L’Internet advertising raggiunge il 50% del mercato pubblicitario italiano

Emerge dalla ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano: nel 2024 il mercato pubblicitario italiano raggiunge 11,1 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente. Un risultato trainato dall’Internet advertising che con una quota pari al 50% del mercato (+12%) conferma la sua predominanza, seguito da Tv (35%, +6%), Out of Home (6%, +2%), Stampa (5%, -8%) e Radio (4%, +2%).

Anche per il 2025 le prospettive per l’Internet advertising sono positive poiché potrebbe raggiungere 6 miliardi (+9%). Ma non è solo una questione di volumi.
“La pubblicità digitale – spiega Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio – non è più solo un insieme di canali: è un ecosistema che evolve verso una comunicazione più trasparente, efficace, orientata al valore e alla misurazione”.

Le componenti Video e Audio

Nel 2024 all’interno dell’Internet advertising il formato Video supera 2,4 miliardi di euro (+13%, 41% del totale), cresce anche l’Audio advertising (+15%), sebbene ancora limitato in valore assoluto (47 milioni).

“Anche in questo ambito si osserva una tendenza già emersa nel mondo video: l’utilizzo di un numero crescente di piattaforme, spesso nella versione gratuita con inserzioni pubblicitarie, che diventano così abilitatrici della fruizione stessa – afferma Antonio Filoni, Head of BU Digital di Doxa -. In questo scenario è fondamentale valorizzare la capacità creativa di utilizzare al meglio il formato audio, che se integrato in modo coerente nel flusso di stimoli risulta meno invasivo”.

Un nuovo paradigma: il Retail Media

Il Retail Media sta emergendo come uno dei trend più promettenti, anche se in Italia è ancora in una fase iniziale.

“Questa trasformazione ridisegna il modo in cui brand e retailer dialogano con i consumatori. Gli spazi pubblicitari si integrano con i dati e la tecnologia per creare esperienze d’acquisto più personalizzate e rilevanti – spiega Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio -. In questo modello, i retailer non sono più semplici canali di vendita, ma attori strategici della filiera pubblicitaria”.

Misurazione avanzata come fattore competitivo

“La misurazione non è più solo una buona pratica, ma un vero e proprio fattore competitivo -. commenta Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio -. Oggi le imprese più evolute integrano strumenti avanzati nei processi decisionali e adottano Learning Agenda strutturate, che abilitano un mindset e processi orientati all’apprendimento continuo e al miglioramento costante. Se un tempo gli strumenti di misurazione richiedevano forti competenze specialistiche, ora con l’AI l’accessibilità alla misurazione avanzata è maggiore. Tuttavia, il mercato è ancora frammentato. In uno scenario sempre più orientato al ROI e alla trasparenza, Attribution, Brand Lift, Conversion Lift e modelli econometrici non sono più opzioni, ma strumenti che, se utilizzati in modo combinato, permettono di crescere con metodo e responsabilità”.

Pubblicità video in Italia: per crescere ancora serve una strategia integrata

Nel 2025 la pubblicità video rappresenta il 57% dell’intero mercato pubblicitario italiano, ma la governance poco definita e la mancanza di metriche condivise continuano a limitare lo sviluppo di campagne pubblicitarie video veramente integrate. Questo è quanto emerge dalla più recente ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

Dalla televisione tradizionale a un ecosistema digitale

Negli ultimi anni la televisione ha subito una trasformazione profonda, evolvendosi da un mezzo lineare a un sistema digitale interconnesso. Secondo l’analisi del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti pubblicitari in video hanno superato i 6,6 miliardi di euro, con un aumento di un punto percentuale rispetto al 2024.

Tuttavia, non tutta la pubblicità video è veicolata all’interno di contenuti video veri e propri: esistono formati come il video outstream che non sono inseriti in programmi video classici. Considerando solo la pubblicità veicolata in contenuti video, il mercato vale circa 5 miliardi di euro, pari al 43% del totale pubblicitario, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. La televisione tradizionale e l’HbbTV costituiscono il 78% di questo valore, mentre le piattaforme video online come AVOD e FAST Channel rappresentano il 21,5%.

Il boom di connected TV e TV 2.0

Il dispositivo televisivo rimane centrale negli investimenti pubblicitari, con un peso del 39% sul totale, equivalente a 4,6 miliardi di euro (+5%). In particolare, la TV 2.0 — che comprende l’Addressable TV, le app sulle smart TV e gli spazi pubblicitari integrati nei menu dei dispositivi — contribuisce per il 15% del totale pubblicitario TV, raggiungendo 702 milioni di euro e segnando una crescita del 22% rispetto al 2024.

Cosa frena lo sviluppo?

Nonostante i trend positivi, ci sono ancora diverse criticità nella gestione delle campagne video. I brand evidenziano una scarsa chiarezza nei ruoli e nelle responsabilità all’interno della filiera pubblicitaria, che ostacola lo sviluppo di strategie integrate tra TV tradizionale e digitale. L’organizzazione frammentata e la convivenza di culture media diverse (online/offline) generano processi disomogenei. Inoltre, molti budget destinati alla TV lineare vengono usati per finanziare iniziative di TV 2.0 senza un modello di gestione coordinato.

L’adozione del programmatic advertising stenta a decollare a causa di una offerta limitata, complessità operative e problemi di trasparenza.

La misurazione è ancora una questione aperta 

La misurazione delle campagne video risente dell’eterogeneità delle fonti dati e della mancanza di metriche condivise tra canali. Strumenti avanzati come il Marketing Mix Model vengono sempre più impiegati per valutare l’impatto a breve termine, ma l’effetto a medio-lungo termine della TV 2.0 necessita di ulteriori approfondimenti.

Nicola Spiller, direttore dell’Osservatorio, sottolinea come l’integrazione tra TV tradizionale e digitale sia ancora limitata, con molte aziende che usano i video digitali principalmente per estendere la copertura, piuttosto che per una strategia realmente unificata.

Giovani italiani e lavoro dei sogni: medico e insegnante sì, influencer ni

Influencer? No grazie. Il tempo delle star dei social sembra volgere al termine, almeno nei sogni dei giovani italiani. A rivelarlo è un’indagine condotta da Spot and Web, rivista specializzata in pubblicità e marketing, che ha coinvolto un campione di 650 ragazzi tra i 19 e i 28 anni.

Il risultato? Meno selfie, più camici bianchi e codici binari: il medico è oggi il lavoro più ambito, seguito da insegnante ed esperto di sicurezza informatica. Insomma, i lavori utili e concreti piacciono di più che quelli sui social.

Camici e cattedre battono follower e filtri

In cima alle aspirazioni dei giovani c’è la professione medica, scelta dal 19% degli intervistati. Il fascino del camice bianco sembra rafforzato anche dalle recenti riforme sull’accesso semplificato alla facoltà di Medicina, che hanno abbattuto lo storico numero chiuso.

Al secondo posto si piazza il mestiere di insegnante con il 17% delle preferenze. Nonostante le difficoltà legate a stipendi bassi e alla complessità del sistema scolastico italiano, la scuola continua ad attrarre per la promessa di stabilità e impiego pubblico.

Cybersecurity, un settore in piena ascesa

Sorprende e convince la terza posizione occupata dal cybersecurity specialist, indicato dal 15% dei giovani. Una scelta tutt’altro che casuale: secondo uno studio condotto da Aipsa e The European House – Ambrosetti, un’azienda italiana su quattro è alla ricerca di professionisti in sicurezza digitale. Gli attacchi informatici sono ormai all’ordine del giorno e la figura dello specialista IT è sempre più centrale.

Matteo Adjimi, presidente di Argo, azienda specializzata in intelligence e sicurezza, conferma: “La sicurezza informatica è una priorità nazionale. Sempre più ragazzi la vedono come un’opportunità concreta, anche per via di stipendi iniziali che superano i 40.000 euro annui.”

Influencer in calo, IA e turismo in salita

Gli influencer si fermano al quarto posto (13%), seguiti dai professionisti dell’Intelligenza Artificiale (11%), i cosiddetti AI engineer, figure emergenti capaci di guadagnare fino a 6.000 euro al mese.

Nelle posizioni successive troviamo: consulenti di viaggio (8%), tecnici di impianti fotovoltaici (7%), gestori retail (4%), esperti in marketing e comunicazione (2%) e, infine, gli autisti di mezzi pubblici (1%).

La nuova generazione desidera concretezza

Il mito del successo facile sembra lasciare spazio a scelte più pragmatiche e connesse alla realtà. I giovani italiani cercano stabilità, impatto sociale e opportunità concrete. E, almeno per ora, il posto fisso e la sicurezza digitale valgono più di un milione di follower.

Giovani e lavoro: cresce l’occupazione, ma calano le imprese under 35

Il panorama del lavoro in Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento, in particolare per le nuove generazioni. Sebbene aumentino i giovani occupati con un impiego dipendente, si registra un calo significativo nel numero di imprese fondate da under 35.

A lanciare l’allarme è Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, intervenuto durante un evento promosso con Almalaurea dedicato a orientamento, imprenditorialità e occupazione.

Una generazione che si “perde” anno dopo anno

Dal 2011 al 2024, la fascia d’età tra i 18 e i 34 anni ha perso circa un milione di individui. Una riduzione demografica che ha avuto effetti diretti sul mondo dell’impresa: il numero di aziende gestite da giovani è calato del 31% in poco più di un decennio.

Anche le nuove iscrizioni di imprese fondate da under 35 sono in netto calo: si è passati dal 34,6% del totale nel 2011 al 27,8% nel 2024.

Più lavoro dipendente 

In parallelo, però, aumenta il numero di giovani che trovano un impiego alle dipendenze. Tra il 2015 e il 2024, i lavoratori dipendenti tra i 15 e i 34 anni sono cresciuti di circa 640mila unità, in gran parte con contratti a tempo pieno. Questo potrebbe indicare una preferenza per percorsi professionali più stabili rispetto alla sfida, spesso rischiosa, dell’imprenditoria.

Fare impresa è ancora troppo difficile

Secondo i dati raccolti da Unioncamere, quasi l’80% dei giovani imprenditori incontra difficoltà nell’avvio della propria attività. Oltre la metà segnala ostacoli legati alla burocrazia e alle complesse procedure amministrative.

Per superare queste barriere servono strumenti concreti e politiche efficaci in grado di rendere più accessibile il mondo dell’impresa ai giovani.

Il Servizio Nuove Imprese di Unioncamere

Proprio per rispondere a questa esigenza, Unioncamere ha creato il Servizio Nuove Imprese (SNI), una piattaforma digitale pensata per supportare aspiranti e neoimprenditori. Il servizio offre risorse pratiche, informazioni e assistenza per facilitare l’ingresso nel mondo imprenditoriale.

Il lato positivo: boom di start-up innovative

Anche se le imprese giovanili segnano un calo nel loro complesso, qualche spiraglio positivo esiste. C’è infatti un settore che continua a crescere: quello delle start-up innovative. Tra il 2016 e il 2024, queste realtà sono più che raddoppiate, passando da meno di 6.000 a oltre 12.000 (+111,6%).

Un dato che mostra come, laddove ci siano competenze digitali e visione imprenditoriale, i giovani riescano ancora a fare la differenza.

AI: Meta inizia l’addestramento in Europa sui contenuti pubblici degli utenti

Dopo avere lanciato Meta AI in Europa lo scorso mese, ora Meta annuncia l’addestramento dei suoi modelli di AI sulla base delle interazioni che le persone hanno con l’AI di Meta e sui contenuti pubblici condivisi, ovvero, post e commenti sulle sue piattaforme.

Secondo la Società, l’addestramento “consentirà di supportare meglio milioni di persone e aziende nell’UE, insegnando all’AI di Meta a comprendere e riflettere più accuratamente le culture, le lingue e la storia europee”.
Le persone residenti nell’Unione Europea che utilizzano le piattaforme di Meta stanno iniziando a ricevere notifiche sulle app e via email che spiegano la tipologia di dati che Meta ha in tenzione di utilizzare, e in che modo “questo migliorerà l’AI di Meta e l’esperienza complessiva degli utenti”.

Messaggi privati e dati dei minorenni non verranno utilizzati

Le notifiche includeranno anche un link a un modulo da compilare per opporsi in qualsiasi momento all’utilizzo dei propri dati.

“Abbiamo reso questo modulo facile da trovare, leggere e compilare, e rispetteremo tutte le richieste già ricevute di non utilizzare i dati, così come quelle che verranno inviate in futuro – assicura l’azienda -. Come già sottolineato in precedenza, non utilizziamo i messaggi privati scambiati con amici e familiari per addestrare i nostri modelli di AI generativa. Inoltre, i dati pubblici provenienti da account appartenenti a persone nell’UE di età inferiore a 18 anni non verranno utilizzati a fini di addestramento”.

Semaforo verde dalla UE

Già un anno fa Meta aveva posticipato l’addestramento dei suoi modelli linguistici di grandi dimensioni utilizzando contenuti pubblici, in attesa che i regolatori chiarissero i requisiti legali.

Oggi Meta dichiara di accogliere con favore “il parere fornito dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) a dicembre, che ha confermato come il nostro approccio iniziale fosse conforme ai nostri obblighi legali. Da allora, abbiamo collaborato in modo costruttivo con la Commissione irlandese per la protezione dei dati (IDPC) e non vediamo l’ora di continuare a portare tutti i benefici dell’AI generativa alle persone in Europa”, riferisce Askanews.

“Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende”

“È importante sottolineare che il tipo di addestramento dell’AI che stiamo svolgendo non è un’esclusiva di Meta né sarà unico per l’Europa – aggiunge l’azienda, come riporta Ansa -. È così che abbiamo addestrato i nostri modelli di AI generativa per le altre regioni del mondo, fin dal lancio. Stiamo seguendo l’esempio di altre aziende, tra cui Google e OpenAI che hanno già utilizzato dati degli utenti europei per addestrare i propri modelli di AI. È fondamentale che i nostri modelli di AI generativa – sottolinea Meta – vengano addestrati su una varietà di dati che permettano di comprendere le incredibili e variegate sfumature e complessità che caratterizzano le comunità europee. Un aspetto particolarmente importante in un momento in cui i modelli di AI stanno diventando sempre più avanzati con funzionalità multimodali che comprendono testo, voce, video e immagini”. 

Franchising: aggiunge 41 miliardi di valore all’economia nazionale

Lo evidenzia Assofranchising: ogni euro investito dal comparto del franchising genera quasi 3 euro per l’intera economia nazionale, con un impatto complessivo sul valore della produzione stimato complessivamente in circa 94 miliardi di euro.
Secondo il Rapporto 2024 di Assofranchising condotto da Nomisma il comparto ha raggiunto un fatturato di quasi 34 miliardi di euro, con una crescita del +9,9% rispetto all’anno precedente e un totale di forza lavoro impiegata pari a 287.767 addetti.

Ma qual è l’effetto moltiplicatore del giro d’affari dei punti vendita del comparto sull’economia nazionale? 
Il comparto del franchising nel 2023 ha generato un impatto in termini di valore aggiunto pari a 41 miliardi di euro. Di questi, 24,2 miliardi di euro sono attribuibili all’attivazione diretta, 4,8 miliardi a quella indiretta e 12,1 miliardi di euro all’indotto.

Ogni euro investito ne genera 2,8

L’impatto complessivo del franchising stimato da Nomisma è pari al 2,1% del valore aggiunto generato dal totale dell’economia nazionale.
Considerando il valore della produzione l’impatto stimato è pari complessivamente a 94 miliardi di euro, con un moltiplicatore finale pari a 2,8. In pratica, per ogni euro investito dal comparto del franchising si generano complessivamente 2,8 euro nell’intera economia nazionale.

In ambito occupazionale, l’impatto complessivo è invece pari a 732.907 occupati, con un moltiplicatore finale pari a 2,5, ovvero, ogni posto di lavoro attivato dal comparto del franchising contribuisce all’occupazione di 2,5 lavoratori nell’intero sistema Paese. I redditi da lavoro dipendente complessivamente generati sono pari a 15,9 miliardi di euro.

“Un’opportunità concreta di ricollocamento”

“Il franchising si mostra come un comparto particolarmente interessante se visto come opportunità di rilancio professionale – spiega Alberto Cogliati, Presidente di Assofranchising -. Per un’associazione di categoria come la nostra è importante avere rapporti sempre più stretti con le società di outplacement, perché possiamo diventare un’opportunità concreta di ricollocamento per tanti lavoratori e lavoratrici”.

Ma l’impatto attivato dal franchising non riguardano il solo settore del commercio. Sono infatti molteplici i comparti che attivano produzione, come le industrie del comparto tessile e abbigliamento per il 10,2% e attività immobiliari per il 7,7%, valore aggiunto (servizi immobiliari per il 15,2% e di alloggio-ristorazione per il 7,9%) e occupazione (alloggio-ristorazione 10,4% e tessile-abbigliamento 7,5%).

Un motore strategico per l’1,8% del PIL

“Il franchising si conferma un motore strategico per l’economia italiana, con un giro d’affari che complessivamente rappresenta l’1,8% del nostro PIL e con importanti riverberi sia diretti sia a livello di indotto – aggiunge Roberta Gabrielli, Head of Marketing, Business Processes e Communication di Nomisma -. Nel nostro Paese operano 929 insegne, con quasi 66.000 punti vendita affiliati in cui sono occupati 287.767 addetti. Per quanto riguarda la produzione, il commercio al dettaglio rappresenta il comparto più rilevante, seguito da tessile-abbigliamento e dalle attività immobiliari. Sul fronte degli occupati, invece, il commercio al dettaglio è seguito dai servizi di alloggio e ristorazione e dal tessile-abbigliamento”.

Bollette: solo il 26% degli italiani è informato del passaggio al mercato libero

Secondo i risultati di una ricerca condotta da Trustpilot, piattaforma globale di recensioni dei consumatori, la maggioranza degli italiani, l’87%, è consapevole dei cambiamenti normativi dovuti al passaggio al mercato libero dell’energia. Ma appena il 26% dichiara di essersi informato meglio, e di avere effettivamente cambiato fornitore.

In pratica, solo il 26% dei cittadini del Bel Paese si è informato sul mercato libero dell’energia e ha cambiato fornitore. La maggior parte dei consumatori, il 45%, per ora si è limitato a raccogliere maggiori informazioni, ma ha deciso comunque di mantenere il proprio operatore.

Il fattore determinante per cambiare fornitore è sempre il prezzo più basso

L’analisi di Trustpilot ha messo in luce che per il 71% degli intervistati quando si tratta di scegliere un fornitore di energia il fattore determinante è il prezzo competitivo.
Al fattore risparmio, seguono l’affidabilità del servizio (42%) e la qualità del customer care (20%). E a proposito di prezzi, il 74% degli intervistati li confronta nel tempo.

Più di 1 italiano su 2, invece, legge le recensioni per scegliere un nuovo fornitore. Tra gli intervistati che hanno cambiato fornitore di elettricità, gas e servizi negli ultimi 12 mesi, infatti, il 49% afferma che le recensioni lette online hanno influenzato la loro decisione.

Recensioni: uno strumento fondamentale per rafforzare fiducia e trasparenza

“Le recensioni online rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la trasparenza e la fiducia tra consumatori e aziende – ha commentato Nicoletta Besio, Country General Manager Italy di Trustpilot -. Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma aperta e indipendente, dove gli utenti possano condividere le proprie esperienze e aiutare gli altri a compiere scelte informate”.

“Verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte”

“In un mercato energetico sempre più competitivo – ha aggiunto Nicoletta Besio -, la fiducia è la chiave per costruire relazioni durature e di valore, e le recensioni sono sicuramente una risorsa preziosa per verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”, riporta Askanews.

Trustpilot è una piattaforma di recensioni aperta a tutti nata nel 2007. La sua missione è consentire alle persone di acquistare con sicurezza e aiutare le aziende a offrire esperienze memorabili.
“La nostra visione è quella di diventare un simbolo universale di fiducia – spiega Adrian Blair, ceo di Trustpilot -.Vogliamo che i consumatori possano prendere decisioni d’acquisto sicure e informate, e che le aziende possano dare prova della qualità dei loro servizi e raccogliere informazioni utili a migliorare il proprio business”.

Amici e salute: perché le relazioni sociali allungano la vita?

Chi ha poche relazioni sociali si ammala di più e ha più probabilità di andare incontro a una morte prematura. Al contrario, avere tanti amici allunga la vita. Poter contare su un’ampia rete di affetti, familiari e non, riduce il rischio di cardiopatie, ictus, diabete e rafforza il sistema immunitario che protegge dalle infezioni.

Uno studio anglo-cinese pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’ conferma l’effetto-scudo dell’amicizia sulle malattie, e spiega da cosa dipende. Il segreto sta in un set proteico che contraddistingue le persone isolate.
Se la loro salute è peggiore è proprio per colpa di queste ’proteine della solitudine’ collegate, ad esempio, allo stress, al colesterolo alto, alla resistenza insulinica, all’aterosclerosi e allo sviluppo di tumori.

Le 26 proteine della solitudine

Calcolando i punteggi di isolamento sociale (vivere da soli, avere pochi contatti con gli altri e un basso coinvolgimento in attività di gruppo) e di solitudine (sentirsi soli), gli studiosi hanno potuto individuare le proteine presenti a livelli maggiori nelle persone socialmente isolate o sole, e capire in che modo sono correlate a una salute più scadente.

Al netto di fattori quali età, sesso e background socioeconomico, sono state identificate 175 proteine associate all’isolamento sociale e 26 legate alla solitudine, con una sovrapposizione dell’85%.
Molte di queste proteine vengono prodotte in risposta a infiammazioni, infezioni virali e come reazione immunitaria, oltre a essere correlate a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e morte precoce. Gli scienziati hanno anche trovato 5 proteine specifiche per la solitudine.

Il rapporto tra ormoni, stress e aree del cervello

Una delle proteine della solitudine è l’Adm, che svolge un ruolo nella risposta allo stress e nella regolazione di ormoni dello stress e ormoni sociali (come l’ossitocina, il cosiddetto ‘ormone dell’amore’, antistress e alleato del buonumore).
Gli scienziati hanno rilevato una forte associazione tra l’Adm e il volume dell’insula, centro cerebrale che presiede alla capacità di percepire cosa sta accadendo all’interno del nostro corpo: maggiori i livelli di Adm, minore il volume di quest’area.

Concentrazioni più alte di Adm sono state collegate anche a un volume inferiore del caudato sinistro, regione coinvolta nei processi emotivi, di ricompensa e sociali. 
Infine, livelli maggiori di Adm sono stati associati a un rischio più alto di morte precoce.

OMS: l’isolamento sociale è un problema di salute pubblica

Un’altra proteina della solitudine, l’Asgr1, è correlata al colesterolo alto e un maggior rischio di malattie cardiovascolari. Altre ancora svolgono un ruolo nello sviluppo della resistenza insulinica, anticamera del diabete, nell’incrostazione delle arterie, alla base dell’aterosclerosi, e nella progressione del cancro.

“Sempre più persone di tutte le età riferiscono di sentirsi sole – commenta Barbara Sahakian, Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Cambridge, come riporta Adnkronos -. Ecco perché l’Organizzazione mondiale della Sanità ha descritto l’isolamento sociale e la solitudine come un problema di salute pubblica globale. Dobbiamo trovare modi per affrontare questo problema crescente e mantenere le persone connesse per aiutarle a rimanere in salute”.

Black Friday 2024: la spesa (online) prevista è di oltre 2 miliardi di euro

Anche per il Black Friday 2024 le categorie merceologiche più interessate si confermano Abbigliamento, Beauty, Enogastronomia, Giocattoli, Informatica ed Elettronica, oltre a esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.
L’Elettronica, però, tradizionalmente una delle categorie più performanti, oggi registra un deciso calo delle vendite (-14%) in favore di acquisti in altre categorie di prodotti o servizi.

Ma quanto spenderanno quest’anno gli italiani? Risponde l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm, della School of Management del Politecnico di Milano: nella settimana che comprende il Black Friday e il Cyber Monday la spesa online stimata ammonta a più di 2 miliardi di euro (+9% rispetto al 2023). E gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 10 volte il fatturato di un giorno medio, il doppio rispetto al 2023.

Gli e-shopper risparmiano anche il 30%

Le iniziative di sconto più comuni si suddividono equamente tra sconti applicati all’intero catalogo e sconti riservati a una selezione di prodotti. Non mancano promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico, come le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli. Ma alcuni merchant scelgono di arricchire le proprie offerte con ulteriori vantaggi, come l’inserimento di omaggi, l’abbassamento della soglia minima del carrello per beneficiare della spedizione gratuita, o la creazione di bundle di prodotti da acquistare insieme.

“La maggior parte dei merchant manterrà una politica di sconti in linea con quella dell’anno passato – spiega Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -: su determinati prodotti i risparmi per il consumatore potranno superare anche il 30%. Per quanto riguarda le abitudini di acquisto, ci aspettiamo che quasi la totalità degli e-shopper acquisti online, beneficiando di un risparmio medio di circa 20 euro ogni 100 spesi”.

Un traffico di 38 milioni di pacchi

“Il picco di vendite derivante dal Black Friday non è più limitato a una sola giornata, ma si è esteso a 10 giorni, dove il venerdì e la domenica precedenti al Black Friday e il Cyber Monday sono addirittura le giornate con il più alto numero di acquirenti e volume di spesa -aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È in questa finestra temporale che gli italiani concentreranno i loro acquisti online più significativi, rimasti quasi come ‘congelati’ in vista del Natale. Stimiamo che i pacchi in circolazione nei prossimi giorni saranno circa 38 milioni, oltre il +13% rispetto allo scorso anno”.

I merchant adeguano le infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider

Negli ultimi anni, i merchant hanno riconosciuto l’importanza di potenziare le proprie attività di back-end per affrontare le sfide del periodo promozionale.
Gli interventi più comuni includono un rafforzamento delle operazioni di preparazione ed evasione degli ordini, nonché un incremento delle attività dedicate al customer care. Inoltre, molti merchant evidenziano la necessità di adeguare le proprie infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider, per garantire che le piattaforme e-commerce siano in grado di gestire efficacemente i picchi di traffico.

Miglioramenti che oltre a ottimizzare l’esperienza del cliente, contribuiscono a garantire un processo di vendita più fluido e senza frizioni.

Famiglie, mamme e relazione con i brand: come acquistano gli italiani della GenZ e i Millennials?

Le famiglie di Millennials e GenZ mostrano un legame sempre più diretto con i brand, influenzate dai canali digitali e dai social media che rappresentano per loro un vero e proprio punto di riferimento. Quando si tratta di scegliere prodotti per la casa o per i propri figli, i genitori delle nuove generazioni si affidano moltissimo ai consigli online, alle esperienze di altre famiglie e ai pareri di specialisti.

Per il 91% delle mamme, i suggerimenti delle altre mamme sono fondamentali, così come il parere degli esperti (87%). Il web rappresenta un amplificatore importante di queste informazioni: il 90% delle mamme cerca online recensioni sui prodotti.

L’evoluzione dei ruoli di mamma e papà

Nonostante il progresso sociale, la divisione dei ruoli familiari resta ancora molto tradizionale. La maggior parte delle mamme (70%) si considera la principale responsabile della cura dei figli, mentre i papà tendono a percepire una maggiore corresponsabilità, con il 57% che ritiene il ruolo condiviso.

Questa differenza di percezione si riflette anche nel livello di supporto percepito: solo il 26% delle mamme si sente molto supportata dal partner, rispetto al 44% dei papà.

I social media come fonte di informazione e ispirazione

Per queste nuove famiglie, i social media non sono solo intrattenimento, ma una fonte preziosa di consigli e supporto. Instagram è la piattaforma preferita dalle mamme Millennial e GenZ, seguita da TikTok per le più giovani, mentre i papà prediligono YouTube. Due terzi delle mamme seguono almeno un influencer legato alla genitorialità, apprezzando i contenuti condivisi da figure competenti o da altre mamme che raccontano le loro esperienze.

Le principali motivazioni sono la possibilità di scoprire informazioni utili e di qualità (75%) e di accedere a contenuti coinvolgenti.

Quali saranno le esigenze delle famiglie in futuro?

In prospettiva, circa una mamma su quattro vorrebbe avere un altro figlio nei prossimi cinque anni, a fronte del 18% dei papà. Entrambi i genitori concordano su tre condizioni fondamentali per questa scelta: maggiore stabilità economica, servizi per l’infanzia più efficienti e una flessibilità lavorativa adeguata.

Salute e benessere: gli influencer sono affidabili?

La salute dei figli è un tema centrale per le mamme, che seguono con interesse figure professionali sui social, come medici e specialisti (71%). Quasi la metà delle mamme è disposta a seguire consigli di salute ricevuti online, a patto che siano autorevoli. Questo dimostra una crescente fiducia nei contenuti social, che stanno diventando una risorsa affidabile per la salute e il benessere familiare.