangerà più cibi cucinati a casa, e anche in questo caso la tendenza è in crescita, infatti a gennaio 2022 la quota si fermava al 66%. Si tratta di alcuni dati focalizzati sui modelli di consumo alimentari tratti dall’ultima rilevazione del Monitor continuativo elaborato dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca in Psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona. 

Più propensi al risparmio donne e anziani

Il Monitor rileva poi come l’attenzione alle promozioni sia accentuata nelle donne (89% rispetto all’82% della media nazionale) e tra gli over 60 (87%), e meno tra gli uomini e i giovani (78% e 76%). Inoltre, le persone che si dicono attente agli sconti sono concentrate maggiormente al Sud e Isole (87%), mentre questo atteggiamento appare meno presente nel Nord-Est (75%). Allo stesso tempo, le persone che ammettono un umore triste sono un po’ meno propense ad attivarsi alla ricerca di promozioni (78%). Al contrario, si sale al 90% di soggetti attenti agli sconti se si restringe il campo a coloro che mostrano un generale atteggiamento ‘cospirazionista’.

Ma non si deroga sulla qualità

Il 37% dei consumatori acquisterà merce di seconda mano, una percentuale significativa e in rialzo di 5 punti da gennaio 2022, e il 36% dichiara che si affiderà più di prima alla Grande distribuzione, quota in crescita del 3%, e fenomeno particolarmente evidente nel Centro Italia (42%). Se dunque la caccia al risparmio nella spesa quotidiana è una tendenza in atto lo studio del Centro di ricerca della Cattolica di Cremona riesce a intercettare anche altre sfaccettature del consumatore, che comunque per il 75% sarà più attento alla qualità quando andrà a fare la spesa (+11% rispetto a gennaio 2022), e nella medesima misura, considererà, tra le priorità di scelta, la provenienza dei prodotti.
Insomma, più attenzione al risparmio, ma all’interno di una forchetta valoriale non facilmente valicabile.

La variabile cambia in funzione della situazione sociodemografica

“Oltre ai dati medi nazionali, basati cioè sulla popolazione generale, è interessante approfondire quelli che noi chiamiamo incroci, che servono a vedere come la variabile in gioco cambi in funzione della situazione sociodemografica o della condizione psicologica dei cittadini intervistati”, spiega la professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario all’Università Cattolica e direttore dell’EngageMinds HUB. La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di oltre 9000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione, ed è stata realizzata con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interview).

Attacchi informatici, 1 impresa su 7 ha avuto danni tangibili

Gli attacchi informatici non sono una possibilità remota, ma un rischio molto concreto. Specie per le imprese: tanto che una su 7 ha avuto danni tangibili da simili incidenti. Come evidenzia il Clusit, i cyberattack sono in continuo aumento, con 1.141 incidenti gravi rilevati nel solo primo semestre 2022, +8,4% rispetto allo stesso periodo 2021. E le minacce interessano sempre più anche infrastrutture critiche. In questo contesto, il 67% delle imprese rileva un aumento dei tentativi di attacco e il 14% ha subito conseguenze tangibili a seguito di incidenti informatici, come interruzioni del servizio, ritardi nell’operatività dei processi o danni reputazionali. Più in generale, a causa della turbolenza in atto, il 92% delle aziende riscontra impatti, positivi o negativi, direttamente riconducibili al contesto geopolitico, che spaziano da un maggiore interesse alla sicurezza da parte del Top Management fino a una necessità di riorganizzazione delle attività di gestione del rischio cyber.

In Italia cresce l’attenzione verso il pericolo cyber

In Italia sta crescendo l’attenzione per la cybersecurity, che nel 2023 si conferma la principale priorità di investimento nel digitale tra le imprese, sia grandi che pmi. Ben il 61% delle organizzazioni sopra i 250 addetti ha deciso di aumentare il budget per le attività di sicurezza informatica negli ultimi 12 mesi. E complessivamente nel 2022 il mercato italiano della cybersecurity raggiunge il valore di 1,86 miliardi di euro, con un’accelerazione eccezionale del +18% rispetto al 2021. Il rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL in Italia si attesta allo 0,10%, in lieve crescita rispetto allo 0,08% dell’anno precedente. Si tratta però di un risultato che colloca il nostro Paese all’ultimo posto tra quelli del G7. La classifica è guidata da Stati Uniti e Regno Unito, con un rapporto dello 0,31%. Per Francia e Germania il rapporto è, rispettivamente, lo 0,19% e lo 0,18%. Lo evidenzia l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano.

Quanto vale il mercato della cybersecurity in Italia

Il mercato della cybersecurity, dopo la crescita del 15% del 2021, conosce un’ulteriore spinta del 18% nel 2022, dettata dalla ripresa degli investimenti delle organizzazioni e da una progressiva presa di coscienza sulle minacce, raggiungendo il valore di 1.855 milioni di euro. Una crescita sostenuta in buona parte dalle medie imprese, che iniziano finalmente a introdurre azioni concrete in materia di cybersicurezza. Per quanto riguarda le diverse componenti di spesa, il 50% è dedicato a servizi, in crescita rispetto allo scorso anno, e l’altra metà a soluzioni di cybersecurity, tra cui Endpoint and Extended Detection and Response, SIEM, Identity & Access Management, Vulnerability Management e Penetration Testing.

Un cagnolino come foto profilo aiuta a trovare l’anima gemella

Se nella loro foto profilo degli utenti single iscritti ai portali di appuntamenti è presente un cagnolino il numero di possibilità di ricevere un match è più elevato. A quanto pare, i profili social in cui compaiono immagini di cani sono più interessanti, forse perché generalmente si tende a pensare che i proprietari di animali domestici siano più affidabili ed empatici, poiché dimostrano di avere capacità di prendersi cura di un altro essere vivente. È quanto ha scoperto una ricerca commissionata da The Guide Dogs for the Blind Association, condotta dagli scienziati del britannico Kennel Club, il club cinofilo più antico del mondo.

I profili in cui compaiono immagini di cani sono più interessanti

Il team di scienziati, guidato da Paul Martin, ha eseguito un sondaggio su mille adulti britannici iscritti a una applicazione o a un sito di incontri. E stando a quanto è emerso dall’indagine, circa i due terzi degli intervistati hanno riferito di trovare più interessanti i profili in cui comparivano immagini di cani.Il 60% del gruppo di intervistati, riferisce Agi, riteneva poi che possedere animali domestici fosse in generale un tratto associato a una maggiore predisposizione a instaurare una relazione stabile.

Più socievoli, attivi ed empatici

I proprietari di animali domestici venivano inoltre considerati più socievoli, attivi ed empatici. Il 50% degli intervistati ha infatti affermato che avrebbe scattato fotografie con un cane di amici o familiari per incrementare le possibilità di avviare una conversazione attraverso l’applicazione o il sito di incontri. Inoltre, il 59% dei proprietari di cani ha riferito di non avere intenzione di impegnarsi in una relazione con una persona non amante dei cani.

Le caratteristiche associate ai pet vengono proiettate sui proprietari

“L’aspetto interessante – ha commentato Paul Martin – riguarda le caratteristiche in generale associate ai nostri amici a quattro zampe, e che vengono poi proiettate verso i proprietari di animali domestici. Empatia, pazienza e affidabilità sono tutti tratti desiderabili anche per un potenziale partner. Avere un cane potrebbe fornire ulteriori possibilità per interagire nelle chat e nei siti di incontri”.
Ma non è tutto. “Avere un cane – ha aggiunto Helen Fisher, ricercatrice senior presso il Kinsey Institute in Indiana – rivela molti aspetti della personalità di qualcuno. Generalmente si tende a pensare che i proprietari di animali domestici siano più affidabili ed empatici, vista la capacità di prendersi cura di un altro essere vivente”.

Per banche e assicurazioni italiane vendite più digitalizzate

“Le aziende del settore Bancario e Assicurativo oggi raccolgono i frutti di un processo di digitalizzazione avviato ben prima che la crisi pandemica costringesse le aziende a correre ai ripari – afferma Adriano Gerardelli, direttore Financial Services di Minsait -. I risultati raggiunti in termini di Single Customer View, l’elevato grado di integrazione tra canali fisici e online e l’adozione tecnologica avanzata sono ottimi punti di partenza per affrontare le crescenti aspettative dei clienti in termini di personalizzazione, semplicità e flessibilità”. Il 71% delle aziende italiane del settore finanziario ha infatti raggiunto la cosiddetta vista unica sul cliente (Single Customer View), un risultato molto virtuoso, se paragonato alla media delle aziende italiane (18%). Lo conferma il rapporto realizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con Minsait.

I touchpoint utilizzati nella relazione azienda/clienti

Nel settore Banking i principali touchpoint utilizzati nella relazione azienda/clienti sono sito web proprietario (97%), email (94%), contact center (92%), filiali proprietarie e consulenti finanziari (entrambi 92%), mentre nel settore Insurance i principali canali sono email (100%), agenti e filiali proprietarie (98%), consulenti assicurativi (98%), contact center (88%), mobile app proprietarie (88%) e agenti monomandatari (85%). Il settore bancario e assicurativo, inoltre, è il più evoluto dal punto di vista tecnologico, con un’adozione delle singole tecnologie al di sopra della media: l’81% ha un Data Lake, l’80% una Customer Data Platform e l’86% piattaforme di Marketing Automation).

Processi di vendita integrati e omnicanale

Quasi tutte le aziende, poi, possiedono un’infrastruttura in grado di integrare completamente le informazioni sui clienti: il 40% è in grado di farlo in maniera evoluta e il 52% attraverso sistemi integrati. Per quanto riguarda i processi di vendita, i modelli omnicanale più diffusi sono la possibilità di acquistare un servizio offline e ricevere la relativa documentazione online (88%), presenza nel punto fisico di personale dedicato all’assistenza clienti cross-canale (78%), e possibilità di prenotare un servizio online e di usufruirne offline (72%). Per orientarsi verso una maggiore integrazione dei canali, il 42% ha già una funzione aziendale dedicata alla gestione integrata dei diversi touchpoint, e il 26% ha introdotto un responsabile cross-funzionale con un team ad hoc per il coordinamento dei diversi canali.

Più sicurezza e protezione dei dati

Quanto all’attenzione alla sicurezza, il 55% delle aziende del settore è dotata di sistemi basati su un doppio fattore di autenticazione, e sono più propense a sperimentare modalità di autenticazione innovative, come fattori biometrici (9% contro 1% campione complessivo), scansione di QR code (5% vs 1%), generazione di OTP in app (31% vs 4%). Anche per quanto riguarda l’identificazione di possibili vulnerabilità di sicurezza nelle applicazioni e infrastrutture in Cloud, il settore appare molto attento. Infatti, la totalità delle aziende svolge attività di security assessment periodiche. In ambito sicurezza e protezione dei dati, le soluzioni più diffuse tra banche e assicurazioni sono quelle afferenti al backup e recovery (95% vs 82%), soluzioni di data loss prevention (81%), e soluzioni di gestione delle identità e accessi del personale (81% vs 27%).

Come ottenere il Bonus Verde e per quali interventi?

Sono sempre di più gli italiani con il pollice verde, che amano prendersi cura dei propri balconi e dei propri giardini. Da qualche anno, pensato apposta per queste categorie di cittadini, il Governo ha introdotto il cosiddetto Bonus Verde. Si tratta di un’agevolazione fiscale particolarmente vantaggiosa destinata all’abbellimento estetico delle aree verdi, ma anche alla migliori ambientale. Come fare  dunque per ottenerlo?

Gli interventi previsti dall’agevolazione

Per ottenere il Bonus Verde è necessario effettuare lavori di miglioramento del verde privato. Questi comprendono la piantumazione di alberi, arbusti, siepi e la realizzazione di giardini pensili. Inoltre è possibile anche usufruire del bonus per l’acquisto e la posa in opera di attrezzature per il risparmio idrico e la riduzione dell’inquinamento acustico. È possibile richiedere un contributo fino al 65% della spesa sostenuta, con un massimale di 5.000 euro per unità immobiliare. 

Le spese che possono essere detratte

Quali sono le spese, una volta documentate, che possono essere ammesse nell’incentivo? Sono ammissibili le spese relative a lavori di sistemazione del verde privato indicate sopra così come le spese per l’acquisto e la posa in opera di attrezzature per il risparmio idrico e la riduzione dell’inquinamento acustico. Va precisato che per poter usufruire del bonus è necessario che i lavori siano eseguiti da ditte specializzate e che vengano rilasciate regolari fatture.

Chi sono i beneficiari del bonus?

La platea che ha potenzialmente accesso al Bonus Verde è molto ampia, Questa agevolazione fiscale si rivolge sia ai proprietari di immobili residenziali, sia privati che condominiali, che vogliono migliorare il proprio giardino o balcone. Attraverso questa agevolazione fiscale è possibile detrarre dalle tasse una parte delle spese sostenute (fino al 65%) per la realizzazione di opere verdi, per la loro manutenzione e per interventi atti al risparmio idrico.

Come si richiede il Bonus Verde?

Nella sezione dedicata del sito dell’Agenzia delle Entrate sono indicate le modalità necessarie per avere accesso all’agevolazione. In ogni caso, la domanda va presentata corredata  dall’elenco documentato delle spese sostenute e dalla dichiarazione dei redditi. Insieme a ciò, occorre presentare anche un’autocertificazione per attestare che i lavori effettuati rientrano nella categoria dei lavori ammissibili. E’ importante precisare che per poter usufruire del bonus è necessario che i lavori siano eseguiti da ditte specializzate e che vengano rilasciate regolari fatture, da raccogliere nel corso dell’anno.

Smartphone pieghevoli: nel 2023 prevista crescita del +44%

Per il segmento degli smartphone pieghevoli nel 2023 la società di analisi TrendForce prevede una crescita significativa, pari al 44%. Secondo TrendForce quest’anno i consumatori acquisteranno 18,5 milioni di unità rispetto ai 12,8 milioni dello scorso anno. E se nei dodici mesi appena trascorsi è stata Samsung la regina, con oltre l’82% di smartphone pieghevoli serie Z Fold e Z Flip venduti, le concorrenti non staranno a guardare. Xiaomi e Oppo, che a oggi si rivolgono principalmente al mercato cinese, durante il 2023 dovrebbero rendere disponibili i loro modelli a livello globale, aumentando così la propria quota di riferimento.

Investire maggiormente su design e funzionalità

L’aumento delle vendite di questi device darà modo alla catena di produzione focalizzata sui pieghevoli di investire maggiormente sul design e sulle funzionalità dei nuovi dispositivi. Al centro, l’ingegnerizzazione delle cerniere, ossia il meccanismo che permette ai cosiddetti ‘foldable’ di aprirsi e chiudersi senza recare danno alla struttura e agli schermi interni. In tal senso, beneficeranno del trend al rialzo sia fornitori consolidati, come KH Vatech e S-connect, entrambi partner di Samsung, sia marchi meno conosciuti ma impegnati su tecnologie più complesse, tra cui Amphenol e Asia Vital Components. Anche i produttori di display si stanno specializzano nel mondo dei pieghevoli. Csot – China Star Optoelectronics Technology, ad esempio, ha studiato una nuova tecnica che permetterà di integrare la cerniera direttamente nella parte esterna dello schermo touch, riporta Ansa.

Samsung punta sul segmento di fascia bassa

Le questioni in sospeso che devono ancora essere effettivamente risolte nello sviluppo degli smartphone pieghevoli sono l’impossibilità del dispositivo di chiudersi completamente e il notevole spessore della scocca. Tuttavia, TrendForce ritiene che Samsung continuerà a lavorare sulle cerniere a forma di U, perché vuole ridurre i costi mantenendo un buon margine di profitto per i suoi smartphone pieghevoli. Con questo approccio, Samsung può rendere più popolari i modelli pieghevoli e conquistare un’ampia fetta di quota di mercato per questo tipo di prodotti nel segmento di fascia bassa.

Il mercato globale delle cerniere aumenterà del 14,6%

Tra i componenti chiave per uno smartphone pieghevole, le cerniere giocano infatti un ruolo fondamentale nel determinare il costo dell’intero dispositivo. In uno smartphone pieghevole le cerniere sono responsabili della durata o della flessibilità del display, della visibilità della relativa piegatura sul display, della sensazione di capovolgimento del dispositivo e di molte altre funzioni. 
In altre parole, la qualità delle cerniere influenzerà direttamente la disponibilità dei consumatori ad acquistare uno smartphone pieghevole. Con il tasso di penetrazione dei modelli pieghevoli in aumento nel mercato degli smartphone, il valore del mercato globale delle cerniere utilizzate negli smartphone OLED pieghevoli aumenterà del 14,6% su base annua, superando il livello di 500 milioni di dollari USA per il 2023.