Auto diesel, cala la richiesta di auto nuove, ma cresce quella dell’usato

E’ un dato di fatto che il diesel sia sempre meno richiesto nell mercato delle auto nuove. Tutta un’altra storia è invece  il settore delle vetture di seconda mano. Secondo un recente studio condotto da Carfax, oltre la metà degli italiani che acquistano un’auto usata continua a preferire il diesel.

Ciò evidenzia come, nonostante le restrizioni alla circolazione in diverse città e la ridotta offerta di nuovi modelli, il legame tra gli italiani e le auto a gasolio resti solido.

La situazione nel mercato del nuovo

Le auto diesel stanno registrando un netto calo nelle vendite nel settore delle vetture nuove. Questo fenomeno è dovuto sia alla riduzione dell’offerta da parte dei produttori, sia alle limitazioni ambientali sempre più diffuse. I dati più recenti forniti da UNRAE confermano questa tendenza, con una significativa diminuzione delle immatricolazioni di veicoli a gasolio.

Tuttavia, mentre nel nuovo le auto diesel perdono terreno, nel mercato dell’usato la situazione è completamente diversa.

Preferenze nel mercato dell’usato

Secondo i dati Carfax relativi al primo semestre del 2024, il 52% degli italiani che acquista un’auto di seconda mano sceglie il diesel. Al contrario, solo il 34% preferisce un’auto a benzina, il 5% opta per una vettura ibrida e appena l’1% si orienta verso un’elettrica.

La tendenza potrebbe essere legata alla scarsa disponibilità di nuovi modelli diesel, spingendo chi percorre molti chilometri, o chi non vive in aree con restrizioni, verso il mercato dell’usato. Le auto diesel usate più richieste hanno mediamente 9 anni, contro gli 11 anni delle vetture a benzina, e hanno percorso una distanza maggiore (130.000 km contro 97.000 km).

Le marche più gettonate e le caratteristiche dei veicoli

Nel mercato delle auto usate diesel, dominano i marchi tedeschi. BMW è il brand più richiesto (12%), seguita da Mercedes (11%), FIAT (9%), Audi (8%) e Volkswagen (7%). Dal punto di vista storico, il 40% di queste vetture ha subito almeno un incidente, mentre l’8% ha trascorso un periodo all’estero. Un piccolo 2% ha un chilometraggio inferiore a quello reale, e l’1% ha avuto un passato come auto a noleggio.

Tendenze internazionali

Il legame con il diesel non è solo italiano. In Spagna, ad esempio, il 51% degli acquirenti di auto usate sceglie il diesel, mentre in Paesi del Nord Europa come Olanda e Svezia, le preferenze si spostano su benzina, ibride ed elettriche.

GenZ e mobilità: come si spostano i giovani?

Per il 60% dei giovani della GenZ avere un mezzo proprio equivale a un risparmio di tempo, e per il 66% possedere una macchina è il modo migliore per viaggiare in libertà. Tra chi possiede un mezzo, il 66% lo possiede ‘personalmente’ e il 34% come ‘familiare’.

Secondo uno studio condotto da BVA Doxa in collaborazione con gli studenti del corso di Scienze della comunicazione – Marketing e Digital Media dell’Università LUMSA di Roma, il 75,8% dei giovani si sposta a piedi e il 69,5% utilizza autovetture a 4 ruote di proprietà. La terza modalità più utilizzata riguarda i mezzi pubblici (53%)
Chi si sposta a piedi lo fa specialmente per comodità (49,7%), per una questione relativa all’ambiente (35,9%) e perché rappresenta una scelta ecologica (31,2%).

La bici è più usata dello scooter 

Chi utilizza mezzi di proprietà lo fa soprattutto per comodità (59,1%), lunghezza del percorso (46,2%), ottimizzare i tempi (45,6%), spostarsi con più persone (34,6%), e sicurezza (20,1%).
Il mezzo a due ruote più selezionato è la bicicletta (39,1%), al quarto posto tra i mezzi citati, con grande distacco da moto (8,3%) e scooter a benzina (7,7%), entrambi preceduti dal monopattino elettrico (10,5%) e dalla bicicletta elettrica (9,9%).

Chi usa l’automobile lo fa 5 giorni su 7, mentre scooter e moto con motore a benzina vengono usati tra 3 e 4 giorni a settimana.
I giovani pensano poi che l’auto si presti meglio ‘all’elettrificazione’ (35,9%) rispetto allo scooter (22,8%), nonostante siano poco motivati all’acquisto per via dei costi molto alti.

Sostenibilità: una scelta “a parole”

Sebbene si registri un interesse dichiarato verso la sostenibilità non è particolarmente frequente l’adozione di soluzioni di mobilità a favore della tutela dell’ambiente.
Questo è dovuto al fatto che non si sente realmente il bisogno di cambiare le proprie abitudini di spostamento, i prezzi per l’acquisto di vetture elettriche sono elevati, mancano le infrastrutture e l’organizzazione necessarie a rendere effettive queste scelte.

In alcune grandi città sono presenti soluzioni di mobilità green, tuttavia, non sembrano sufficienti. Inoltre, i giovani si mostrano propensi all’utilizzo di mezzi di trasporto sostenibili a condizione che siano disponibili e accessibili a tutti.

Per un futuro green… c’è tempo

Quanto alla mobilità in senso lato, tutti sperano in un miglioramento a 360° del servizio: miglior accessibilità, maggiori collegamenti, più puntualità, più sicurezza e minor costo. E si aspettano un incremento del car sharing perché in questo modo anche le auto elettriche si renderebbero accessibili a tutti.
L’idea di mobilità futura è tecnologica, all’avanguardia, ecologica, pulita, nonostante alla base sia presente una visione pessimistica.

Insomma, nel futuro la GenZ immagina una mobilità sempre più sostenibile, ma oggi all’atto pratico, non effettua molte scelte nel rispetto dell’ambiente.
Viene data precedenza ad autonomia, indipendenza e comfort nell’utilizzo di un mezzo di proprietà, invece che utilizzare i mezzi pubblici o mezzi definiti ‘green’.

Care vacanze: per 16 milioni di italiani non più di 7 giorni

Quest’anno saranno 16 milioni gli italiani, il 27% della popolazione, che andranno in ferie per non più di 7 giorni, e 29 milioni, circa il 50%, quelli che invece potranno godere di vacanze superiori alla settimana.
Secondo il Centro Studi di Conflavoro, in diminuzione del 3% saranno anche coloro che nei mesi estivi si potranno permettere una gita di fine settimana. Il 57% delle famiglie che si recheranno in vacanza per non più di una settimana sono residenti nel Sud Italia, il 25% al Centro e il 18% al Nord 

“Le vacanze estive sono già iniziate e i primi dati non sono certamente incoraggianti – afferma Sandro Susini, direttore del Centro Studi di Conflavoro -. Sarà colpa del tempo, delle temperature sotto la media stagionale, delle votazioni che si sono tenute recentemente o dei costi troppo elevati nei luoghi di villeggiatura, ma pare proprio che il turismo estivo sia partito molto a rilento”.

Un terzo delle presenze tra giugno e agosto sono straniere

Il Centro Studi di Conflavoro stima il settore in flessione del 2% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

“Eppure, l’industria del turismo italiano prevede quasi 220 milioni di presenze tra giugno e agosto, con un incremento di quasi il 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oltre un terzo (39%), sono i turisti che arriveranno dall’estero – aggiunge Susini -. Ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti, a causa degli aumenti dei prezzi, ci saranno famiglie che, pur non rinunciando alle ferie, si troveranno costrette a ridurre il periodo di vacanza a non più di una settimana”.

Una settimana di ferie costa 615 euro

La spesa media pro capite per una settimana di ferie è stimata su 615 euro, +22% rispetto all’anno precedente. Intorno a 1.150 euro, invece, è la spesa dei turisti provenienti dall’estero.

Anche per quanto riguarda la spesa media pro-capite per una settimana si registra un notevole divario fra gli italiani. Quelli che abitano nel Nord Italia sono disposti a spendere fino a 740 euro, al Centro 630 euro e 480 euro al Sud.
Quanto all’età anagrafica, le persone fino a 30 anni hanno un budget settimanale di 450 euro, fra 31 e 60 anni 800 euro e 595 euro gli over61.

Aumentano i prezzi anche all’estero

“Gli aumenti di prezzo sono dovuti principalmente al costo delle strutture ricettive, che annotano fino al 23% di incremento rispetto al 2023, ai servizi spiaggia (+11%) e ai trasporti (+26%). Una vacanza di 7 giorni – sottolinea  Susini, come riporta AGI – costerà dal 20% fino al 25% in più rispetto all’estate scorsa. Anche le mete estere a causa degli aumenti del costo dei traghetti e dei voli non sono più convenienti, e gli italiani, in controtendenza con il 2023, preferiscono rimanere in Italia, riducendo del 4% i viaggi all’estero”.

Cambiare lavoro: i motivi delle (grandi) dimissioni in Italia

Secondo il sondaggio ‘New Year, New Career’ di Monster.com, nel 2023 il 96% dei lavoratori italiani era alla ricerca di una nuova posizione lavorativa. Inoltre, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro riguardanti le comunicazioni obbligatorie, nel 2022 sono state registrate quasi 2,2 milioni di dimissioni, +13,8% rispetto al milione e 930mila del 2021.

Ma quali sono le ragioni principali che spingono gli italiani  a cambiare lavoro? Secondo lo studio di Monster, la necessità di un reddito più alto (40%), disoccupazione (35%), mancanza di opportunità di crescita (34%), e un ambiente lavorativo tossico (25%).
Se l’idea di abbandonare il proprio impiego spesso è pervasa da una serie di paure, tuttavia, uscire dalla propria zona di comfort può portare a nuove possibilità di crescita e realizzazione. 

Come riconoscere un’azienda “tossica”

Emergono infatti nuovi modelli di aziende che pongono il benessere e la crescita dei dipendenti al centro delle proprie azioni, creando un ambiente di lavoro sano e virtuoso. Al contrario, un contesto lavorativo tossico, può avere pesanti ripercussioni sulla vita dei lavoratori.

Ma come riconoscere un’azienda tossica?
“Spesso – spiega Alessandro Da Col, top voice di LinkedIn e co-fondatore dell’Accademia Crescita Personale Meritidiesserefelice -, le atmosfere tossiche derivano da una direzione inadeguata. Un leader efficace non solo interviene prontamente di fronte ai comportamenti dannosi per il team, ma agisce anche da modello, motivando e ispirando in maniera autentica”.
Comunicare efficacemente e sviluppare lo spirito di gruppo con azioni di team building sono aspetti fondamentali.

Parole d’ordine: coinvolgere e condividere

“È importante anche agire equamente e con la massima trasparenza, condividendo sempre, nei singoli team, le informazioni, trasmettendo il proprio know-how ai neoassunti, rispettando le proprie mansioni – aggiunge il co-fondatore, Alessandro Pancia – e mantenendo una chiara separazione tra la sfera professionale e quella personale”.

Se poi il dipendente commette un errore, soprattutto se involontario e di entità minima, non deve essere mobbizzato, ma avere l’occasione di correggere il danno arrecato all’azienda.
“Emarginare un lavoratore – conferma Da Col – può innescare dinamiche negative, sia perché le persone che lavorano in azienda non vengono valorizzate, sia perché possono nascere rivalità e conflitti tra colleghi”.

Una sana cultura del fallimento

Dunque, è fondamentale mettere in pratica una sana cultura del fallimento, e al tempo stesso, dare un giusto riconoscimento in caso di successo.
Riguardo agli orari, occorre rispettare la separazione tra lavoro e vita privata, il diritto alla disconnessione nelle ore notturne e nei giorni festivi.

In un ambiente di lavoro stimolante, il rust-out, la mancanza di slancio e stimoli quando si devono affrontare nuovi progetti e nuove mansioni, dev’essere ridotto al minimo, anche se si svolge un lavoro ripetitivo.
“In questo caso – commenta Pancia -, il segreto sta, innanzitutto, nell’affrontare il problema con il proprio capo e, successivamente, iniziare a svolgere compiti meno noiosi”.

Italiani e sostenibilità: anche il packaging influenza le scelte d’acquisto

Come cambiano i comportamenti di consumi degli italiani, sempre più sensibili alla salute, alla nutrizione e alla sostenibilità? E quanto influisce il packaging sulle scelte di acquisto? Queste nuove tendenze sono state esplorate dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomina, presentato durante il Cibus, il 22° Salone Internazionale dell’Alimentazione.

Lo studio si è focalizzato sui comportamenti di consumo degli italiani, sempre più sensibili alla salute, alla nutrizione e alla sostenibilità, con particolare attenzione al ruolo del packaging.

Gli italiani spendono “con prudenza” per il caro prezzi

Nonostante una moderazione dell’inflazione, gli italiani continuano a gestire le proprie spese con prudenza. L’88% ha adottato strategie di risparmio per fronteggiare l’aumento dei prezzi, prediligendo l’acquisto di prodotti in promozione e tagliando le spese superflue.

L’attenzione verso la riduzione degli sprechi e la salute sta influenzando il carrello della spesa, che nel 2024 diventa sempre più orientato verso alimenti sobri, sani e sostenibili. 

Cresce l’interesse verso prodotti salutari e “senza”

Il 46% degli italiani ritiene che l’alimentazione incida sul proprio stato di salute fisica e mentale, mentre il 50% sceglie cibi salutari per sentirsi bene con se stessi e prevenire malattie.

In Italia, la domanda di prodotti alimentari free from è in aumento, trainata soprattutto dai prodotti senza zuccheri aggiunti. Gli italiani mostrano anche interesse per i prodotti arricchiti, come quelli con aggiunta di proteine. Inoltre, l’attenzione verso la sostenibilità si riflette anche nei prodotti healthy food, come quelli vegani e vegetariani. Le certificazioni e l’uso responsabile delle risorse sono criteri fondamentali per i consumatori.

La sostenibilità è un criterio importante per il 62% dei consumatori

La sostenibilità è un criterio importante per il 62% degli italiani nelle scelte di acquisto, influenzando anche i comportamenti di spesa. Il packaging gioca un ruolo cruciale: per il 66% degli italiani, è determinante nella scelta di cibi e bevande, e per il 50% contribuisce a rendere il prodotto più rispettoso dell’ambiente.

Quali sono le caratteristiche green più ricercate?

Le caratteristiche di sostenibilità più ricercate sono la riduzione dell’imballaggio, la riciclabilità e la compostabilità del packaging. Anche le informazioni nutrizionali e la presenza di certificazioni sono importanti per i consumatori.

La ricerca di Nomisma ha evidenziato che gli italiani cercano principalmente due caratteristiche nei prodotti alimentari benefici per la salute: la presenza di specifici ingredienti e l’assenza di altri. Gli alimenti free from e quelli arricchiti sono sempre più presenti nel carrello degli italiani, soprattutto tra le donne e i giovani sotto i 45 anni.

Contratti e lavoro: in Italia previste 446mila assunzioni ad aprile 2024

Uno scenario delineato dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro e delle Politiche sociali: ad aprile 2024 sono oltre 446mila i contratti di assunzione di durata superiore a un mese o a tempo indeterminato programmati dalle imprese.

Le piccole imprese con meno di 50 dipendenti programmano il 64,5% del totale, le medie imprese il 18,9% e le medio grandi il restante 16,6%.
Per il trimestre aprile-giugno le assunzioni ammontano a più di 1,5 milioni, +0,7% rispetto ad aprile 2023 (circa 3mila unità), ma -3,0% (oltre 46mila unità) sul corrispondente trimestre dell’anno passato.

Industria, circa 121mila contratti; Servizi 325mila

Sotto il profilo settoriale, l’industria complessivamente prevede circa 121mila assunzioni (+16mila rispetto ad aprile 2023) e circa 400mila nel trimestre aprile-giugno (-6mila), grazie soprattutto alle entrate programmate dal comparto delle costruzioni (43mila nel mese e 143mila nel trimestre).

I servizi prevedono ad aprile 325mila assunzioni (-13mila) e oltre 1,1 milione nel trimestre (-41mila). Tra i servizi il flusso di assunzioni più consistente riguarda la filiera turistica, con 105mila contratti da attivare ad aprile e 391mila entro giugno.
Seguono commercio (oltre 63mila nel mese e 207mila nel trimestre) e servizi alle persone (45mila, 173mila).

Ma è difficile da reperire il 47,8% del personale

Ad aprile è difficile da reperire il 47,8% del personale ricercato dalle aziende, +2,6% rispetto a un anno fa.

Tra le figure di più difficile reperimento il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior evidenzia ingegneri (62,5% di difficile reperimento), analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (55,7%), tecnici in campo ingegneristico (70,0%) e tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (66,2%), addetti agli sportelli (51,7%), professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (55,3%), operatori per la cura estetica (55,1%), fabbri costruttori di utensili (78,9%), operai specializzati del tessile-abbigliamento (70,9%) e operai alle macchine automatiche e semiautomatiche per lavorazioni metalliche (60,4%).

La necessità di manodopera straniera

Circa 88mila assunzioni programmate nel mese, pari al 19,8% del totale, riguarda la domanda di lavoratori immigrati. 
I settori economici che hanno maggiore necessità di manodopera straniera sono quelli dei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4% delle assunzioni), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (30,3%), costruzioni (28,6%), metallurgia (21,2%) e legno-arredo (20,1%).

A livello territoriale si evidenzia come il flusso delle entrate previste ad aprile nelle regioni del Nord risulti in crescita rispetto allo stesso mese del 2023 (+12mila unità per il Nord-Ovest e + 11mila per il Nord-Est), a fronte di una tendenza negativa per il Centro e il Mezzogiorno (-9mila e -11mila).

Banda ultralarga e aziende alimentari: fatturato in crescita per il 44%

Quasi l’80% delle aziende del comparto alimentare con accesso alla banda ultralarga evidenzia un miglior controllo dei processi di produzione, il 72% una maggiore efficienza, e il 61% un migliore controllo di qualità e sicurezza. E quasi la metà di queste aziende, il 44%, dichiara di avere chiuso il 2023 con una prospettiva di fatturato in crescita, staccando le imprese non connesse di ben 20 punti percentuali.

È quanto emerge da una ricerca commissionata da EOLO, il fornitore di connettività tramite tecnologia FWA e prima B Corp del settore delle telecomunicazioni in Italia, a Community Research&Analysis, sotto la direzione scientifica del professor Marini dell’Università degli Studi di Padova.

Un volano per la crescita economica del Paese 

La banda ultralarga è senz’altro un volano per la crescita economica del Paese, e il settore alimentare non fa eccezione.
Considerando tutti i dati presi in esame dalla ricerca, le aziende non connesse tendono a minimizzare gli effetti della connettività sulla propria attività. Infatti, chi non dispone della banda ultralarga è meno incline a valutarne l’impatto positivo, con differenziali negativi che toccano anche i 25 punti percentuali.

Un esempio è la gestione efficiente della catena di fornitura.
In questo caso, la banda ultralarga gioca un ruolo fondamentale per le aziende già connesse (75%), ma meno della metà delle realtà non connesse è dello stesso avviso.

Le aziende connesse investono di più

Un’ulteriore evidenza dei benefici della banda ultralarga per le aziende del settore si riscontra anche nelle previsioni di investimenti.

Quasi il 20% delle aziende non connesse prospetta una riduzione degli investimenti nella propria attività, una percentuale simile a coloro che intendono invece aumentarli (22,9%).
Tra le aziende connesse questi numeri migliorano sensibilmente. Le previsioni di investimenti in aumento raggiungono il 27,6%, mentre solo il 14% del campione si attende una contrazione.

“La soluzione migliore per raggiungere i territori a bassa densità di popolazione”

“La connettività è un driver di sviluppo fondamentale per il Paese, permettendo alle aziende di crescere e diventare più competitive – ha sottolineato Andrea Pelizzaro, chief sales officer di EOLO -. Per rendere sempre più aree del Paese connesse, la tecnologia di EOLO gioca un ruolo cruciale, perché rappresenta la soluzione migliore per raggiungere i territori a bassa densità di popolazione. È infatti in queste aree che si concentrano molte piccole e medie imprese anche nel settore alimentare, che non potendo accedere alla banda ultralarga si trovano a competere in una situazione di svantaggio”.

UE, a gennaio 2024 il mercato dell’auto ingrana la marcia

Nel gennaio 2024, il mercato delle auto nuove nell’Unione Europea ha segnato una ripresa dopo il rallentamento di dicembre 2023, con un aumento del 12,1% nelle immatricolazioni su base annua, raggiungendo le 851.690 unità.

I principali mercati del blocco hanno tutti registrato significative crescite, con la Germania in testa con un +19,1%, seguita da Italia (+10,6%), Francia (+9,2%) e Spagna (+7,3%), che hanno riportato incrementi a una o due cifre.

Elettriche, ibride, benzina o diesel: quali le preferite?

Nel mese di gennaio, le auto elettriche a batteria rappresentavano il 10,9% della quota di mercato (rispetto al 9,5% di gennaio 2023), mentre le auto ibride-elettriche si attestavano al 30%, confermandosi come la seconda scelta preferita dagli europei. La quota combinata di auto a benzina e diesel era del 50%, segnando un calo rispetto al 54% dell’anno precedente.

Exploit dell’elettrico

Le vendite di nuove auto elettriche a batteria a gennaio 2024 sono cresciute del 28,9%, raggiungendo le 92.741 unità, pari al 10,9% del mercato totale. I quattro principali mercati dell’UE hanno registrato incrementi robusti a doppia cifra, con Belgio (+75,5%), Paesi Bassi (+72,2%), Francia (+36,8%) e Germania (+23,9%). Lo sottolinea Acea, l’associazione dei costruttori europei.

Le auto ibride-elettriche hanno visto un aumento del 23,5% nelle nuove immatricolazioni nell’UE a gennaio, trainate da crescite significative in Spagna (+26,5%), Francia (+29,9%), Germania (+24,3%) e Italia (+14,2%), raggiungendo le 245.068 unità e una quota di mercato del 28,8%.
Le vendite di auto elettriche ibride plug-in sono risalite nel gennaio 2024, con un aumento del 23,8% a 66.660 unità, guidato da incrementi notevoli in Belgio (+65,2%) e Germania (+62,6%). Le auto ibride plug-in rappresentano ora il 7,8% delle vendite totali di auto nell’UE.

La benzina tiene, il diesel cala

Il mercato delle auto a benzina ha registrato una crescita del 4% nell’UE a gennaio 2024, trainato da notevoli aumenti in Italia (+26,7%) e Germania (+16,9%). Nonostante la leadership con il 35,2% del mercato, la quota delle auto a benzina è diminuita rispetto al 37,9% di gennaio 2023.

Al contrario, il mercato delle auto diesel nell’UE ha subito una contrazione del 4,9% a gennaio, con cali evidenti in Francia (-23,4%), Spagna (-10,2%) e Italia (-8,7%), ma la Germania ha registrato un tasso di crescita del 4,3%. Le vendite di auto diesel hanno rappresentato il 13,4% del mercato, in calo rispetto al 15,8% di gennaio 2023.

Anagrafe delle imprese: stabili le iscrizioni (+0,7%), aumentano le chiusure (+2,1%)

Emerge dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio: il saldo 2023 per le imprese italiane resta positivo (+0,7%), con 42mila nuove imprese registrate negli ultimi dodici mesi. Oltre il 70% però opera in soli tre macro-settori, costruzioni, turismo e attività professionali.

In uno scenario economico caratterizzato da inflazione, tensioni geopolitiche e cambiamenti tecnologici, il saldo quindi non è positivo per tutti gli ambiti di attività, e le chiusure crescono del +2,1%.
In ogni caso, il settore più dinamico, in termini di crescita imprenditoriale, è il comparto delle costruzioni, che nonostante l’incertezza sulle prospettive dei bonus legati all’edilizia alla fine del 2023 conta +13.541 imprese rispetto al 2022 (+1,62%).

Anno positivo per il comparto vacanze

Bene anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, che a fine 2023 presentano un aumento significativo di 11mila imprese, trainate dal ‘boom’ della consulenza aziendale e amministrativo-gestionale. Il saldo positivo è di oltre 6.000 attività, per una variazione relativa dell’8%.

Anno positivo anche per il comparto della vacanza, in cui si contano 3.380 attività di alloggio aggiuntive (+5,13%) e 3.015 bar e ristoranti in più rispetto al 2022 (+0,77%).

Alla crescita hanno contribuito significativamente anche le attività immobiliari, che a fine 2023 contano 5.197 imprese in più dell’anno precedente (+1,72%).
A fronte di questi risultati positivi, i settori più tradizionali continuano a segnalare un restringimento della platea delle imprese.

Commercio -0,6%, agricoltura -1,05%, manifattura -0,56%

Il 2023 per il commercio si è chiuso con una riduzione complessiva di 8.653 attività (-0,6%), anche se il ‘processo di selezione’ ha riguardato essenzialmente il commercio al dettaglio, che nel 2023 ha perso quasi 7.700 unità. Nell’agricoltura, il bilancio di fine anno evidenzia una riduzione complessiva di 7.546 imprese (-1,05%) mentre la manifattura presenta una perdita complessiva di 2.962 imprese (-0,56%). 

Una performance per quest’ultimo settore che tocca tutti comparti, con la sola eccezione delle imprese di riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature (+1.137 unità), accompagnata da una sostanziale stabilità delle industrie di cantieristica navale, aerospaziale e ferro-tramviaria (+56), e delle bevande (+37).

Più Spa meno società individuali 

Guardando al territorio, i dati indicano in crescita il tessuto imprenditoriale di tutte le quattro aree geografiche.
Con le sue 14.948 imprese in più, il Mezzogiorno ha determinato più di un terzo dell’intero saldo annuale, staccando il Nord-Ovest (+11.210) e il Centro (+10.626).

In termini assoluti, meglio di tutte hanno fatto Lombardia (+10.562), Lazio (+9.710) e Campania (+6.351). Il Lazio (+1,59%) registra invece la crescita più sostenuta in termini relativi; seguono la Lombardia (+1,12%) e la Campania (+1,04%).
L’intero saldo positivo è spiegato dalla crescita delle società di capitale: +57.846 (+3,1%), in linea con il 2022. Le imprese individuali continuano a rappresentare la metà dello stock di imprese esistenti (50,6%), ma sono in flessione di quasi 2mila unità (-0,1%).

Italia, dopo Germania e Svezia è leader nell’edilizia in legno

L’Italia ha confermato la sua posizione di terzo produttore di soluzioni abitative in legno nel 2022, con un aumento dell’1% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un totale di 3602 unità abitative.
Questo piazzamento vede il nostro Paese collocarsi subito dietro la Germania e la Svezia, ma prima dell’Austria. Il settore ha registrato un notevole incremento del fatturato, raggiungendo i 2,3 miliardi di euro, con un deciso aumento del 15,8% rispetto al 2021.

Dinamicità della produzione residenziale in legno

Il settore ha visto una accelerata nella crescita soprattutto grazie alla produzione residenziale in legno, che ha contribuito con 866 milioni di euro al fatturato complessivo e ha registrato un aumento del 12,7% rispetto al 2021.
Tale dato rappresenta un quinto della produzione tedesca (4,4 miliardi di euro) e il 7,2% di quella complessiva dei 27 Paesi dell’Unione Europea, che ammonta a 12 miliardi di euro. A evidenziarlo sono i dati dell’8° ‘Rapporto Edilizia in legno’, realizzato dal centro studi di FederlegnoArredo.

Produzione non residenziale ed edilizia tradizionale in legno

Oltre all’edilizia residenziale, il rapporto evidenzia la produzione non residenziale in legno, che ha raggiunto i 633 milioni di euro con un incremento del 12,2% rispetto al 2021. L’edilizia tradizionale in legno ha contribuito con 767 milioni di euro, con un notevole aumento del 22,9% rispetto all’anno precedente.

La geografia delle imprese di Bioedilizie in Italia

Il rapporto sottolinea la distribuzione geografica delle imprese bioedilizie, evidenziando una concentrazione significativa in Lombardia, con 73 aziende attive, seguita da Trentino-Alto Adige e Veneto, che rappresentano il 50% del totale.
Il Trentino-Alto Adige si distingue come la regione con le imprese più grandi e altamente specializzate, contribuendo al 19% della produzione complessiva, seguita dalla Lombardia al 16%.

Concentrazione nel settore 

Analizzando le dimensioni delle aziende, il rapporto rivela che le prime 10 imprese rappresentano quasi il 31% del mercato, mentre il 68% ha un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. Solo il 7% delle aziende ha un giro d’affari superiore ai 50 milioni di euro, ma contribuisce al 46% del mercato, evidenziando una concentrazione significativa nel settore.

Bioedilizia come alternativa sostenibile

Il rapporto conferma il progressivo guadagno di quote di mercato da parte della bioedilizia, indicando il suo potenziale come alternativa concreta all’edilizia tradizionale. Tuttavia, il report mette in luce la necessità di un’operazione di sensibilizzazione e promozione del settore per renderlo appetibile sia per i cittadini privati sia per le amministrazioni pubbliche, promuovendo la consapevolezza del valore delle strutture in legno in termini di sostenibilità e stoccaggio di CO2.